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Villa Massimo: il Consiglio Roma II chiede il ripristino dello stato dei luoghi

Nella richiesta è stato inserito il vincolo per svolgere l'operazione entro novanta giorni o sarà rimozione in danno



Una statua a Villa Massimo

Torna in prima linea la questione della riapertura del parco di Villa Massimo e stavolta lo fa nell’ambito del consiglio municipale Roma II. Nella seduta di stamattina è stato votato un documento redatto in sede di Commissione ambiente e avente come primo firmatario il consigliere Ciampicacigli; documento voluto e quindi controfirmato dal consigliere Valerio Casini, presidente della Commissione municipale ambiente che apre il consiglio esponendo il lavoro svolto dalla Commissione stessa, un lavoro mirato alla riapertura della Villa, ma soprattutto al ripristino dello stato dei luoghi. Con tale documento, illustra Ciampicacigli, viene chiesto di “preservare il carattere della fruizione pubblica ai cittadini della pineta di Villa Massimo e restituirla agli stessi al più presto, libera da abusi e da irregolarità di ogni sorta. Il consiglio impegna il Presidente del municipio e l’assessore all’ambiente ad attivarsi verso il sindaco e all’assessore comunale all’ambiente, per procedere con urgenza alla rimozione dell’area dei cantieri e al ripristino delle norme di sicurezza necessarie ad una immediata riapertura del parco in un quadro di legalità.” A questo è stato aggiunto un emendamento che fa riferimento a quella legge regionale che prevede, entro 90 giorni, la rimozione dei manufatti. In caso di inadempimento si provvederà alla rimozione in danno con addebito al concessionario.  La votazione di tale documento non è avvenuta senza polemiche e senza ovviamente pareri contrari da parte dall’opposizione. Anche i cittadini hanno palesato le loro perplessità in merito, soprattutto riguardo alla tempistica prevista per la riapertura. Tale procedimento infatti incontrerà sicuramente l’opposizione del concessionario dell’area giochi e dell’area ristoro della Villa, principale bersaglio di questa battaglia politica. Ricordiamo che Villa Massimo, infatti, è stata chiusa, ormai quasi due anni fa, per una sospensiva amministrativa ordinata dal Tar prima e dal Consiglio di Stato poi, il quale solo nel settembre scorso si è pronunciato definitivamente ,dichiarando illegittima la concessione rilasciata dal comune di Roma. Con tale sentenza, quindi, il testimone torna nelle mani di Roma capitale chiamata a ripristinare la legalità e restituire la Villa ai cittadini. Sarà necessario quindi, per il ripristino della legalità, che gli uffici comunali si accordino con le sovrintendenze per definire le modalità di ripristino dell’area. Se, sentita la sovrintendenza, si riuscisse a trovare il modo per riassegnare tramite bando l’area in concessione, probabilmente si riuscirebbero ad accelerare i tempi e si eviterebbe un contenzioso gravoso ai danni della collettività. Il concessionario infatti sentendosi danneggiato dall’operato del Comune responsabile dell’illegittimità della concessione, potrebbe agire legalmente per ottenere un risarcimento degli investimenti effettuati. Invece l’approvazione odierna di tale documento potrebbe avere proprio questa conseguenza, con un doppio danno per i cittadini: la mancata riapertura della Villa e il pagamento di un risarcimento che, volente o nolente, ricadrebbe su di loro. Ci auguriamo davvero che Villa Massimo, in un modo o in un altro, possa tornare presto al godimento dei cittadini.