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il convegno

La SLA e il calcio, una relazione diventata pericolosa

Presentato il libro di Massimiliano Castellani, che vuole riflettere sulle ragioni di questa misteriosa malattia che ha colpito tanti calciatori

13 Aprile 2016

La copertina del libro di Massimiliano Castellani

La copertina del libro di Massimiliano Castellani

La copertina del libro di Massimiliano Castellani

SLA, il male oscuro del pallone”. È questo il titolo del libro inchiesta scritto da Massimiliano Castellani, giornalista del quotidiano “Avvenire”, presentato lo scorso 11 aprile nella sezione arbitri di Roma 1. Erano presenti anche, in qualità di relatori, il medico e ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, Nicola Vanacore, il presidente del Coni Lazio, Riccardo Viola, l’ex calciatore e vice presidente del Coni Lazio, Felice Pulici e il giornalista di Rai Sport, Saverio Montingelli. L’iniziativa è stata promossa dall’associato Paolo Massimo Campogrande, che si occupa di management dello sport attraverso Life Together.


Il giornalista, presentando il suo libro, ha voluto spiegare il lavoro di ricerca svolto in tanti anni, dove ha riscontrato “casi di SLA abbastanza inquietanti”. Tanti quelli registrati in Italia, dalla morte di Gianluca Signorini a quella di Stefano Borgonovo: nonostante i vari tentativi di fare ricerche però ancora non ne sono state individuate le cause. “In questi anni – spiega Castellani – ho trovato persone che non volevano parlare. I calciatori spesso tendono a chiudersi. Con Borgonovo ho atteso un anno. Quello che dispiace è che in Italia abbiamo i migliori medici e ricercatori al mondo, ma mancano i fondi per la ricerca. Le industrie farmaceutiche non sono interessate a investire e nel mondo del calcio ci confrontiamo con una certa paura”.


Massimiliano Castellani parla del libro

Sotto accusa ci sono alcuni farmaci di cui ex calciatori hanno abusato nel corso degli anni, addirittura l’acqua inquinata da particolari sostanze con cui venivano innaffiati i campi degli stadi. A proposito di questo è intervenuto Felice Pulici, ex portiere della Lazio e oggi vice presidente del Coni Lazio: “Per quanto riguarda la mia esperienza anche io all’epoca assumevo determinati farmaci che servivano ad alleviare il dolore. Avevo un’ernia e giocai tutta una stagione in quelle condizioni. Però non c’è mai stata una ricerca specifica su quei farmaci”.


Saverio Montingelli, giornalista di Rai Sport che si è occupato anche di questa malattia in alcuni suoi servizi, ha voluto spiegare come si fosse sentito in dovere di “raccontare queste storie e fare denunce”. Riccardo Viola, presidente del Coni Lazio, nel suo intervento ha spiegato invece che c’è bisogno di “far capire la cultura dello sport. Il mio motto è che se fai sport e ti diverti non perdi mai, ma in quanti fanno fede a queste parole? Oggi sempre più sportivi vogliono arrivare soltanto alla vittoria a tutti i costi. Viviamo in una società in cui il ciclista che vince una competizione in maniera illecita, seppur squalificato, non viene privato dei soldi guadagnati con il suo comportamento scorretto. Vorrei ricordare che si muore di doping: un atleta che ne viene messo in mezzo può essere anche giustificato, ma un medico o un dirigente che assumono questi comportamenti andrebbero mandati via per sempre”.


Il Dottor Vanacore spiega la SLA attraverso delle slide

Infine, per cercare di far capire la SLA e i motivi per cui molti calciatori sono stati colpiti, è intervenuto il medico e ricercatore Nicola Vanacore: “Probabilmente non c’è un solo fattore che causa questa malattia, ma è un insieme di più fattori. Nel nostro studio basato su 24mila giocatori di Serie A, B e C in attività tra il 1960 al 1996, sono emersi 8 decessi per SLA con un aumento del rischio di 12 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Il giudice Raffaele Guariniello ci fornì a suo tempo un dato ancora più allarmante: 16 calciatori morti di SLA tra il 1996 e il 2004. Quindi si sale a 24 decessi. Il cluster di SLA nei calciatori professionisti italiani – continua Vanacore – è probabilmente uno dei fenomeni più rilevanti riportati nella storia della medicina, paragonabile dal punto di vista epidemiologico, ad esempio, alla relazione amianto-mesotelioma pleurico. Per un fenomeno eccezionale è richiesto uno sforzo eccezionale da parte della comunità scientifica e sportiva (dal 2005 ad oggi sono solo 4 i report scientifici specifici sul tema pubblicati, a fronte di circa 12000 articoli sulla SLA). Se si riuscisse a capire l’origine di questo cluster nei calciatori professionisti italiani, probabilmente ci avvicineremo a comprendere le cause della SLA e quindi poter forse proporre nuove terapie. Bisogna segnalare che i calciatori professionisti italiani sono meno dell’1% di tutti i casi di SLA presenti in Italia. La riflessione generale – conclude il medico – è che quindi abbiamo un’opportunità da cogliere subito, ora”.

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