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Categorie: Dilettanti - Promozione

Ronciglione United, mister Oliva: "Non ho mai pensato alle dimissioni"

Il tecnico fa il punto sul campionato: "Siamo in crescita, vietato sbagliare". Sull'aggressione a Baiocco: "Servono leggi severe"



Sergio Oliva foto © calciodellatusciaAll'indomani della sconfitta in Coppa per 1-2 sul campo della Valle del Tevere, che non compromette definitivamente il cammino del Ronciglione United nella competizione, Sergio Oliva fa il punto della situazione in una lunga intervista concessa a Gazzetta Regionale. L'allenatore biancorosso ha risposto alle nostre domande, toccando anche temi extra -calcistici, come il rapporto con i tifosi e la piaga della violenza nello sport.

Mister, partiamo dalla gara di ieri. Una sconfitta che, contro quel tipo di avversario, tutto sommato ci può stare. Inoltre, il gol di Narcisi lascia il discorso qualificazione aperto. Che partita è stata? 

E' stata una partita in cui potevamo sicuramente fare meglio, anche vincere. Abbiamo commesso due grossi errori sui gol subiti e la Valle del Tevere, che è una grande squadra, ci ha puniti. Considerando tutte le assenze che avevamo, diciamo che va bene così. Ci giocheremo il passaggio del turno al ritorno. 

Ronciglione e Valle del Tevere sono due squadre che ai nastri di partenza avevano ambizioni da vertice, ma che dopo 2 mesi di campionato sono entrambe in difficoltà, nei rispettivi gironi. Quali analogie ci sono tra loro e voi?

Secondo me c'è una differenza sostanziale: noi siamo falcidiati dagli infortuni dall'inizio del campionato, loro no. Inoltre, la mia società ha messo su una squadra di ottimo livello senza fare follie, economicamente parlando.

Vista la situazione in classifica della sua squadra, con i primi posti attualmente non proprio vicinissimi, può la Coppa Italia diventare un obiettivo importante di questa stagione? Chiederà il massimo ai suoi giocatori nella gara di ritorno? 

La Coppa è uno dei nostri obiettivi, ma sia ben chiaro che non abbiamo perso le speranze di risalire la classifica in campionato. Dopo un inizio più complicato del previsto, la strada è quella giusta. Pensiamo a fare più punti possibili partita dopo partita. Se alla fine gli altri saranno stati più bravi di noi, ne prenderemo atto.

Veniamo al campionato. Nelle ultime uscite avete collezionato 2 pareggi e 2 vittorie, una striscia di 4 risultati utili consecutivi: il peggio è passato? 

No, il peggio non è ancora passato. Abbiano iniziato a raccogliere qualcosa, è vero, ma d'ora in poi siamo costretti a non sbagliare più. Al nostro prossimo passo falso, il distacco con le squadre che stiamo inseguendo aumenterebbe. Questo non deve succedere.

Questa serie di risultati positivi coincide con il ritorno in campo di Andrea Pacenza. Quanto vi è mancato?

Tantissimo. Non è una coincidenza che le cose vadano meglio da quando lo abbiamo recuperato. Pacenza è un giocatore di categoria, in grado di far reparto da solo e di trasmettere ai compagni tutta la sua voglia e la sua esperienza. Un punto di riferimento importante per tutto il gruppo, anche a livello psicologico: con lui in campo, gli altri si sentono più tranquilli. E anche io.

Pacenza è recuperato, ma altri sono ancora ai box. E il gap con le big del girone è ancora notevole. Se a dicembre le cose non dovessero cambiare, chiederà alla dirigenza un intervento sul mercato? 

Vedremo. Io, francamente, mi auguro che il mercato non serva. Ad occuparsene saranno la società e il ds Tagliolini. Se decideranno di intervenire, ben venga qualche elemento in grado di rinforzare la rosa. Altrimenti si va avanti così. Non mi tiro indietro.

Nelle settimane in cui i risultati non arrivavano, la società ha sempre smentito le voci di un eventuale cambio in panchina, schierandosi apertamente al suo fianco. Al di là di questo, le chiedo: c'è stato un momento in cui lei ha pensato di andar via? 

Mai. Ho sempre creduto nel mio lavoro e ho sempre saputo di poter chiedere di più alla mia squadra. Non sono il tipo che si arrende. Colgo l'occasione per ringraziare la società della fiducia che mi ha dato e che continua a darmi. Mi conoscono, sanno come lavoro, sanno la passione che metto in quello che faccio. Hanno saputo gestire la situazione con buon senso, capendo che non si può sempre partire a razzo. Io personalmente sono contrario all'esonero di un allenatore. Quando le cose vanno male, non c'è mai un unico responsabile. Bisogna dare tempo agli allenatori.

Con i tifosi, invece, che rapporto c'è? 

I tifosi sono molto legati alla squadra, ci seguono in trasferta e durante gli allenamenti. Sono anche molto esigenti, ma è giusto che sia così. Il rapporto con loro è speciale. Fare l'allenatore nel mio paese è bello, ma non semplice: qui mi conoscono tutti e ogni giorno vivo in prima persona gli umori della gente.

Mister, le rubo un altro minuto per un argomento tornato purtroppo alla ribalta. Avrà sicuramente letto della vergognosa aggressione a Enrico Baiocco, allenatore del Città di Ciampino, al termine della gara contro il Montespaccato. La domanda è: secondo lei, com'è possibile che il calcio debba fare costantemente i conti con episodi di questo genere? 

Sono cose brutte che non vorremmo mai sentire. E' una problematica che in Italia ci portiamo dalla Serie A alla Prima Categoria. Spesso anche nelle giovanili. Mi dispiace molto per Baiocco, ma non è il primo e –  ahimè - non sarà l'ultimo. Ci vogliono leggi severe e punizioni esemplari. Non alle società, ma ai responsabili. Ogni paese, ogni tribuna ha quel gruppetto di elementi che vanno in giro solo per compiere azioni di questo tipo. Vanno individuati e allontanati.