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Villa Massimo stamattina in Commissione Ambiente

Il Municipio Roma II verso la chiusura dell'area ristoro, ma sulla riapertura della pineta tutto tace



Villa Massimo foto © roma2oggi.itTorniamo ad occuparci della questione relativa a Villa Massimo, la storica villa romana chiusa ormai da due anni e tolta alla fruizione pubblica per irregolarità tecniche. Lo facciamo dopo aver partecipato alla Commissione Ambiente riunitasi in largo Loria proprio stamattina. Commissione convocata con all'ordine del giorno un unico punto: Villa Massimo, provvedimenti  ripristino stato dei luoghi. 

La storia. Facciamo un passo indietro, necessario per illustrare, a chi non ne fosse a conoscenza, la questione burocratico -amministrativa che attanaglia Villa Massimo ormai da due anni. Il Comitato per la difesa della pineta di Villa Massimo, riscontrando l'esistenza di un vincolo paesaggistico sulla villa stessa, rivolge ricorso al Tar contro la costruzione e concessione, da parte di Dafi srl, di un Punto Verde Infanzia oltre che di un'area ristoro, secondo il Comitato, realizzata su una cubatura maggiore rispetto a quella lui concessa. Il Tar, con sentenza datata 27 maggio 2014 boccia il ricorso col quale i cittadini chiedevano il blocco dei lavori di riqualificazione sull'area giochi. Il Consiglio di Stato, chiamato a sentenziare sul successivo ricorso alla sentenza del Tar, emette il verdetto definitivo lo scorso 9 settembre. Sentenza con la quale si richiama alla responsabilità formale del Comune di Roma nell'iter procedurale per la concessione e, per questo chiamato, dallo stesso giudice amministrativo, a porvi rimedio. Al Comune di Roma è imputato il fatto di aver dato in concessione la villa per la realizzazione dell'area giochi e dell'area ristoro senza aver sentito il parere, vincolante, della sovrintendenza. Parere che vista l'esistenza di un vincolo paesaggistico risalente al ventennio, probabilmente avrebbe imposto limiti ad hoc alla riqualificazione delle due aree.

I fatti. Stando così le cose, la Commissione Ambiente del secondo Municipio, lo scorso novembre, ha redatto un documento, poi votato dal consiglio dello stesso municipio, con il quale l'amministrazione di via Dire Daua ha chiesto di "preservare il carattere della fruizione pubblica ai cittadini della pineta di Villa Massimo e restituirla agli stessi al più presto, libera da abusi e da irregolarità di ogni sorta. Il consiglio impegna il Presidente del municipio e l’assessore all’ambiente ad attivarsi verso il sindaco e all’assessore comunale all’ambiente, per procedere con urgenza alla rimozione dell’area dei cantieri e al ripristino delle norme di sicurezza necessarie ad una immediata riapertura del parco in un quadro di legalità." In aggiunta a tale documento, l'emendamento che fa riferimento a quella legge regionale che prevede la rimozione dei manufatti entro 90 giorni. Novanta giorni non ancora decorsi, ma durante i quali si presume la preparazione degli atti necessari a procedere. 

La Commissione Capitolina Ambiente.  Proprio per questo è stata richiesta, sollecitata dall'opposizione nella persona del consigliere FdI Fabrizio Ghera, la riunione della Commissione Ambiente di oggi. Presieduta dal consigliere di maggioranza De Luca, la Commissione ha inteso ascoltare le varie parti in causa e venire per questo a conoscenza dello stato attuale dei fatti. Assente il presidente del Municipio II, Giuseppe Gerace, l'amministrazione municipale ha riferito attraverso il dott. Imbastaro, ufficio tecnico,  il quale ha sottolineato che, dopo una serie di sopralluoghi e successive relazione tecniche sulle aree interessate, il municipio Roma II si sta muovendo  per una richiesta di sospensione attività commerciale e ripristino dei luoghi. Solo dopo la presentazione di tali atti potrà essere resa esecutiva, da parte della polizia locale, la chiusura dell'intera area ristoro, a tutt'oggi ancora aperta a discapito del parco chiuso da due anni, o più precisamente, come è emerso dalla Commissione di stamani, non utilizzabile.

Il paradosso. All'interno della vicenda di Villa Massimo prende forma una grossa contraddizione, riconosciuta anche in sede di Commissione e causa delle numerose polemiche e divisioni politiche scaturite da questa vicenda. Il problema esistente su Villa Massimo riguarda la concessione- convenzione rilasciata a Dafi srl, attraverso la quale la Dafi, per responsabilità del concedente Comune di Roma, sta esercitando un'attività su una struttura non rispettosa del vincolo paesaggistico. Ad essere stata chiusa, almeno per il momento, è però la sola villa. La pineta, con la sua area giochi, è stata tolta alla fruizione pubblica, mentre l'area ristoro continua ad essere in attività in attesa che, l'uno o l'altro ufficio competente, ne autorizzino la chiusura. Sul problema dell'ingiusta chiusura del parco, e sulla richiesta di riapertura, non si stanno battendo soltanto cittadini e comitati di quartiere, ma anche alcune forza politiche. 

La dichiarazione. Fabrizio Ghera, consigliere capitolino di opposizione, si è adoperato sin dall'inizio della vicenda per fare chiarezza e per trovare una soluzione,  partecipando anche, al fianco della popolazione del quartiere Nomentano, alla manifestazione dello scorso novembre per la riapertura della Villa. Dal punto di vista istituzionale è stato grazie all'impegno di Ghera che sono state convocate sia una Commissione Trasparenza, sia quella Ambiente odierna, allo scopo di fare chiarezza ma, soprattutto, sollecitare la soluzione del problema. “È ormai chiaro- dichiara Ghera - il continuo passaggio di testimone a cui ci stanno facendo assistere. Nessuno vuole assumersi la responsabilità di trovare una soluzione. La questione dell'area ristoro deve essere scissa e risolta separatamente da quella della pineta. La Villa deve essere restituita ai cittadini.ˮ 

L'osservazione. È d'obbligo precisare, a fronte anche di quanto detto da Ghera, che la cosiddetta area giochi e diversamente l'area ristoro, sono frutto di due diverse concessioni. Per questo la scissione del problema del vincolo ambientale sul parco da quello dell'abuso edilizio dell'area ristoro non dovrebbero essere tangenti, anche se si tratta dello stesso concessionario.

La conclusione. A termine della Commissione odierna, il presidente, consigliere Athos De Luca, ha chiesto un'accelerazione nella presentazione di quegli atti che consentiranno la chiusura del ristorante. Dopo ciò, sostiene De Luca, recepito parere della sovrintendenza si deciderà quale parte dell'edificato abbattere e quale mantenere in essere, riassegnando la concessione con un nuovo bando. Quanto richiesto dal presidente De Luca non è lontano né differente da quanto emerso dalla sentenza del Consiglio di Stato. Bisognerà soltanto aspettare il via da uno degli uffici competenti, a patto che qualcuno deciderà di assumersi la responsabilità, riconosciuta come personale, di firmare e autorizzare la chiusura dell'attività commerciale.