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Categorie: Giovanili - Juniores

Wojtyla Cup: la Rappresentativa tra luci ed ombre

Il primo torneo giocato dalla formazione di Bencivenga ha messo in mostra pregi e difetti delle scelte fatte dal ct



Una finale conquistata giocando contro due club professionistici è sicuramente un risultato da conservare, ma non è tutto oro quel che riluce in casa Rappresentativa. Scavando nelle tre partite che la selezione Under 19 del CR Lazio ha giocato durante la Wojtyla Cup vinta dalla Lazio ci sono elementi positivi ed altri meno. 

Bencivenga da indicazioni durante la sfida con la Roma (foto ©gazzettaregionale.it)Dettagli In campo contro, nell'ordine, Roma, Mostar e Lazio la formazione di Bencivenga ha mostrato un ottimo livello di determinazione, necessaria per combattere contro chi ha una cifra tecnica ed organizzativa superiore. Nel match con i giallorossi, in cui De Rossi ha comunque scelto di giocare al ribasso, il gol di Compagnone ha regalato un successo prezioso per il morale, dopo una sfida in chiaroscuro in cui a prevalere è stato sicuramente il pacchetto di mischia più pesante dei dilettanti, rispetto a quello del team di Trigoria che presentava tanti '98, ed anche un '99, dal primo minuto. La scelta tattica del ct ha proposto una squadra ordinata che è riuscita a sopperire alla differenza di palleggio romanista, evidente nella quantità del possesso palla. Movimenti abbastanza riusciti ed un buon tasso di pericolosità hanno permesso di portare a casa i primi tre punti. Ma è dalla sfida contro il Mostar che sono venute fuori le mancanze di una selezione rimasta piuttosto approssimativa per possibilità di ricambi e turnazione. I bosniaci, a differenza della Roma, avevano chili e centimetri in quantità e fronteggiarli con i soli Le Rose e Di Maggio in mezzo al campo è sembrato un azzardo abbastanza suicida. Fortuna ha voluto che sul tiro di Martinelli la testa di un avversario abbia deviato alle spalle del portiere il gol del definitivo 2-2 portando la Rappresentativa in finale. Inoltre, l'impiego nel minutaggio dei diversi interpreti è stato davvero sbilanciato, con un caso su tutti, quello di Compagnone. L'attaccante del Colleferro ha giocato quattro gare in cinque giorni tra club e Rappresentativa. Troppo per quello che di fatto è stato considerato l'unico terminale offensivo della squadra. De Dominicis si è ben proposto un po' più lontano dall'area, ma forse una maggior presenza del giocatore della Tor Tre Teste vicino i pali avrebbe aiutato nella finalizzazione pura e semplice. I gol (4) della formazione laziale sono arrivati in un caso da palla inattiva (Di Maggio in finale) con due conclusioni dal lontano (Di Maggio e Martinelli col Mostar) e contro la Roma la rete è tutta frutto della "prepotenza" di Compagnone. Segnali, questi, di una difficoltà nel riuscire a trovare lo spazio per liberare la battuta negli ultimi 16 metri.

Image titleLe buone nuove Il reparto che ha dato i riscontri maggiormente positivi è senza dubbio quello difensivo. Ogni elemento schierato ha dato il suo apporto, dimostrando compattezza negli spazi ed affidabilità nei singoli. Da sottolineare le prove di Porfiri e Cornacchia (nonostante l'espulsione) ed Albanese possono far dormire sonni tranquilli, così come Cassetti del Città di Ciampino, partito bene con la Roma poi misteriosamente rimasto fuori dal campo durante le altre sfide... In chiaro scuro le prove di Petrucci, autore di buoni interventi alternati a qualche incertezza, una grave, contro il Mostar. La gran bella notizia sulla quale lavorare e far girare le convocazioni da qui in avanti è però la presenza di Alessio Di Maggio e la sua immensa qualità in mezzo al campo. L'unico errore commesso dal centrocampista del Grifone Monteverde è stato fatale durante il match col Mostar (palla giocata male verso l'esterno e contropiede fulmineo e vincente dei bosniaci), ma con due gol e tante altre giocate utili ha completamente cancellato l'unico passo falso della sua presenza al Wojtyla.