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Roma, intervista a 360 gradi al mister dei 2001 Valerio D'Andrea

L'allenatore dei classe 2001 parla in esclusiva su più fronti: dall'esperienza personale al gruppo, dai Tornei al campionato, dagli obiettivi al lavoro quotidiano



La Roma classe 2001 è una vera e propria corazzata, capace solo di vincere in campionato, dove comanda con 9 punti di vantaggio (ed una partita in meno), e di trionfare in manifestazioni importanti come il Torneo Serilli ed il Memorial Halima Haider: dietro questo squadrone c’è la mano di mister Valerio D’Andrea.

Mister D’Andrea partiamo dai suoi inizi, come nasce la passione di allenare? Dove l’ha fatto nei primi anni della sua carriera?
“Ho iniziato ad allenare perché da giocatore ho subito un infortunio al ginocchio, e durante la riabilitazione ho cominciato a collaborare con il mio allenatore. In quel momento ho notato che mi piaceva più allenare che giocare, quindi mi ci sono dedicato a tempo pieno. Sono stati i quattro anni al Savio ed i due alla Nuova Tor Tre Teste a formarmi di più, avvicinandomi di fatto alla Roma”.

Un momento rilevante del suo percorso
“In quegli anni sono arrivate le mie prime vittorie importanti, il Titolo Regionale Allievi con il Savio e quello Giovanissimi con la Tor Tre Teste. Ho avuto la fortuna di confrontarmi con tecnici e dirigenti di alto livello, che mi hanno aiutato a cresere sotto tutti i punti di vista”.

Valerio D'Andrea ©photosportiva.itQuando è arrivata la chiamata della Roma cosa ha pensato?
“Quasi non ci credevo, la Roma è sempre stata un sogno per me, quindi ho provato un mix di emozioni, tra cui ovviamente gioia e soddisfazione. La chiamata è arrivata quando meno me l’aspettavo, ero a Chianciano a fare le Finali Nazionali con la Tor Tre Teste, e quando ho saputo di dover andare a Trigoria a parlare con Bruno Conti, che da tifoso giallorosso ho sempre visto come un mito, non mi sembrava vero: sto vivendo da allenatore quel sogno che coltivavo da calciatore”.

Si è sentito più emozionato o più sotto pressione?
“Nessuna paura o pressione, la mia grande fortuna è che alla Roma ti lasciano lavorare con grande tranquillità e serenità, non vedendo il risultato come primo obiettivo”.

Venendo a parlare della sua squadra, le sue impressioni sul collettivo?
“E’ il secondo anno che lavoro con questo gruppo: quando sono arrivato, le prime volte che ho visto i ragazzi, ho capito immediatamente che era la squadra che sognavo, con la qualità nel dna. I ragazzi mi hanno accolto benissimo ed aiutato da subito. Non avevo dubbi sullo spessore della squadra, e l’impatto è stato più che positivo”.

Dal pre-campionato sono arrivate già indicazioni di un certo tipo, con la vittoria nel Torneo Serilli e l’ottima esperienza nel Memorial Nardoni
“Noi avevamo già chiuso bene l’anno passato con due Tornei nella seconda parte di stagione, il Niccolò Galli ed il Renzo Brizzi, magari avevamo raccolto meno rispetto a quello che meritavamo. Quest’anno, al Nardoni abbiamo fatto bene, perdendo poi con il Barcellona, una formazione di una qualità altissima, ma la squadra mi era piaciuta. Al Serilli abbiamo disputato una semifinale con l’Urbetevere ed una finale con la Lazio mostruose: era il mio primo derby, non potevo chiedere di meglio, anche perché siamo passati subito in svantaggio, ma i ragazzi hanno reagito alla grande, raggiungendo la vittoria senza cambiare atteggiamento e mantenendo la nostra filosofia di gioco”.

A seguire è iniziato il campionato, nell’arco del quale state mantenendo un ritmo spaventoso, solo vittorie per questa Roma. C’è stato un momento in cui avete capito di essere un gradino sopra le altre compagini?
“In campionato stiamo facendo molto bene e sono contento. La cosa di cui sono più soddisfatto è che stanno giocando tutti: ho una rosa ampia, 32 giocatori, e chiunque scende in campo da il massimo, quindi anche cambiando gli interpreti il risultato non cambia. E’ normale che, essendo la Roma, le aspettative sono alte e sappiamo di essere favoriti, però non è facile vincere tutte le partite. Inoltre siamo passati dal giocare contro squadre professioniste nel pre-campionato all’affrontare squadre dilettanti in campionato, quindi i ragazzi sono stati bravi ad adattarsi, mantenendo sempre lo stesso approccio, la stessa intensità o concentrazione per ogni gara”.

Giallorossi in esultanzaE’ l’aspetto psicologico che vi ha fatto fare il salto di qualità?
“Certamente. 13 vittorie sono una cosa positiva, in campionato abbiamo un grande vantaggio, ma quello che mi piace di più è la mentalità del gruppo: i ragazzi vogliono sempre superarsi”.

Pensate di terminare la stagione imbattuti e sempre vincenti?
“Farebbe piacere a tutti (sorride, ndr), però la cosa bella della Roma è che nessuno mette mai pressione o è ossessionato dal vincere: la cosa più importante è la crescita dei ragazzi ed il mio primo obiettivo è formare più giocatori possibile per i Giovanissimi Nazionali. Servono entrambi i fattori, crescita e vittoria, che sono l'una la conseguenza dell’altra”.

