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Urbetevere bella ma inconcludente, Vigor: poche idee

Emersi, dall’1-1 in Via della Pisana, i difetti delle due formazioni. Necessario ripartire da lì per progredire



Uno scatto del matchUrbetevere - Vigor Perconti è una gara sempre interessante. Sfida tra due grandi società, confronto tra giovani talenti di valore. I tre punti in palio facevano gola ad entrambe le compagini: ai gialloblu, per non cedere terreno alle instancabili, grandi forze in vetta alla classifica; ai blaugrana, per confermare la “vera” partenza in campionato della settimana scorsa. Dopo quella vittoria per due a zero con il Città di Ciampino, la squadra di Bellinati è stata chiamata a svolgere il test di maturità con l’undici di Barba: un punto, la ricompensa finale. E l’esito dell’esame, potremmo dire, è: “ammessa con riserva”. Stesso magro bottino per i padroni di casa, che possono maledire il destino e la sfortuna ma che, allo stesso tempo, dovrebbero fare un mea culpa sotto l’aspetto dell’incisività. Una qualità, è bene ricordarlo, fondamentale per competere con chi di freddezza sottoporta in questo girone sembra già essere maestro… 


Sinfonia incompleta Nel primo tempo, quando le gambe sono fresche e gagliarde, l’Urbetevere mostra il suo vero gioco, quasi una melodia calcistica. Gli uomini di Barba si muovono con un’unione d’intenti straordinaria, pochi tocchi, rapidi e precisi: ciascuno sa cosa fare e dove guardare per trovare i compagni. Nessuno indugia con la palla fra i piedi, lo scarico è sempre veloce e frutto di un’idea concreta, mai velleitaria. Nella partita con la Vigor Perconti a brillare sono i due Marras ai lati del campo. Volano sulle fasce quei due, accentrandosi con sterzate brucianti in mediana avversaria, per favorire l’ingresso dei terzini alle loro spalle. La difesa ospite è torturata dal continuo moto ondoso dei Un'azione manovrata da N. Marrasgialloblu. Il problema della bella Urbetevere è molto chiaro e semplice: non arriva il goal del vantaggio. E una sinfonia, per quanto bella ed incalzante, perde di valore se priva di un finale. Gli avversari si difendono con molti  uomini, è vero, e i due centrali tengono bene; ma se al 7’ del primo tempo, dopo il cross di Niccolò Marras, quell’incornata in corsa di Gaspari avesse centrato il bersaglio, oppure, se al 2’ della ripresa, dopo quell’angolo battuto dai gialloblu a spiovere in area, il pallone fosse stato spinto in porta da uno dei tre che l’avevano sfiorato, saremmo stati qui a parlar di trionfo. Si citano queste due situazioni, poichè sono le uniche che vedono Casagrande impossibilitato ad intervenire; in tutte le altre, invece, non si può che applaudire il portiere blaugrana, prodigioso a tuffarsi e a salvare in svariate occasioni, tra cui spicca l’intervento sulla conclsione forte scoccata da Gazzara al 23’ del secondo tempo. Ah, e ovviamente il rigore di Niccolò Marras deviato; ma lì lo sappiamo, il palo ha negato all’estremo difensore la gioia del miracolo. 


Trequartista cercasi La struttura fisica della squadra è importante, spesso decisiva, in categorie composte da giovani calciatori come la nostra, dove c’è chi sviluppa prima e chi dopo. L’Urbetevere risalta sotto l’aspetto strutturale, la Vigor no. Ma esistono diverse vie per interpretare una gara e trucchi per vincerla, anche contro avversari più grossi e Vigor, uno spunto individualegrintosi. Non è forse questa la meraviglia più emozionante del pallone? La sovversione. Il piccolo può sconfiggere il potente in questo sport, a patto che lo affronti con le armi adatte. Cos’è mancato alla Vigor Perconti in questa partita? Il movimento, a parer di chi scrive. Soprattutto nel momento fondamentale, immediatamente successivo al recupero del pallone. Perchè movimento significa, prima di tutto, mettere in condizione il portatore di palla di avere più di una scelta a disposizione nel ventaglio delle possibilità dinanzi a lui. Abbiamo visto nel primo tempo Arciprete, a volte Agostini, superare la metà campo palla al piede. Ma la tecnica individuale non gli basterà per superare indenni la difesa, solida e ben strutturata, dell’Urbetevere. Non assistiamo a contropiedi atti a giustificare la solitudine del portatore di palla blaugrana, stiamo piuttosto parlando di veri e propri spunti offensivi individuali. Certo è che forse la squadra di Bellinati è stata un po’ intimidita dalla pressione avversaria nella prima parte del match e un atteggiamento prudente, concretizzato in un centrocampo piuttosto arretrato, ci poteva stare, per opporsi ai muscoli dei rivali. Ma lo scopo, non dimentichiamolo, è far goal e per farlo (o provare a farlo) o si ha a disposizione un toro, là davanti, che vince i contrasti aerei e terreni, per poi caricare a testa bassa; oppure è necessario far movimento con le ali a scambiarsi e a tagliare veloci (vedi i Marras), con i terzini a sovrapporsi (vedi Scomazzon) con il trequartista e/o centrocampista di turno a inserirsi e a cercare la porta dopo che i terminali hanno creato scompiglio e disordine nella difesa della controparte (vedi Gazzara) eccetera, eccetara. Il movimento è vita, chiave di volta per la costruzione del gioco. La tecnica, dote di cui la Vigor è dotata, rappresenta un ottimo presupposto da cui partire, ma di certo non può considerarsi un punto d’arrivo. Ma facciamo un passo indietro. Nonostante tutto, la Vigor Perconti va negli spogliatoi in vantaggio, grazie al colpo di Ciuferri a concretizzare la punizione di Galardi. Ed eccoci al titolo del paragrafo. Bellinati toglie Ciriachi nella ripresa, apparso in difficoltà nell’uno contro uno e poco partecipe alla manovra offensivaBellinati, tecnino Vigor Perconti (non solo lui, sia chiaro); entrerà Galeazzi a prendere il suo posto. Durerà sedici minuti esatti, per poi venir spostato sulla fascia ad occupare il posto di un appena uscito Vinella. Alle spalle della punta (sostituita in contemporanea: non più Agostini, bensì Tariciotti), dunque, andrà a posizionarsi il neo entrato Taricone. E da questo momento la Vigor prova a gestire, serrando i ranghi, tentando di proteggere il fondamentale, ma fragile, vantaggio. Scompaiono le ali: Galeazzi ed Arciprete arretrano a fiancheggiare i centrocampisti. Ed il duo Taricone-Tariciotti non sfigura: dinamico il primo, grintoso il secondo, si comportano bene in campo. Nel finale, poi, Bellinati toglie Arciprete, sposta Taricone sulla fascia e posiziona il fresco Bertini alle spalle di Tariciotti. In sintesi, ben quattro giocatori blaugrana sono passati per quella posizione, alle spalle della punta, nel corso della gara. Curioso, sarebbe interessante capire se l’intenzione di mister Bellinati fosse stata quella di voler provare diverse soluzioni per trovare l’uomo giusto (l’anello mancante) per congiungere i reparti con maggiore efficacia, oppure, più semplicemente, facendo ruotare gli esterni, il fine fosse stato solamente quello di dar respiro al reparto più consumato dal pressing dell’Urbetevere.