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Sadiq & Nura: ecco Renzo Gobbo, l'uomo che li ha scoperti

Terza e ultima puntata del nostro speciale dedicato ai 2 calciatori che stanno stupendo tutti a Trigoria per qualità e numeri: parla il responsabile tecnico che li ha scoperti in Nigeria



Ecco la terza e ultima parte del nostro speciale dedicato all'attaccante Sadiq Umar e al terzino destro Nura Abdullahi, i due nigeriani che stanno stupendo tutti con la maglia della Primavera della Roma. A seguire, l'intervista a Renzo Gobbo, responsabile tecnico del Football College Abuja che ha scoperto i due calciatori in Nigeria.

Renzo Gobbo al Football College AbujaLa storia di Nura e Sadiq parte da lontano. Un viaggio cominciato e vissuto attraverso il calcio, dalla Nigeria a Roma passando per La Spezia. Noi abbiamo fatto quattro chiacchiere con Renzo Gobbo, il responsabile del Football College Abuja, luogo dove tutto è iniziato. Italiano di nascita ma ormai nigeriano d’adozione, Renzo ci ha raccontato com’è la vita in quella che è ormai diventata una vera e propria fucina di talenti. 

Quando hai deciso di lasciare il calcio italiano? 
“A Ottobre del 2012. Al FCA (Football College Abuja,ndr) serviva un allenatore UEFA Pro italiano e lo Spezia ha fatto il mio nome. Dopo un mese, incontro Damir Miskovic (braccio destro di Gabriele Volpi, ideatore del progetto, ndr) che mi parla con grande entusiasmo del progetto così, una volta preparati i documenti e con un po’ di spirito d’avventura, a Gennaio del 2013 parto per la Nigeria”. 

Una scelta importante. 
“Ammetto che partire con 5 gradi dall’Italia e arrivare con 40 gradi è stata una bella botta! (ride,ndr). Però grazie all’aiuto di Bozo Matijevic, collega croato che già lavorava da qualche mese nell’accademia, mi sono ambientato piuttosto in fretta” .

Familiari, amici e colleghi come l’hanno presa?
“In genere i colleghi mi hanno dato del matto. I miei familiari e gli amici magari erano un po’ spaventati per la situazione in Nigeria, ma alla fine si sono fidati di me”. 

In effetti la Nigeria è un paese con una realtà piuttosto complessa. Come è vissuto lì il calcio?  
“La Nigeria ha più di 170 milioni di abitanti e tutti amano il calcio. A differenza dell’Italia magari, rico-pre un ruolo più sociale che sportivo. Il FCA è stato fondato proprio per questo motivo, focalizzandosi sullo sviluppo di ragazzi di talento per dare l’opportunità di eccellere nella vita”. 

E il calcio giovanile? 
“Nel calcio nigeriano non ci sono campionati giovanili, tutto ruota intorno al mondo dell’accademie”. 

A proposito delle accademie, il FCA si è ritagliato in poco tempo un ruolo molto importante.
“I ragazzi in genere devono pagare per entrare nelle accademie nigeriane. In FCA tutto è gratuito: ingresso all’accademia, materiale sportivo, vitto e alloggio nel camp, assistenza medica, tornei e scuola. Questo fa sì che anche i ragazzi che arrivano dalle famiglie non benestanti possano permettersi di entrare in accademia, e questi in genere sono i veri talenti nigeriani”. 

Qual’è il vostro segreto? 
“Il nostro segreto è quello di pro- porre un modello europeo di accademia in Nigeria, con metodi di lavoro di alto livello. La vera differenza sta nel supporto e nella bontà del progetto della Social Sport Foundation"

Lavoro che poi si vede sul campo tant’è che i risultati si sono visti addirittura in amichevole contro la nazionale nigeriana. 
“Con la nazionale maggiore abbiamo giocato due volte, pareggiando 3-3 due anni fa con un gol di Sadiq e perdendo 1-0 due mesi fa’. Era la prima partita del nuovo allenatore Oliseh, vecchia conoscenza del calcio italiano. E’ stata una bellissima partita ed è stato fantastico ricevere i complimenti da televisioni, stampa e da Oliseh stesso”. 