Riguardo alla seconda parte di stagione, anche in ottica Fasi Finali, state monitorando qualche squadra in particolare?
“Ho visto poco del Girone A, è difficile giocando comunque quasi sempre in contemporanea il sabato. Abbiamo incontrato Lazio ed Urbetevere nel pre-campionato, conosco la Tor Tre Teste del mio amico Alfonsi, ma sono tutte buone squadre, che si stanno giocando il campionato punto a punto. Il livello è alto in generale, non guardiamo a chi ci capiterà, una formazione vale l’altra”.

Passando all’analisi dei singoli giocatori della sua rosa, c’è qualche elemento già pronto al salto? Qualcuno che mister Muzzi possa già aggregare al gruppo dei Giovanissimi Nazionali?
“Non voglio parlare dei singoli, è una squadra di qualità, dove il singolo di talento si mette sempre a disposizione del gruppo. Con mister Roberto Muzzi c’è collaborazione ed intesa, e se un giocatore viene convocato con il gruppo dei Nazionali classe 2000, come già avvenuto, allora vuol dire che stiamo lavorando bene”.

Roma vittoriosa al Memorial Halima Haider ©photosportiva.itQualità, mentalità e talento che hanno portato al trionfo nel Memorial Halima Haider
“E’ stata una manifestazione magnifica, con moltissime squadre blasonate come Inter, Milan, Lazio, Juventus e Paris Saint-Germain. Tra i ragazzi c’era grande aspettativa per questo Torneo, ne parlavano molto, e sono orgoglioso di come è nato questo successo: è stato un Torneo in crescendo, condito da prestazioni di alto livello, nelle quali la squadra non ha mai cambiato atteggiamento e ha dimostrato grande personalità”.

Una dimostrazione di forza non indifferente
“Abbiamo ottenuto quello che volevamo, la vittoria, e questo è merito del gruppo, al quale rinnovo i complimenti. Sono fiero di guidare questi ragazzi, che si allenano sempre con dedizione, educazione e costanza: mi hanno regalato la gioia più grande da quando sono allenatore. Mi preme ripetere un cosa: siamo in tanti, 32 giocatori, e la vittoria è di tutti: è grazie all’impegno e alla coesione di tutti e 32 i ragazzi che siamo arrivati a questo livello”.

Qual è il prossimo passo adesso?
“Dopo la stupenda esperienza del Memorial Halima Haider sarà difficile tornare sulla Terra e rituffarsi nel campionato. I ragazzi dovranno capire che il Torneo, la vittoria del quale ci inorgoglisce e ci da entusiasmo, è comunque passato, e adesso si riapre il precedente capitolo: vogliamo chiudere bene la stagione e ripetere quanto di buono fatto nel girone d’andata”.

Quanta cura e dedizione ci sono nel lavoro quotidiano da parte sua e del suo staff per ottenere un tale livello?
“Ho la fortuna di avere al mio fianco un grande staff, composto da Massimiliano Darretta (allenatore in seconda), Maurizio Lauri (dirigente), Fabrizio Bastianoni (preparatore atletico), Giancarlo Leonardi (preparatore dei portieri), Emilio Mazzitiello (fisioterapista), Daniele Passeretti (dottore): è anche grazie a loro che stiamo ottenendo tutti questi grandi risultati. Io ed il mio staff abbiamo le stesse idee e marciamo nella stessa direzione, e per motivare i ragazzi cerchiamo sempre di superare i nostri limiti: servono impegno, sacrificio e mentalità vincente”.

Qual è il fattore che fa la differenza?
“Dico sempre ai miei ragazzi che quello che fa la differenza non è la volontà di vincere la singola partita, quella ce l’hanno tutti dato che nessuno scende in campo per perdere, bensì la volontà di prepararsi per vincere sempre. E’ fondamentale il come si arriva ad una gara, la partita più importante è sempre quella che viene dopo, noi ragioniamo partita dopo partita ed alla fine i risultati premiano il lavoro quotidiano”.

Riscaldamento pre-gara dei lupacchiotti a TrigoriaLa prova del peso, oltre a quello tecnico-tattico, dell’aspetto mentale, forse il più importante per un ragazzo che gioca in una squadra professionista
“E’ molto importante il rapporto con i  giocatori: ci devono essere motivazione, obiettivi chiari e condivisi, senso d’appartenenza. Ma è anche importante che un ragazzo giochi tranquillo e senza pressione, restando coi piedi per terra, ed è quello che avviene alla Roma”.

Dati gli incredibili risultati già ottenuti, in campionato ed in altre manifestazioni, che margini di miglioramento può avere questo straordinario gruppo?
“Voglio che i miei ragazzi non si accontentino mai e cerchino ogni giorno di superare i propri limiti. Quello che noi vogliamo è una squadra che domini la partita, che non rinunci mai al gioco propositivo. C’è sempre qualche difetto da curare, ma questo collettivo ha delle potenzialità enormi”.

Questa Roma punta al Titolo?
“Lavorando settimana dopo settimana, vogliamo mantenere questo ritmo ed arrivare a Maggio confermandoci come i numeri 1”.

Infine, ringraziandola per la disponibilità, quali obiettivi si pone lei?
“Il mio obiettivo è quello di far maturare il più possibile i miei giocatori, dando spazio a tutti per prepararli al meglio al campionato dei Giovanissimi Nazionali che affronteranno l’anno prossimo. Sono l’allenatore della Roma, ne sono fiero e spero di continuare a lungo con questi colori”.