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#Zoning, intervista all'On. Costantino: "Un modo di non chiudere gli occhi"

Il deputato SEL: “È necessario lavorare sulle nuove generazioni. Per questo, le scuole dovrebbero poter affrontare i temi della violenza di genere, del bullismo, dell’omotransfobia”



L'Onorevole Celeste CostantinoTorniamo a parlare di prostituzione e delle possibili politiche da applicare nel contesto romano – ma non solo - con l’On. Celeste Costantino, deputato SEL, da sempre attenta alle questioni sociali e alla lotta alla criminalità organizzata che l’hanno portata ad essere punto di riferimento per queste tematiche, prima nell’associazione “daSud” poi fra le fila del Parlamento.


Onorevole Costantino, con la proposta di zoning richiamata dal Presidente del IX Municipio capitolino Andrea Santoro, si è tornato a parlare del tema della prostituzione. Lei in materia ha espresso delle perplessità legate soprattutto al rischio che con questa "legalizzazione" si abbassino i controlli delle forze dell'ordine, lasciando maggiore spazio allo sfruttamento criminale. Un rischio, questo, che lei conosce e che deriva, anche, dalla sua esperienza nella lotta alle mafie.

“Sì, lo sfruttamento della prostituzione e la tratta sono due importanti business delle criminalità organizzate. Su questo bisogna vigilare attentamente per non fare errori di valutazione. Parlare di Zoning è piuttosto un modo di non chiudere gli occhi davanti ad un fenomeno che, pur colpito da leggi repressive, azioni di polizia e criminalità, continua ci piaccia o no ad esistere. Significa allora tentare di elaborare una strategia che coinvolga le prostitute, chi in questi anni le ha aiutate (soprattutto le unità di strada) e i cittadini che faticano a convivere con questo fenomeno, anche perché a volte tendono a semplificarlo rinunciando a comprenderne tutte le articolazioni. Mafie incluse, purtroppo”.


Una delle critiche espresse contro il provvedimento studiato da Santoro è che lo stesso si limiti ad una operazione di decoro urbano che risponde più alle esigenze dei cittadini invece di trovare una soluzione effettiva e efficace al fenomeno prostitutivo.

“È una critica che mi sento di condividere. Il tema è quello della prostituzione e non possiamo pensare di cancellare o ghettizzare un fenomeno estremamente complesso, in continua evoluzione. Affrontarlo alla stregua di un problema di “decoro urbano” è l'errore più grande che si possa fare. Sebbene riduca l'allarme sociale tra gli abitanti, di fatto peggiora le condizioni di chi si prostituisce. Cercare una “soluzione” al fenomeno prostitutivo è una contraddizione in termini; bisogna piuttosto immaginare uno zoning che preveda riduzione del danno nella prostituzione in strada, nuovi servizi di unità di strada e progetti per aiutare la fuoriuscita di donne, transessuali e uomini dalla tratta e dallo sfruttamento. Senza dimenticare l'importanza di piani di sensibilizzazione rivolte ai clienti e introduzione dell'educazione sentimentale nelle scuole”.

L'intervento di Celeste Costantino alla Casa Internazionale delle Donne

Alla conferenza organizzata dalla "Casa Internazionale delle Donne" lei ha spiegato che "bisogna trovare comunque un percorso condiviso sul tema". Un'idea potrebbe essere quella di partire dalla proposta di legge da Lei presentata, sulla educazione sentimentale nelle scuole.

“È necessario lavorare sulle nuove generazioni. Per questo, le scuole dovrebbero poter affrontare i temi della violenza di genere, del bullismo, dell’omotransfobia. Anche in questo senso ho depositato - ormai quasi due anni fa - la proposta di legge per l’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole. Per prevenire la violenza di genere non bastano le riforme penali, ma serve un'azione culturale vera che parta dalla decostruzione degli stereotipi e dall'immaginario di genere, che ripensi il modo in cui si concepiscono le relazioni e che si ponga l'obiettivo di un nuovo concetto di cittadinanza. D'altronde la tanto sbandierata Convenzione di Istanbul – che questo Parlamento ha approvato all'unanimità – ci chiede proprio questo”.


A proposito di Parlamento. Delle 12 proposte di legge in materia depositate, nessuna è stata ancora discussa. Le Camere non sembrerebbero quindi interessate a produrre - o a discutere - una legislazione innovativa, in tema di prostituzione, che superi la legge Merlin.

