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Stefano Esposito ovvero non l'eroe che Roma meritava, ma forse quello di cui aveva bisogno

Da quando si è insediato nella giunta capitolina, il Senatore Dem ha imposto cambiamenti e denunciato il malaffare trovato. Il tutto andando dritto per la sua strada



Che sia poco amato non è un mistero. Lo sa bene anche Stefano Esposito, 46 anni, torinese e juventino, Senatore e neo Assessore alla Mobilità del Comune di Roma. Che questo gli interessi poco è altrettanto vero. Carattere roccioso - "si sa che ho un carattere cattivo" - diretto, poco spazio al politichese, Esposito ha preso in mano - su invito di Ignazio Marino - il reparto della squadra del Sindaco più debole, quello dei trasporti, finito - spesso - in primo piano nelle notizie della cronaca locale, ma anche e soprattutto di quelle che superano le Mura Aureliane. 
L'assessore Stefano Esposito
Assessore e Commissario PD ad Ostia. Da quando è arrivato, il Senatore Dem ha imposto un'aria da redde rationem sull'assessorato: tradotto, o si cambia e lo si fa presto, oppure "chi non collabora" si accorgerà del carattere di cui sopra. Un approccio questo che aveva - e continua a farlo - manifestato anche quando Matteo Orfini lo aveva chiamato a Ostia per commissariare quella parte di Partito Democratico colpito dalle inchieste delle forze dell'ordine che indagano sui rapporti del gruppo con la mafia del litorale. "A Ostia - spiega Esposito - a comandare non è tanto la Mafia Capitale di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati quanto i clan che stabilmente controllano il territorio". Parole che denunciano il malaffare in maniera netta e a cui fanno seguito i nomi dei clan Spada e Fasciani che valgono al Senatore nuovi insulti, ma soprattutto nuove minacce. Esposito, però, rilancia, facendo mea culpa - in terza persona - per quel PD che per primo ha sbagliato sulla presenza mafiosa nel X Municipio, complice un "silenzio su cui il partito ha una quota parte di responsabilità". Ma come ha raccontato lo stesso Esposito più volte, poi "il PD ne ha preso coscienza": certo il ritardo ha in sè una condanna per colpa, ma il cambiamento spesso ha un processo di maturazione molto lento. La risultante di questo passaggio, ora, sposta l'attenzione dell'Assessore anche alle cronache recenti, come quella dei funerali di Vittorio Casamonica, perchè "se ci sono cittadini che denunciano e si fidano dell'amministrazione, io sono tenuto a dare risposte". E allora insieme alla giunta ha fatto partire uno studio - avviato oggi e che dovrebbe durare due settimane - per capire l'assegnazione eventualmente illegittima, di alcune case popolari al gruppo malavitoso. Per carità, si può obiettare che i problemi sono altri, ma nella Roma di remottiana memoria del "volemose bene e annamo avanti", la malattia del benaltrismo ha spesso spostato l'inizio della terapia sempre un passo più lontano, impedendo di fatto l'avvio della cura. 




Capitolo mobilità.
La partita più difficile per il Senatore passa, però, proprio dal suo assessorato: la mobilità romana è in crisi, fra scioperi bianchi più o meno leciti, metro a rilento, autobus spesso fatiscenti, ma soprattutto con una città esasperata dal totale dei precedenti. La ricetta di Esposito si compone di un "decafarmaco" in cui si leggono lotta all’evasione, aumento dei controllori, riorganizzazione dell’offerta, un confronto diretto con l’utenza, aumento delle entrate attraverso la vendita dei biglietti, miglioramento del parco mezzi e progressivo ricorso alle nuove tecnologie. Il tutto senza l'aumento del costo dei biglietti. Un progetto che ha bisogno di tempo e che, per questo motivo, potrebbe concretizzarsi solo nei prossimi mesi: al momento, quindi, il primo passaggio per alleviare il mal de vivre di una città più rassegnata che arrabbiata, passa dal prestito di circa 100 mezzi provenienti dalle amministrazioni del Nord che potrebbero far respirare la mobilità romana. Sulla Roma-Lido poi da settembre arriveranno 15  macchinisti e due nuovi treni, per cercare di sanare una delle situazioni più complicate della gestione su ferro del trasporto cittadino. Se poi queste soluzioni cambieranno il volto di Roma, lo si vedrà nei prossimi mesi: di certo, se per Esposito l'unica colpa di "Marino è quella di essere stato troppo timido nel tagliare più teste di una struttura amministrativa chiaramente opaca", l'assessore si mostra l'esatto opposto diventando quella stampella che non solo potrebbe sollevare la giunta del Sindaco, ma che, anzi, potrebbe accompagnarla verso la riabilitazione. Insomma, Stefano Esposito potrebbe non piacere, potrebbe non essere gradito il modo in cui si pone - soprattutto sui social - potrebbe non essere "l'eroe che Roma meritava, ma forse è quello di cui aveva bisogno".