Quale è stato l’impatto con il lavoro al college?
“Abituato al calcio professionistico in Italia, ho dovuto fare i conti con una realtà un po’ diversa. Avere 50-60 ragazzi in campo per l’allenamento non è semplice, ma ho imparato in fretta”.

Raccontaci una giornata tipo al FCA.
“La nostra giornata inizia alle 5.30, sveglia e caffè. Alle 6.30 i ragazzi sono già tutti al campo per il primo allenamento quotidiano che finisce verso le 8.30. Poi andiamo in sede, dove discutiamo con l’amministrazione di tutte le problematiche legate all’accademia: tornei, visti, logistica. Alle 13 pranziamo e per le 16 siamo di nuovo in campo per il secondo allenamento. Dopo cena, la giornata si chiude con il meeting tecnico tra gli allenatori”. 

Quanti ragazzi ci sono nel College?
“Nel College abbiamo 50-60 ragazzi che provengono da tutte le parti della Nigeria. Se vogliamo unire all’impegno sociale la qualità del lavoro, questo è il nostro numero ideale”. 

Football College Abuja ©abujafootballcollege.comCome li selezionate? 
“Vediamo circa 1500-1800 ragazzi all’anno. Li troviamo alle 6.30 di mattina al campo, arrivano in bus da tutta la Nigeria, dopo un viaggio che dura a volte più di 10 ore. Tutti hanno diritto di partecipare all’allenamento e alla fine di questo comunichiamo loro l’esito del provino. Se l’esito è positivo parliamo direttamente con i fa- miliari e mettiamo in chiaro da subito che non garantiamo un fu- turo contratto da professionista ma il completamento degli studi e l’insegnamento del calcio. Di sicuro, quando un giorno lasceranno l’accademia, restituiremo alle famiglie dei ragazzi con una maggior capacità di socializzazione e con una base per affrontare la vita nel migliore dei modi”. 

Un percorso fatto anche da Nura e Sadiq. Qui stanno stupendo tutti, te lo aspettavi?
“Ad essere sincero sì. Perché oltre a migliorarsi sotto il profilo calcistico, sin da subito hanno dimostrato anche la capacità di integrarsi in Italia come persone”. 

Cosa ricordi della prima volta che li hai visti in un campo di calcio? 
“Nura mi ha impressionato fin dal primo allenamento, vedere un ragazzino correre così veloce e con una tecnica del genere è stata una gioia. Di Sadiq mi ha colpito la sua capacità tecnica, considerando che era già altissimo e senza mu- scolatura”. 

E fuori dal campo, che ragazzi sono?
“Sono entrambi ragazzi molto determinati, innamorati del calcio. Sadiq è più espansivo, più compagnone mentre Nura è più riservato e riflessivo”. 

Un ricordo che ti è rimasto parti- colarmente impresso?
“Dopo circa due mesi, avevamo in programma una periodica batteria di test fisici. Nel Cooper test, con 40gradi, e non mi ricordo chi dei due senza scarpe, hanno corso in 12 min per 3560 mt. Un cosa da non credere!” 

Secondo te possono dire la loro nel calcio italiano?
"Le potenzialità e le loro qualità le avete sotto gli occhi. Se manterranno la stessa umiltà, la stessa determinazione, se ricorderanno ogni giorno da dove sono partiti, il futuro sarà loro”. 

In chiusura, chi sono i prossimi talenti del Football College Abuja?
“Nomi non ne faccio, ma ti assi- curo che ci sono attualmente in accademia 15-20 ragazzi dai 14 ai 17 anni, con le stesse potenzialità di Nura e Sadiq”.