“Non tutti sanno che la proposta della senatrice socialista Merlin ci ha messo ben 10 anni a diventare legge. Questo ci dice chiaramente che parlare di prostituzione dà sempre vita a dibattiti intensi, polemiche, stop e ripartenze delle proposte di legge che, di legislatura in legislatura, vengono presentate. Personalmente non ho voluto farmi portavoce di un disegno di legge per una ragione molto semplice: siamo di fronte a una questione su cui non si possono esprimere certezze e allo stato attuale non esiste un modello in Europa da poter prendere come esempio. Gli studi di settore ci dicono che, dopo un iniziale successo, sia il modello proibizionista svedese sia quello legalizzato olandese non hanno fatto diminuire il fenomeno”. Purtroppo però non credo ci sia la serenità e la maturità da parte di questo Parlamento e di questo Governo per regolamentare un fenomeno complesso come la prostituzione. Troppi condizionamenti esterni intervengono nella discussione intorno a questi temi. E forse non è un caso che delle 12 proposte di legge depositate - da quasi tutti gli schieramenti politici - siano espresse posizioni completamente diverse e spesso ideologiche e propagandistiche: si va dalla repressione - derubricando la questione a un problema di decoro urbano e pubblica sicurezza – al ritorno al passato con la semplice riapertura delle case chiuse. Non è perciò controproducente in sé correggere la legge Merlin, perché è evidente che in questi anni molte cose sono cambiate. Il punto è però: in quale direzione bisogna andare? Su questo c'è ancora troppa confusione, un dibattito pieno di pregiudizi, posizioni ideologizzate che non permettono di affrontare il tema con la serietà necessaria”.


Ancora sullo zoning. Quello che appare di interesse nel modello proposto da Santoro è la scelta di partire dal territorio, coinvolgendo cittadini, comitati e istituzioni locali, invertendo quindi una logica discendente nazionale. Può essere questa la scelta da cui iniziare?

“Credo che sia questo il modo migliore per coinvolgere gli abitanti e adottare una scelta condivisa. Bisogna però trovare momenti di discussione vera e allargare la partecipazione anche a chi non lo ritiene una sua priorità. È importante centrare il tema del dibattito: qui parliamo di prostituzione e non di degrado o decoro urbano. Un errore del genere vizia profondamente un percorso che si configura correttamente. Riguardo alla logica nazionale credo che la politica debba mettersi a disposizione degli enti locali e degli amministratori per tentare di trovare un metodo che tenga conto delle donne coinvolte, avvicinando alle istituzioni o alle associazioni le vittime di sfruttamento e le prostitute che non hanno accesso a controlli sanitari, diritto alla casa o all’istruzione. A Mestre più di 400 donne hanno partecipato a speciali percorsi di reinserimento e protezione dell’identità. Mentre sulla tratta e sullo sfruttamento il Governo può essere immediatamente efficace finanziando i piani anti tratta già previsti”.


Chiudiamo con una domanda su “Spiazziamoli”, l’evento che ha portato la lotta alle mafia nelle piazze. I numeri raccontano un successo, con una raccolta di partecipazione che ha compreso bambini, donne, uomini, italiani e non. C’è speranza di un cambiamento quindi anche se qualcuno punta il dito contro quella che viene definita “antimafia da spettacolo”.

“Il successo di Spiazziamoli è principalmente quello di aver dimostrato la grande consapevolezza dei romani in tema di mafia e antimafia. In questi mesi, dopo la grande eco dell'inchiesta mafia capitale, troppi hanno ridimensionato e minimizzato il fenomeno rendendolo “semplice corruzione” o una piccola “tangentopoli” alla romana. Insomma lo stesso atteggiamento che in questi anni abbiamo riscontrato, anche da istituzioni, dirigenti e professionisti, quando denunciavamo che Roma era diventata un porto di clan, ovvero una città dove le mafie, autoctone e non, avevano stretto un sodalizio per spartirsi business e controllo del territorio. Credo insomma che lo “spettacolo” l'abbia dato la cittadinanza, organizzando più di 60 eventi in contemporanea in altrettante piazze della città. Una rete che ha capito che l'antimafia è il prerequisito dell'agire pubblico e che riguarda tutti i settori della nostra vita quotidiana. Dal welfare alla sanità, dalla scuola al lavoro”.