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Stasera va in scena "Girotondo", con la regia di Simone Giustinelli

Lo spettacolo, tratto dall'opera di Arthur Schnitzler, si terrà presso le "Carrozzerie N.O.T." a Ponte Testaccio per 4 serate



Foto © Marzia Troiani“Adesso sto lavorando a dieci dialoghi, una colorita sequenza; certo, qualcosa di più irrappresentabile non s'è ancora visto.” (7 gennaio 1897, Arthur Schnitzler)

Da questa citazione dell’autore austriaco è partito il giovane regista romano, Simone Giustinelli, per la realizzazione della sua ultima regia, “Girotondo”, che, nei due primi week end week di Ottobre ( 4 , 5 e 11 e 12 ) sarà in scena allo spazio teatrale “Carrozzerie n.o.t.” a Ponte Testaccio.

Scritto tra il 1897 e il 1900 (ma portato in scena per la prima volta solo nel 1920), Girotondo è forse l’opera più rappresentativa e discussa del grande drammaturgo austriaco. Dieci personaggi, pescati sapientemente dagli strati più disparati della società, si incontrano in scena per dieci volte, in dieci scene che raccontano la fragilità e i bisogni, i tormenti e gli istinti più cupi dell’animo umano. Nel cuore di ogni scena l’incontro, il corteggiamento, l’amplesso, e la separazione di un uomo e una donna. Girotondo diventa la metafora dell’eterno ritorno, della fallibilità e della miseria dell’uomo nel suo non essere in grado di pensarsi diversamente.


La realizzazione dell’opera è curata dalla Justintwo, nuova realtà del teatro romano, fondata dallo stesso regista, che si è avvalso della collaborazione di altre realtà attive nella capitale, come Generazione Off e come Carrozzerie n.o.t. che, appunto, ospita il debutto romano.


Nelle parole di Simone Giustinelli, appena 23 anni ma con sulle spalle una già significativa esperienza a fianco, tra gli altri, di Pierpaolo Sepe e Baracco, la descrizione dell’opera che sta per andare in scena:

Il regista Simone Giustinelli (Foto © Marzia Troiani)“Girotondo è un testo per due attori. Almeno, questo è quello che ho sempre pensato – e che continuo a pensare – di questa particolare operazione drammaturgica. In scena sempre due personaggi, due super-marionette inchiodate dall’autore e costrette a ripetere la stessa storia infinita per dieci quadri, cambiando solo l’abito, la condizione sociale, ma mantenendo inalterato il loro coefficiente di solitudine e disperazione. I personaggi di Girotondo – continua Giustinelli - non hanno speranze, non vogliono concedersele; giocano a prendersi in giro, a muoversi bene, a parlare la lingua dei borghesi – quel vuoto ciarlare su cui Schnitzler, con straordinaria ironia, fonda il suo testo – ma si ritrovano irrimediabilmente soli, frastornati, dimentichi di sé stessi. È un testo straordinario la cui riflessione ruota attorno alle relazioni dei cosiddetti esseri umani, alle disparità su cui si fondano i loro rapporti, alle disuguaglianze e alle menzogne che ne costituiscono la spina dorsale. Una spirale, questa, che nella lettura di Schnitzler non stenta a esaurirsi.”


Una realizzazione ambiziosa, coraggiosa, impegnativa che già sta facendo parlare di se molti tra gli addetti ai lavori, suscitando un significativo interesse per questo giovanissimo regista, con un passato nel teatro classico, che rappresenta una delle figure emergenti della prosa nazionale.