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Categorie: Dilettanti - Giovanili

Zarelli, l'intervista integrale parte 4: "I presidenti vogliono farmi rimanere. Caridi al mio posto? No"

Scandito in quattro appuntamenti, riproponiamo il lungo confronto con il presidente del Cr Lazio sulle problematiche che affliggono il mondo del calcio



Riproponiamo l'intervista integrale al Presidente del Cr Lazio Melchiorre Zarelli, pubblicata sull'edizione n°22 di gazzettaregionale.it. L'articolo è stato suddiviso in quattro appuntamenti, al fine di renderne più snella la lettura online.
       
Melchiorre Zarelli © crlazio.infoCambiamo tema. A inizio anno, alla Festa dei Calendari, ha sostenuto in pompa magna il presidente LND Belloli, come tanti altri Presidenti di Comitato. Si è arrivati alla sfiducia all’unanimità, che cosa non ha funzionato? 

“Vede, sono stato uno di quelli che ha sostenuto a suo tempo Belloli. La sua candidatura è stata sostenuta da tutto il Nord, ovvero dalla maggioranza del calcio. Quando abbiamo visto che era indicato dal Nord compatto, essendo il presidente del Comitato con più squadre in assoluto e non avendo altre ipotesi, ci siamo schierati al suo fianco. Aveva fatto molto bene in Lombardia”.

Belloli ha denunciato di essere vittima di un disegno per farlo fuori. 

“Dicono che nei primi verbali non era presente questa frase, poi successivamente uscita fuori. Chi era presente, però, non aveva detto nulla. Mi chiedo: tu rappresentante del calcio femminile, e ce n’erano otto, che ascolti questa frase, ti devi indignare immediatamente. Invece nessuno ha detto nulla. Perché?”.

Per la conoscenza che ha di Belloli, pensa che un’uscita simile possa essere venuta fuori? 

“Tutti noi non abbiamo un linguaggio forbito, potrebbe essere successo, ma conoscendolo non me la sento di dire che possa aver detto una frase del genere, come chi era presente non penso possa indignarsi dopo due mesi. Poi su altre cose che sono avvenute dovrà lavorare la Procura”.

Rispetto alla vicenda Tavecchio sono stati usati due pesi e due misure? 

“La frase di Tavecchio è stata presa a pretesto per massacrarlo. Ha avuto la forza d’animo di resistere, perché tanti vostri colleghi lo hanno massacrato. E’ uno che parla a braccio e nella concitazione del dialogo gli è scappata quella frase. Se andiamo a stringere, però, voleva intendere che avevamo tanti giocatori italiani e non ci sarebbe bisogno di andare a cercarli all’estero”.

Felice Belloli © lnd.itPerò bisogna anche tenere conto del ruolo che si occupa. 

“Lui è una persona preparata. Abete aveva un altro tipo di approccio, ma anche Tavecchio è stato incisivo. Chi è da poco diventato presidente della Federazione, nella foga del parlare, può avere un’uscita poco felice, ma lui intendeva tutt’altro rispetto a ciò che hanno sottolineato i mass media”.  

Pensa sia davvero realizzabile una Lega indipendente del femminile? 

“Secondo me no. Vi spiego il perché: come svolgono l’attività regionale? Il Comitato è la rappresentanza della LND nella regione fino a quando la federazione non avrà possibilità di realizzare una sua struttura regionale. Non penso sia possibile a meno che la Lega del Femminile non si occupi solo di Serie A e B, lasciando ai comitati l’attività regionale. Vogliono questo? Glielo auguro, ma ho tante perplessità. Noi abbiamo fatto un’attività di Calcio a 5 considerevole, sarebbe bello ripetersi con il Femminile”.

Passando alle Rappresentative regionali, nonostante gli ottimi risultati molti attaccano il criterio di selezione dei CT. Come si arriva alla scelta di un nome? 

“Delle volte intervengo come nel caso di Giannichedda. Mi ero stufato di chi ci stava prima, anzi si è eliminato da solo... A quel punto mi ero messo in testa di fare un salto di qualità: Giannichedda, persona eccezionale, che al primo anno ha vinto con gli Allievi e a quel punto mi è venuta l’idea di proporgli di allenare la Juniores sotto età, con lo stesso gruppo con cui aveva vinto l’anno prima. Lui ha accettato con entusiasmo ed ha rivinto. A quel punto, avendo vinto Rossi con gli Allievi, ho fatto la stessa cosa e anche lui ha centrato il bis. Rossi è quello che è, ma è un tecnico sveglio, a volte anche troppo. Essendo la Juniores la squadra più importante e più seguita, staremo col fucile puntato e ci auguriamo che faccia anche quest’anno bene altrimenti lo solleviamo dall’incarico... (ride, ndr). Siamo attenti alle nostre scelte, a volte possono essere non apprezzate e non condivise, in tanti vorrebbero avere questo posto, ma ci vogliono determinate caratteristiche. Soprattutto essere immuni da sollecitazioni esterne e tutti quelli che abbiamo rispondono a questi requisiti”.

