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Viaggio nella Roma della prostituzione: fra transessuali, ragazze dell’Est e africane il mercato della malavita funziona 24 ore su 24

I ricavi sono così alti che spesso i clan delle zone interessate, si dividono il territorio a colpi di guerra



C’è una Roma che di notte non dorme. E’ la Roma che si sposta in macchina e arriva sulle strade del sesso, una Roma sola, che cerca, guarda e trova compagnia per un’ora o tutta la notte. E come in un grande supermercato a cielo aperto, ogni quartiere diventa un reparto dove comprare una merce diversa: ci sono i trans a Tor Sapienza, le ragazze dell’est – rumene per lo più – a Viale Palmiro Togliatti, quelle africane in zona Aurelia.  E poi c’è l’Eur che resta la zona più discussa e dove si trova di tutto, in un quartiere dove secondo le intenzioni del Presidente del IX Municipio, Andrea Santoro – ma non solo - si vorrebbe creare un’area a luci rosse per “regolare” la prostituzione.

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Tor Sapienza e il quadrilatero del sesso. La scena a descriverla, ricorda quella di un film, uno qualsiasi, perché il racconto è sempre lo stesso: una macchina, a passo d’uomo, illumina un strada che scopre, metro dopo metro, una via dove si alternano i trans, che come in questo film identico in ogni scena, a volte si riscaldano vicino a un fuoco improvvisato, a volte parlano fra loro, a volte ridono e si scoprono per attirare l’attenzione dell’avventore di turno. Siamo a Tor Sapienza, ma il quartiere è solo la cornice di un quadro che si presenta ancora una volta uguale a Via Due Ponti, a Viale Longoni, a Viale Oceania. Nel quartiere di Roma Est, però, la situazione si attesta su livelli di criticità sensibili: era il 2013 quando le foto di clienti e transessuali che compivano atti sessuali in pieno giorno, attiravano l’attenzione su quello che oggi è diventato punto di snodo della prostituzione romana. Da Viale Togliatti passando per Piazza Pascali, le strade del sesso portano al “pratone” che corre lungo tutto Viale Giorgio Morandi, dove i trans lavorano ad ogni ora del giorno e della notte. Per strada certo, ma anche all’interno di appartamenti affittati nel quartiere perché “i trans pagano puntuali, sempre. E a volte pure in anticipo”. 


Ricatti, minacce, debiti e guerra fra clan. Un commercio sessuale, questo, dietro il quale si nascondono interessi di una malavita che si innesta nel tessuto romano, intrecciandosi con la mafia – non solo italiana, ma anche albanese, rumena e nigeriana – e con il traffico di droga. Le tratte, in questo caso, seguono le rotte di andata e ritorno dell’America del Sud e dell’Africa: la prima parte dal Brasile, attraversando poi Venezuela e Colombia, e porta a Roma soprattutto i trans, costretti da minacce – verso gli stessi o i parenti rimasti a casa – ad una vita sulle strade. Lo scenario resta lo stesso anche quando, invece, la rotta si sposta a Sud, verso l’Africa nigeriana, dalla quale arrivano le ragazze che sotto il ricatto della violenza, diventano oggetti sessuali. C’è poi l’altro lato della prostituzione, quello che muove dalla promessa di un domani migliore. “Il giorno che pagherò il mio debito sarò la persona più felice del mondo”: parole raccolte da un video della Polizia di Stato, a margine dell’operazione che un anno fa ha portato a 34 ordini di custodia cautelare. Un’indagine che ha svelato una associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di droga, aggravata dalla internazionalità del reato, alla quale si connettono – fra gli altri - i reati di riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione. Il debito di cui parla la ragazza è quello che lei stessa ha contratto con i suoi sfruttatori per arrivare in Italia, allontanandosi da una realtà – quella nigeriana – che continua ad essere fra le più povere e degradate del continente africano. Un viaggio il suo che si traduce in una nuova tratta di schiavi, che, sottolineano gli inquirenti, era in grado di produrre “ingentissimi proventi”. Gli stessi ingenti proventi che nella zona di Roma Est stanno portando a sempre più frequenti guerre tra bande per il controllo del territorio. A pagarne le conseguenze sono le stesse prostitute, verso le quali i due o più clan che si fronteggiano, organizzano intimidazioni, rapine, violenze. Una situazione che ora, dopo le retate di “Mafia Capitale”, ha lasciato campo libero non solo a nuove tracce di potenze di stampo camorristico che stanno allargando le zone di controllo e influenza a territori prima off-limits, ma anche a piccoli/medi trafficanti, specialmente albanesi, che si sentono maggiormente liberi di agire e organizzare i propri “commerci” illegali.


