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Categorie: Dilettanti - Eccellenza

Subito guai per il Gaeta. La CDT penalizza i biancorossi di un punto

A causa del mancato pagamento degli emolumenti dovuti a Vegnaduzzo, la squadra di Melchionna partirà da -1



Matias VegnaduzzoComincia in salita la stagione per il Gaeta. La società biancorossa, come da comunicato, partirà con un punto di penalizzazione. Scelta fatta dal CDT a causa del mancato versamento degli emolumenti dovuti al giocatore Matias Vegnaduzzo. Di seguito il testo integrale del comunicato:


DEFERIMENTO DELLA PROCURA FEDERALE A DEL PRESIDENTE DELLA POL. GAETA,SIG. BELALBA MARIO PER VIOLAZIONE DELL’ART. 1 COMMA 1 C.G.S. E DELL’ART. 8COMMI 9 E 15 C.G.S. IN RELAZIONE ALL’ART. 94 TER COMMA 11 NOIF E DELLA SOCIETÀ POL. GAETA SRL AI SENSI DELLA VIOLAZIONE DELL’ART. 4 COMMA 1 DEL C.G.S.

Con propria ordinanza pubblicata sul Comunicato Ufficiale 139/CDT del 17-1-2014, questa Commissione rimetteva gli atti del procedimento emarginato alla Procura Federale, per verificare la rispondenza tra di una quietanza presentata dalla società deferita quale dimostrazione del saldo diquanto dovuto, a seguito di decisione del collegio arbitrale, al calciatore Vagnaduzzo Matias, ed i flussi bancari relativi, trattandosi di pagamento superiore ai mille euro. La Procura Federalerimetteva le risultanze degli accertamenti deferiti con nota del 16-7-2014.
Con la nota indicata, l’Organo inquirente rilevava innanzitutto come il calciatore Vegnaduzzo avesse rimesso in data 7 ottobre 2013 una nota con la quale disconosceva la firma di sottoscrizione della quietanza presentata dalla Pol. Gaeta.

A seguito di tale denuncia si apriva ulteriore procedimento innanzi alla Procura Federale, rubricato con il numero 231 pf 13/14, che veniva sospeso a seguito della ricezione della richiesta di approfondimenti istruttori di cui al presente procedimento.
La Procura Federale espletava quindi gli accertamenti richiesti, dai quali emergeva che, secondo quanto dichiarato dal presidente della società deferita, oggetto anch’esso del presente procedimento, la somma dovuta al calciatore Vegnaduzzo sarebbe stata pagata in contanti ed i denari sarebbero stati affidati per il pagamento ad un dirigente di cui, al momento, asseriva di non ricordare l’identità. Inoltre, non veniva consegnata l’originale della quietanza, per verificarne la genuinità, in quanto si dichiarava essere stata smarrita. Da un controllo “prima facie” operato dagli inquirenti, infine, si mostrava l’identità della firma apposta sulla quietanza con altra firma presente sul passaporto del calciatore, il che faceva presupporre che sulla fotocopia della quietanza si fosse operato con il “copia – incolla” aggiungendo la firma fotocopiata dal passaporto.
A fronte delle risultanze istruttorie, considerata l’inverosimile giustificazione adottata dalla deferita per giustificare l’assenza di flussi di pagamento tracciabili, gli addebiti mossi ai deferiti appaiono pienamente provati senza neppure sfiorare la questione dell’apocrifia della firma apposta sulla quietanza esibita nel giudizio e che formerà oggetto di altro procedimento.
Quoad poenam, ricordando le richieste avanzate in sede di discussione del deferimento dal rappresentante della Procura Federale di 2 punti di penalizzazione ed € 300,00 di ammenda per la Società GAETA e di sei mesi di inibizione per il Presidente BELALBA MARIO, va affermato che, a parere della Commissione, la Procura Federale non ha correttamente invocato la normativa di riferimento. Considerando che la disposizione dell’articolo 94 ter delle NOIF fa riferimento, per un evidente difetto di coordinamento del testo, ad un articolo 7 comma 6 bis del CGS non più esistente e comunque ad un articolo che regola e sanziona fattispecie del tutto diverse, la normativa sanzionatoria va ricercata nell’articolo 8 comma 9 CGS che recita testualmente: “Il mancato pagamento, nel termine previsto dall’art. 94 ter, comma 11, delle NOIF, delle somme accertate dalla Commissione accordi economici della Lega nazionale dilettanti (LND) o dalla Commissione vertenze economiche comporta l’applicazione, a carico della società responsabile, della sanzione della penalizzazione di uno o più punti in classifica. La stessa sanzione si applica in caso di mancato pagamento, nel termine di trenta giorni dalla comunicazione del lodo, delle somme accertate dal Collegio arbitrale della LND per gli allenatori tesserati con società dilettantistiche”.
La disposizione citata si colloca sul piano sistematico come normativa speciale e, quindi, da applicare nel caso concreto, in quanto contempla espressamente la fattispecie del deferimento che attiene appunto alla violazione di un lodo del collegio arbitrale della LND per gli allenatori tesserati con società dilettantistiche.
Quindi la Società non risponde per le violazioni dei propri tesserati, in modo oggettivo o diretto, ex articolo 4 comma 1 e 2 CGS, ma per una violazione propria, intendendo nella specie obbligata al comportamento non il rappresentante ma la società che ne risponde in proprio.
Corrobora tale interpretazione la lettura del successivo comma 10 dell’articolo 8 del CGS che punisce i tesserati che “partecipano agli illeciti di cui ai commi precedenti”, dimostrando quindi che si tratta di due violazioni autonome che coesistono con pene edittali minime stabilite.
Non si tratta quindi, nel caso della Società, di responsabilità per fatto alieno ma per fatto proprio, mentre per i tesserati si tratta di una responsabilità non collegata alla funzione, ma all’attività effettivamente espletata nella commissione dell’illecito, tanto è vero che la sanzione è rivolta indistintamente a tutte le categorie di soci, dirigenti e rappresentanti previste dallo Statuto Federale.
Ciò detto, ritiene la Commissione che, nel caso di specie, alla luce dei precedenti già adottati nel caso di adempimento tardivo, non si possa contenere la sanzione nel minimo edittale, in quanto l’adempimento seppur tardivo non vi è stato ed il calciatore è tuttora creditore e quindi vada applicata alla società la sanzione della penalizzazione di un punto in classifica e l’ammenda di €1.000,00 ed al Presidente la sanzione dell’inibizione per anni uno.