Giannichedda © crlazio.infoLe va dato atto che sotto la sua presidenza il Lazio ha ottenuto ottimi risultati nel ‘Torneo delle Regioni’ pur con una Juniores sotto età. Le sue sensazioni alla vigilia dell’inizio della kermesse. 

“Difficile ripetersi, ma ci proviamo, anche perché la finale verrà fatta a San Siro. Vedete quelle coppe (indica i trofei presenti nel suo ufficio, ndr)? Sono stati vinti dal 2007 in poi, da quando io e il Consiglio Direttivo abbiamo modificato le norme sui campionati giovanili, perché prima non vincevano nulla. Abbiamo vinto con il Femminile, con Rossi e Macidonio, pur non avendo i numeri di Lombardia o Piemonte. Allievi e Giovanissimi hanno vinto il titolo, sei volte la Juniores, siamo il bacino più importante dal punto di vista giovanile, senza possibilità di smentite. Poi però ci accusano di obbligare l’Eccellenza a giocare con il ‘98...”.

Ci ha servito l’assist per la domanda successiva. Da sempre fa discutere la regola sugli under obbligatori in Eccellenza e Promozione. Non pensa che un calciatore di qualità verrebbe comunque schierato? 

“Devo dire che molti presidenti hanno avuto la bontà di ammettere che senza queste norme avrebbero avuto costi di gestione molto più alti”.

Però è vero che ci sono piccole realtà fuori Roma che, se vogliono disputare un campionato di livello e non avendo un grande bacino, devono spendere molto di più per far venire gli Under da fuori. 

“Sono poche. Le nostre società sono sveglie e hanno molta inventiva. Si sistemano con club vicini che hanno un bacino più ampio e li valorizzano. Ci sono diversi prestiti. Consideri che il ‘97 o il ‘98 in gamba ha una chance in più per entrare nel professionismo”.

Alcuni ragazzi non sono proprio fisicamente pronti per questi campionati. 

“La maggior parte dei club di Eccellenza ha squadre giovanili che giocano con gli Allievi in Elite o nei Regionali. Si sono creati tutta la filiera e alla fine stanno portando tantissimi giocatori in prima squadra senza spendere niente. Chiaro che ci sono piccole realtà come il Serpentara che hanno più difficoltà, ma si sono attrezzati con la Juniores. Qualche club sarà più sacrificato, ma bisogna tenere conto di quelli che valorizziamo, che sono la maggioranza”.

Siamo a un anno e mezzo dalla chiusura del suo mandato. 

“Stanno spingendo per farmi rimanere. C’è questa possibilità, vedremo quando sarà l’ora. Ci sono in ballo delle iniziative importanti, che avevo proposto anche a Belloli, sulla dematerializzazione delle iscrizioni e dei tesseramenti. Per ora sono difficili da realizzare, ma ad ottobre, novembre vorremmo cominciare a fare delle simulazioni con le società. Sarebbe una grande cosa: si eviterebbero pile di raccomandate, stampa di tesseramenti e in tempo reale si potrebbero prevenire molti errori. Per esempio si potrebbero conoscere tanti giocatori che non sono tesserati tra quelli che giocano. Considerate che ultimamente c’è stato un gran furto di raccomandate che ha causato problemi”. 

Nel caso in cui lasciasse si fa il nome di Nuccio Caridi... 

“E’ un caro amico, ma non ha nessuna voglia di prendere il mio posto. Ha un’attività che non glielo permette. Per fare seriamente questa attività bisogna lavorare a tempo pieno. Io vengo ogni giorno alle nove e mezza e vado via alle sette e mezza, sabato escluso. Prima venivo anche di sabato. Magari trovassi qualcuno per prepararlo. Se Dio mi darà la salute e le società vorranno riconfermarmi, andrò avanti per un altro po’ di tempo dedicandomi a qualcuno di buona volontà che voglia succedermi. Ci sono tante cose: dalla giustizia sportiva, all’organizzazione gare, ai tesseramenti. Ci sono anche tante responsabilità, altrimenti si rompe il giocattolo con riscontri negativi”.