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Tra Liberty e design, Quarant’anni di Arte al Palazzo delle Esposizioni

Dallo stile floreale ai primi esperimenti astratti, approda in Italia una mostra che racconta uno dei momenti artistici e culturali più felici vissuti dall’umanità a cavallo tra ottocento e modernità



Vittorio Zecchin , Le mille e una notte (1914). Parigi, Musée d'Orsay


A partire dallo scorso 16 ottobre, il Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita la mostra dal titolo “Una dolce vita? Dal Liberty al design italiano. 1900-1940”. L’esposizione, organizzata dall'Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con il Musée d'Orsay di Parigi nasce per dare l’occasione unica di immergersi nella temperie artistica che travolse il nostro Paese tra la fine del XIX secolo ed il primo quarantennio del secolo successivo. Tutto infatti iniziava nell’Italia di inizio novecento, dove ebanisti, ceramisti, vetrai e maestri vari dal nulla diedero il via ad un nuovo movimento artistico, che si impose come vero e proprio stile italiano e finì per influenzare lo stesso concetto di design che oggi noi contemporanei conosciamo. Era l’epoca in cui il Bel Paese celebrava il primo cinquantennio di unità nazionale e riponeva grande fiducia nell’opera del governo Giolitti. A livello europeo invece un compiaciuto senso di fierezza nel confronti del progresso tecnico e scientifico fece inizialmente pensare che l’umanità non potesse più imbarcarsi in guerre fratricide e sanguinose e proprio per tale motivo questo avvio di secolo venne chiamato “Belle Époque”. Tale speranza però fu travolta circa un decennio dapprima alla Grande guerra e poi al regime fascista, che spinse la nazione sull’orlo di un secondo conflitto su scala mondiale, di li ad un ulteriore decennio. Ad ogni modo il primo quarantennio del novecento, che iniziò con la genesi dell’Art Nouveau – in Italia ribattezzata “stile floreale”, più nota ancora come “Liberty” - si caratterizzò per una particolare effervescenza di opere, dall’Arte plastica a quella decorativa, dimostrandosi capace di coinvolgere più ambiti sociali ed annoverando così una serie di firme di alto livello, quali Ernesto Basile oppure Carlo Bugatti: a questa corrente prevalentemente borghese si contrappose il Futurismo di Tommaso Marinetti, parzialmente travolto dalla tempesta bellica e successivamente, a guerra finita, dall’affermazione delle avanguardie: a livello culturale così ci fu l’exploit del movimento “Novecento” di Margherita Sarfatti mentre a livello artistico fu la volta del cosiddetto stile monumentale di Giovanni Muzio e Piero Portaluppi. Entrambi ritrovarono ad essere espressione sempre più ufficiale dell’Italia Fascista, pur non soffocando impeti originali come le interpretazioni di stampo modernista di Giuseppe Terragni e Mario Radice, cui si deve la Casa del Fascio di Como. Di qui al design moderno il passo è breve. La mostra “Una dolce vita? Dal Liberty al design italiano” è stata ideata da Guy Cogeval ed annovera Guy Gogeval, Beatrice Avanzi, Irene de Guttry e Maria Paola Maino quali curatori; essa avanti fino al 16 gennaio del 2016. Per maggiori informazioni www.palazzoesposizioni.it