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Categorie: Altri sport

Viaggio alla scoperta della Nea Ostia Rugby FC

Il Direttore Tecnico della società, Corrado Sferragatta, ci racconta gli obiettivi ed i programmi del club rugbystico di Ostia



La Nea Ostia Rugby è una realtà che nel corso di cinque anni di attività si sta rivelando sempre più radicata nel territorio del suo Municipio e questo grazie, oltre che alla qualità del suo reparto tecnici, per le numerose attività organizzate, anche all'interno delle scuole. Abbiamo approfondito la loro filosofia ed i loro programmi con il Direttore Tecnico della società, Corrado Sferragatta.

I ragazzi della Nea Rugby Ostia ©NeaRugbyOstiaFCLa Nea Ostia Rugby nasce nel 2010, con quali ideali e quali obiettivi? Ma soprattutto di chi è l'idea?
"Tutto nasce da un'idea di Claudio Crocesi, che ora non fa parte più della società. Il nostro obiettivo invece è quello di fare sport, offrire la possibilità alla popolazione del Municipio di praticare rugby e soprattutto di farlo divertendosi".

In termini di seguito, di partecipanti, vi ritenete soddisfatti?
"Soddisfatti sì, ma la nostra idea è quella di cercare sempre di crescere: per questo organizziamo anche delle attività all'interno delle scuole per far conoscere questo sport, vogliamo diffonderlo sempre di più".

Il motto del vostro club: “Il mio rugby è differente”. Perché?
"Vogliamo offrire qualche cosa di più, non solo sport fino a se stesso, avere cioè un approccio più globale: l'intento è che i ragazzi vengano qua non solo a giocare a rugby ma anche a formarsi".

Nel regolamento è presente un vademecum per i genitori così come sono previste iniziative che li coinvolgano. E' un punto di partenza per provare a cambiare la cultura sportiva che vi circonda?
"Sì. Organizziamo diversi incontri con i genitori durante i quali spieghiamo loro come funziona la società e quali sono le nostre modalità d'insegnamento del gioco, proviamo a renderli partecipi inoltre anche nell'organizzazione delle varie attività della società".

L'attività coinvolge ragazzi di tutte le età ©NeaRugbyOstiaFCCondivisione sociale, ma anche confronto culturale. Sono numerose le vostre iniziative tendenti ad ospitare club di altre realtà nazionali ed internazionali. Quanto sono importanti queste iniziative?
"Sono molto importanti perché ci permettono di uscire fuori dalla quotidianità, anche sportiva, facendoci vedere cose diverse. Abbiamo organizzato degli eventi all'estero e continueremo a farlo, secondo noi è molto importante conoscere realtà che funzionano in modo differente da quelle che si vedono quotidianamente".

L'ultimo evento un confronto con un team inglese. Come è andata?
"E' andata bene, loro ci mettono sempre in difficoltà sul piano del gioco dato che da loro la cultura di questo sport è molto più radicata, e quindi anche se sono solo squadre scolastiche hanno una capacità di gioco spesso superiore alla nostra. Però è stimolante nello stesso tempo, sicuramente aiuta a crescere".

Il rugby negli ultimi anni sta cominciando a riscuotere tanti consensi anche in Italia: quanto è importante per l'educazione dei ragazzi nonostante sia una disciplina dove il contatto fisico non manca di certo?
"Io direi che è proprio la presenza del contatto fisico in un certo qual modo ad educare i ragazzi: il rugby è prima di tutto uno sport di combattimento oltre che a essere uno sport di squadra, per praticarlo occorre quindi avere il rispetto scrupoloso delle regole. E' proprio questo secondo noi a dare valore alla nostra disciplina, ovvero che ci sia un combattimento normato da regole molto precise che tutti quanti rispettano. A dimostrazione di ciò a noi piace sempre far vedere alle gente l'ormai celebre 'terzo tempo' con la squadra che si è appena affrontata".

La società organizza molti eventi ©NeaRugbyOstiaFCDa Direttore Tecnico quali sono le principali indicazioni che da agli allenatori del club?
"La mia funzione non è tanto quella di dare indicazioni, ma è piuttosto fare sì che a partire dai più piccoli fino ai più grandi tutti i gruppi seguano una stessa linea. Non dico ai vari tecnici cosa devono fare, identifico invece la linea societaria e verifico che tutti quanti la applichino".

La vostra casa è lo stadio Giannattasio, condiviso con la FIDAL. Si è parlato spesso della struttura in questi ultimi mesi nell'ottica di una sua rivalorizzazione, il vostro club come si pone davanti a questa situazione, ho sentito parlare di una custodia “familiare" se così si può dire...
"Lo stadio versa in uno stato di decadenza, sono tanti anni che si dovrebbero fare dei lavori ma né il Comune né la FIDAL, che ha in gestione l'impianto, ci hanno mai messo mano. Sarebbe ideale che qualcuno ottenesse la gestione per un periodo di tempo abbastanza lungo così da poter attuare le ristrutturazioni necessarie, ora come ora noi usufruiamo della struttura come affittuari ma non possiamo fare altro. Certo fare parte di un team per la gestione dell'impianto potrebbe essere un'opzione molto interessante, ma da soli non abbiamo le possibilità di sostenere tale peso".