Tutto ciò premesso la Commissione Disciplinare Territoriale
DELIBERA

Di ritenere la società Pol. GAETA s.r.l. responsabile delle violazioni di cui all’articolo 94 ter comma13 delle NOIF ed all’articolo 8 comma 9 del CGS, così riqualificata l’originaria incolpazione, e per l’effetto di comminarle la sanzione della penalizzazione di un punto in classifica da scontare nel Campionato 2014-2015 e l’ammenda di € 1.000,00
Di ritenere il Sig. BELALBA MARIO responsabile delle violazioni di cui all’articolo 94 ter comma 13delle NOIF ed all’articolo 8 comma 10 del CGS, così riqualificata l’originaria incolpazione, e perl’effetti di comminargli la sanzione della inibizione per anni uno.
Le sanzioni comminate decorrono dal primo giorno successivo a quello della ricezione della comunicazione. Manda alla segreteria del Comitato Regionale Lazio per le comunicazioni di rito.

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Si da atto che la Commissione Disciplinare Territoriale, nella riunione del 30 giugno 2014 ha adottato le seguenti decisioni:
I° COLLEGIO
Presidente: AVV. FRANCESCO ESPOSITO
Componenti: SIG. CARLO CALABRIA, SIG. MASSIMO D’APOSTOLI, DOTT. FEDERICOTORELLA
Rappresentante AIA: Non presente


DEFERIMENTO DELLA PROCURA FEDERALE DELLA F.I.G.C. A CARICO DEL SIGNORZACCARIA BENEDETTO PRESIDENTE DELLA SOCIETA’ G.S. SALINE A.S.D. PERVIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 1 COMMA 1 CGS E DELLA SOCIETA’ G.S. SALINE A.S.D. AISENSI DELL’ARTICOLO 4 COMMA 1 CGS