Image titleUniverso escort. “Ci aiutiamo fra noi”. A parlare è Laura - il nome è di fantasia – una ragazza dell’Est Europa dall’apparente età di 25 anni che si sta dirigendo verso quello che è il suo lavoro quotidiano. Quel “ci aiutiamo fra noi” si riferisce ad una serie di rapine e violenze che lei e le sue amiche stanno subendo sempre con maggiore frequenza. Perché la crisi, ma anche le varie guerre di cui sopra, non guardano in faccia a nessuno. E allora ecco che si segnano le targhe delle macchine, si guarda con chi sale la compagna di marciapiede, si chiama la polizia se qualcuna non torna. Intanto sul tram che porta Laura verso una delle tante serate uguali, colpiscono gli sguardi dei passeggeri, che la scrutano quando sanno di non essere visti, accennando un sorriso a mezza bocca quando indovinano quale sia, poi, la sua professione. C’è anche un altro fronte della prostituzione romana, quella che non scende per strada e che non deve incrociare gli occhi dei passeggeri del trasporto pubblico. E’ il mondo delle escort, un universo difficile da contare e da spiegare, ma dentro al quale si nascondo le prostitute italiane, quasi del tutto scomparse dalle strade della Capitale. Eppure non mancano i clienti: dagli annunci sul web che riempiono le pagine di siti specializzati o bacheche, fino agli AAA delle pagine dei giornali, le escort italiane offrono i loro servizi seguendo le loro modalità. Resta difficile tuttavia, come spiegano dalla squadra mobile di Roma, capire il numero esatto delle escort romane perché le stesse si autogestiscono e la prostituzione in Italia non è un reato. Non solo. Perché a rendere ancora più complicato il quadro rientra il fenomeno per il quale, sempre più spesso, il lavoro di escort diventa part-time, relegandolo al week end o ai momenti di necessità. E non si parla solo di soldi. Alla prestazione sessuale a volte corrisponde un baratto, quel “mi fai un regalo” che può trasformarsi in una fine settimana all’estero o in un albergo di lusso in compagnia del cliente. 


Prostituzione cinese. C’è poi un ultimo settore della prostituzione romana che resta sotto il radar della pubblicità e delle strade, e che viaggia per lo più nel passaparola dei clienti: il lenocinio gestito dalla mala cinese. Nascosti spesso dietro centri massaggi – diffusi senza un quartiere di riferimento su tutto il tessuto cittadino - questi luoghi della prostituzione fanno capo al protettore di turno il quale raccoglie gli introiti settimanali della sua zona che anche – e soprattutto - in questo caso sono elevati. Questo perché a differenza degli altri, i prezzi delle prostitute cinesi sono più bassi e quindi i clienti sono di più. Se in strada, per le nigeriane, si parla di prestazioni vendute per 20 euro, per le ragazze dell’Est Europa si arriva a 25/50 euro e per i transessuali fino a 100 euro, le prostitute asiatiche si vendono per molto meno. 5/10/15 euro per appuntamenti “low cost” che possono però arrivare fino a 50/60 euro quando il cliente si trattiene per un’ora. Così quando intervengono le azioni di controllo delle forze dell’ordine che chiudono queste attività illegali, passano solo pochi giorni perché aprano alcune succursali pronte a fare partire nuovamente il lavoro. Anche perché non si possono applicare fogli di via per obbligare al rimpatrio le donne che si prostituiscono. Si legge infatti nella sentenza della Cassazione n. 38701 del 23 settembre 2014 che “…agli effetti dell’inclusione di una persona nella categoria di soggetti socialmente pericolosi ex art. 1, comma 1, n. 3 1. n. 1423 del 1956 e successive modifiche, non è sufficiente il mero svolgimento abituale di attività contrarie alla morale pubblica e al buon costume (tra le quali é tradizionalmente ricompresa l'attività di prostituzione), bensì occorre che siano acquisiti, sulla base della condotta tenuta dal soggetto, elementi di fatto dimostrativi della commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l'integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica… ai fini dell'emissione del provvedimento di rimpatrio con foglio di via obbligatorio, è indispensabile che il comportamento concretamente realizzato dalla persona sia realmente lesivo dei suddetti beni giuridici”. Quindi oggi si chiude, domani si riapre e così via, in un ciclo che, a Roma, si ripete mese dopo mese.