Notizie

Si aprono nuovi scenari politici dopo le dimissioni di Ignazio Marino

Dopo 24ore di pressing ed un addio diffuso via social, il sindaco Marino vuole avvalersi dei canonici 20 giorni di tempo, per confermare o meno la sua scelta. Sel annuncia aperture in caso di cambio di rotta




Image title

Travolto dagli eventi dunque, alle 19.30 di ieri sera Ignazio Marino ha dato le dimissioni da sindaco della Capitale: dopo l’affaire degli scontrini e delle cene, al termine di una giornata di autentico assedio, l’ex sindaco ha dovuto fare i conti prima con un’assemblea straordinaria e poi con il dietro front degli ultimi assessori arrivati in giunta con l’ultimo rimpasto. Troppo, per poter resistere ancora. Ma quello che a prima vista può essere sembrato un game over, un epilogo estremo, in realtà – com’era comprensibile - ha dato il la ad una serie di reazioni a catena che già dalla notte scorse hanno iniziato a palesarsi.


Le reazioni a caldo. Immediata è stata la mobilitazione delle parti politiche opposte alla giunta Marino, che già nel pomeriggio di ieri si erano riversate in piazza del Campidoglio, prima fra tutte Nuovo Centrodestra, che aveva organizzato il sit-in a cui poi si sono aggiunti esponenti di varie sigle, da Forza Italia a Casapound. E proprio a quest’ultima fazione, subito dopo l’annuncio della resa, si deve una delle la reazioni più improvvise ed incontrollate: sul piazzale antistante il Palazzo senatorio, una volta annunciata la caduta della giunta, membri di estrema destra hanno iniziato a manifestare con fumoni ed uno striscione con la scritta "Marino 2023? Ah ah ah”, Un altro striscione a Ponte Palatino invece recitava "8-10-2015 Roma liberata!".  A questo si sono sommati caroselli improvvisati che hanno attraversato le principali vie della città inneggiando ad elezioni immediate. Marino ad ogni modo, nel messaggio diffuso in serata, ha affermato di volersi riservare il tempo opportuno per ripensarci, i canonici 20 giorni. E quasi a voler raccogliere un invito a ricomporre i pezzi del puzzle, su Facebook il capogruppo di Sel, Gianluca Peciola, ha scritto “Noi vogliamo andare avanti con il programma elettorale” ed ancora “E’ giusto chiedere al sindaco un cambio di rotta, la verità, il rispetto del mandato. Altrimenti può anche confermare le sue dimissioni”.


Gli sviluppi successivi. Intanto, l’ex primo cittadino ha smentito le indiscrezioni che lo avrebbero voluto in contatto costante con Matteo Renzi, annunciando querele ed arrivando a dire, in un’intervista alla Stampa che, pur di favorirne la caduta, i suoi detrattori sarebbero potuti arrivare a mettergli anche “della cocaina in tasca”. E sarà querela anche per quegli organi di informazione che hanno diffuso la notizia secondo cui Marino, prima di lasciare, avrebbe pronunciato frasi del tipo “Se io affondo li porto tutti giù con me” oppure “Nessuno si illuda: farò nomi e cognomi di chi mi ha chiesto favori, raccomandato assessori poi indagati e gente di Mafia Capitale. Ho le prove, le porterò in tv”. Tutto falso e tutto bollato con un deciso “Sono costretto ancora una volta a procedere con le querele oltre alle richieste di danni in sede civile”. Nella stessa giornata di ieri, l’ex sindaco ha firmato l’assegno per riconsegnare l’importo delle spese di rappresentanza prelevato dalla carta di credito istituzionalein tre ani di mandato: 19.704,36 euro, che Marino ha detto di voler regalare al Campidoglio. Una delle prime voci a farsi sentire nel corso delle ultime ore è stata quella dell’ ex assessore alla Legalità del Comune, Alfonso Sabella, rimasto al fianco di Marino fino in fondo, che non nasconde una grande amarezza. “Stavamo facendo qualcosa di importante in questa città – dice - stavamo riportando il rispetto delle regole e la legalità e tutto rischia di andare in malora per una bottiglia di vino da 55 euro”. Anche il presidente nazionale del Pd, Matteo Orfini ha detto la sua, affermando categorico “Avevamo il dovere di voltare pagina” aggiungendo che “Nessuno ha voluto la sua testa. È finita perché si è rotto il rapporto con la città” per poi chiosare secco “tra venti giorni ci sarà il commissario”. Nessuna nota invece da Palazzo Chigi o almeno in via ufficiale nessun commento. Ed intanto la Capitale si prepara all’eventuale, lungo periodo di commissariamento che potrebbe portarla al addirittura a maggio 2016, come avverrà per Napoli, Torino, Milano, Bologna e Cagliari. Un voto che potrebbe trasformarsi in un boomerang per il Pd romano, scosso da Mafia Capitale ed altri scandali interni, a cui va ad assommarsi il fallimento della giunta Marino.