Con atto del 12 giugno 2014 la Procura Federale della F.I.G.C. deferiva alla CommissioneDisciplinare territoriale per il Lazio il Signor Benedetto Zaccaria, all’epoca dei fatti Presidente e Legale rappresentante del G.S. Saline A.S.D., per rispondere della violazione dell’articolo 1comma 1 del CGS e la Società rappresentata, per le violazioni ascritte al suo legale rappresentante, ai sensi dell’articolo 4 comma 1 CGS.
A sostegno del deferimento, l’Organo Requirente deduceva di essere stato destinatario di un esposto firmato dalla dr.ssa Roberta Voltarella, qualificatasi come ricorrente avverso la Società deferita innanzi al Tribunale di Roma in quanto la stessa Società, malgrado il sequestro già deliberato dallo stesso Tribunale ed il successivo diniego della sanatoria da parte degli organi comunali preposti, aveva continuato ad utilizzare l’impianto denominato Campo Aurora, malgrado fosse totalmente abusivo, in quanto sito in area destinata a verde pubblico e privo di tutte le autorizzazioni anche in campo igienico – sanitario. Ciò premesso la Procura Federale deferiva alla Commissione Disciplinare il Presidente della Società, in forza del rapporto di immedesimazione organica fra il medesimo e la società, e la società per le violazioni ascritte al suo Presidente.
La Commissione fissava la riunione per la discussione del deferimento, dandone avviso ai deferiti ed assegnandogli un termine per il deposito di scritti difensivi.
Il giorno 21-6-2014 perveniva una fax con la stampigliatura della ASD Centrogiano che informava il Comitato Regionale Lazio che il fax contenente l’avviso di fissazione della riunione, inviato al numero 06/5257414 non poteva essere recapitato al Sig. Benedetto Zaccaria in quanto il numerodi fax indicato corrispondeva a quello del Centrogiano e non del G.S. Saline ASD.
Perveniva poi il 30-6-2014 uno scritto difensivo del G.S. Saline A.S.D. che informava la Commissione Disciplinare dell’esistenza di una ordinanza collegiale del Tribunale di Roma,emessa il 23 aprile 2013 nel procedimento iscritto con il numero R.G. 1128/12, che in parzialeriforma dell’ordinanza già emessa dal Giudice monocratico della sezione distaccata di Ostia del medesimo Tribunale il 10-12-2012, consentiva l’utilizzazione dell’impianto sportivo in fasce orarie (9-13 e 16-21) che non disturbassero il riposo delle persone. Asseriva poi l’associazione deferita diaver puntualmente rispettato le prescrizioni del Tribunale e di aver quindi provveduto, nel periodo in cui l’uso dell’impianto era stato totalmente inibito dall’ordinanza cautelare di primo grado, allo spostamento presso altri impianti delle attività delle proprie squadre.
Nella riunione non comparivano i deferiti. Il rappresentante della Procura Federale richiedeva, invia principale, l’estromissione della documentazione pervenuta in quanto tardiva e, quindi, l’affermazione di responsabilità dei deferiti e la irrogazione al presidente Zaccaria dell’inibizione peranni uno ed alla Società Saline l’ammenda di € 2.000,00; in via subordinata, qualora la documentazione presentata venisse ritenuta ammissibile, il rinvio del procedimento con relativa rifissazione dell’udienza.
Ritiene la Commissione Disciplinare che il procedimento vada rimesso all’Organo requirente per ilrichiesto, seppur in via subordinata, approfondimento istruttorio. Va rilevato infatti che non è certo,alla luce dei documenti in atti, che l’avviso di fissazione del deferimento sia pervenuto tempestivamente ai deferiti e, peraltro, la documentazione presentata dagli stessi, seppur in liminelitis, è assai significativa e merita un approfondimento istruttorio. Infatti nell’ordinanza del Tribunale in sezione collegiale è affermato il consolidato principio che vuole come, in sede civilistica, non possano essere vantati interessi legittimi la cui sede propria è quella del Giudice amministrativo,ferma la possibilità di esistenza anche di fatti penalmente rilevanti. Il Tribunale ha affermato che, insede di giurisdizione ordinaria, la delibazione delle doglianze della ricorrente Voltarella doveva limitarsi alla dedotta lesione alla integrità fisica ed alla salute causata dalle immissioni acustiche moleste nella sua abitazione, adiacente all’impianto di gioco. Tutte le problematiche amministrative, su cui sembrava aver basato la decisione il Giudice unico di prime cure, nondovevano essere considerate in sede civilistica che doveva, appunto, limitarsi all’analisi dell’esistenza della lesione al bene primario della salute, in rapporto alle immissioni moleste, nel più ampio campo dei rapporti tra vicini e delle distanze tra fondi finitimi, e quindi della violazione del principio del neminem ledit con la conseguente affermazione della cosiddetta responsabilità aquiliana. La sentenza collegiale, che si pone nel consolidato solco delle decisioni in materia ditutela di diritti costituzionalmente protetti per il tramite del procedimento residuale cautelare, in assenza di altri mezzi specifici di tutela sommaria, merita quindi un approfondimento istruttorio daparte dell’Organo requirente che, in funzione inquirente, dovrà accertare se la società abbia violato le prescrizioni imposte dal Tribunale e se l’impianto sportivo abbia ricevuto le prescritte autorizzazioni dagli Organi federali a ciò preposti in sede di omologazione, con particolare riferimento alle condizioni di sicurezza e di idoneità igienica. In tal senso ed in tali limiti va quindi accolta l’istanza di rinvio anche per consentire alla Procura Federale di replicare alle deduzioni dei deferiti
Tutto ciò premesso la Commissione Disciplinare
ORDINA
Trasmettersi gli atti alla Procura Federale della F.I.G.C. per le integrazioni istruttorie di cui in parte motiva e per consentire il contraddittorio sui documenti e sulle deduzione difensive dei deferiti. Riserva all’esito la fissazione di nuova udienza di discussione del deferimento. Manda la segreteria del Comitato Regionale Lazio per gli adempimenti di rito.