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Zoning, cos'è e perché può regolare la prostituzione

Alla casa internazionale delle donne, il racconto di alternative possibili nelle strade cittadine.



Un'immagine del dibattito sullo zoningUna politica a sociale. "Lo zoning non è la soluzione alla prostituzione. Piuttosto è l'applicazione di una politica sociale attuabile per la città, che coinvolga cittadini e istituzioni". Tiene a specificarlo sin da subito Vittoria Tola, scrittrice e studiosa, perché la materia è di quelle spinose e che dividono. Lo zoning, tornato al centro della discussione nazionale dopo la proposta del presidente dell'XI Municipio Andrea Santoro - anche lui presente in sala - è quel fenomeno che vuole organizzare  la prostituzione in luoghi definiti della città, con il fine di regolarne l'attività e ridurre l'ampio spettro dei danni che dalla stessa derivano. "Ma non si parli di zone statiche - aggiunge Francesco Carchedi, scrittore e sociologo - Lo zoning prevede una mappatura del territorio che coinvolge i cittadini, cercando di capire come si dovrà attuare il progetto, senza provocare conflitti e svalutare il valore gli immobili del quartiere. Perché  lo zoning - continua Carchedi - cerca anche di portare vantaggi: nel caso di Padova, ad esempio, si è avuto un micro sviluppo economico della zona dove lo stesso è stato attutato, con la riapertura di ristoranti, bar e discoteche". 


Atteggiamento iperconservatore. "Lo zoning è senza dubbio un fenomeno complesso - spiega Giorgia Serughetti, ricercatrice sociale e scrittrice - ma occorre aprire lo spazio alla discussione e alla analisi pubblica. C'è infatti un atteggiamento iperconservatore che anziché proporre, sembra voglia lasciare le cose come stanno, ma lo zoning non ama la prostituzione più di chi la vuole proibire. Bisogna porsi - prosegue Serughetti - tre punti per far funzionare il fenomeno: la protezione della prostituzione, l'empowerment delle donne e la reversibilità della scelta prostitutiva. Perché lo zoning non è il favoreggiamento della prostituzione, un lasciapassare ai clienti, anzi, l'obiettivo è la protezione delle donne dallo sfruttamento".


Voci contrarie. Nella sala non mancano però opinioni diverse e opposte allo zoning e alla sua applicazione. Fra queste quella di Ilaria Boiano, penalista e rappresentante della associazione "Differenza Donne": "Ho sentito parlare a lungo di mediazione e risoluzione dei conflitti: eppure con lo zoning non si offre supporto agli uomini/donne/trans, ma si rende più tollerabile lo sfruttamento. Non si deve mediare - chiude la Boiano - bisogna invece modificare lo status quo, sviluppando alternative valide allo zoning". Anche all'uscita della sala di via della Lungara, le voci contrarie allo zoning non mancano. E il punto che resta al centro della attenzione è sempre lo stesso: "Sembra che la donna non esista al di là del fenomeno prostitutivo - racconta un gruppo di ragazze - come se la stessa si materializzi sulle strade per poi sparire nuovamente al termine della notte. Nascondere la polvere sotto il tappeto non può essere la soluzione". Al termine della discussione, comunque, quello che appare certo è che il fenomeno prostituivo necessiti di una regolamentazione che, ora più che mai, debba porre rimedio a quello che in alcune zone di Roma sta assumendo sempre più i caratteri di una emergenza sociale.