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"Segno da ex e non esulto..." Quando il modello ti influenza

Domenica scorsa, l'attaccante dell'Accademia Calcio Roma Merola non ha esultato per il suo gol alla Tor Tre Teste: la nostra riflessione



Campo Candiani, Nuova Tor Tre Teste - Accademia Calcio Roma, Girone A del campionato Giovanissimi Elite. Siamo sul parziale di 1-0 per i padroni di casa (la partita finirà 3-1, ndr) quando al 13’ del secondo tempo gli ospiti trovano il gol del pareggio grazie al proprio centravanti Merola, ex di turno. Il ragazzo, dati gli anni trascorsi nel club rossoblu prima di approdare in via di Settebagni, non esulta: una scelta che fa riflettere, e che abbiamo voluto analizzare prendendo in esame entrambe le facce della medaglia.




Da una parte, da tale atteggiamento traspare il rispetto nei confronti di un ambiente nel quale sono stati dati i primi calci ad un pallone, nel quale si è cresciuti e sono state condivise tante esperienze. E’ come se esultare per un gol contro i vecchi compagni equivalga a macchiare quel ricordo, ad offendere una società a cui si deve tanto ed alla quale si è ancora legati. Dall’altra emerge una sensazione quasi preoccupante, se si pensa che non è usuale vedere un ragazzo di 15 anni non gioire mentre pratica lo sport che ama, evidentemente influenzato dai modelli che il calcio professionistico propone. L’esultanza dopo un gol non è un fatto folcloristico oppure conformistico: è una manifestazione di gioia dovuta al raggiungimento di un risultato, il meritato premio dopo un difficile lavoro. Segnare un gol significa crescere nella considerazione dei compagni, della società, dei genitori - sostenitori: eppure quello della “non esultanza da ex” appare come uno dei più forti subvincoli del codice non scritto del calcio giocato.