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Real Velletri, Maferri: "Mi sento un ragazzo, non ci penso a fermarmi"

Il 43enne ha appena cominciato una nuova sfida e ha già promesso che non sarà l'ultima della sua carriera

11 Ottobre 2019

Alessandro Maferri (a sx) durante la presentazione con il Real Velletri

Alessandro Maferri (a sx) durante la presentazione con il Real Velletri

Alessandro Maferri (a sx) durante la presentazione con il Real Velletri

Ci sono passioni e amori troppo grandi, dai quali non ci si vorrebbe mai staccare. Una storia del genere è quella di Alessandro Maferri, 43enne con un curriculum infinito ma con ancora tanta voglia di sorprendere. L'ultima sfida è stata quella di "accasarsi" e rappresentare la squadra della sua città, legandosi al Real Velletri. Un'esperienza inedita per il 'Marco Polo' del calcio laziale e non solo, cominciata sotto la migliore stella con la doppietta all'esordio con il Divino Amore.


Dopo un lungo girovagare, finalmente giochi a casa tua.

"Si. Ho 43 anni e non ho mai giocato a Velletri: questa è la prima volta. Non voglio dire che sono a fine carriera perchè mi sento ancora un ragazzo, e chissà se questa volta pianterò la tenda oppure in futuro deciderò di ripartire e macinare chilometri, come del resto ho fatto in tutta la mia carriera. Ho sempre militato in campionati di Serie C, D ed Eccellenza. Poi verso i 35 anni ti cominciano a chiamare le squadre di Promozione che puntano a vincere, e ancora più in là con il tempo arrivano i contatti anche dalla Prima Categoria. Diciamo che negli ultimi anni ho vinto svariati campionati di Prima Categoria e nelle ultime 3 stagioni sono sempre stato il capocannoniere della squadra in cui ho giocato. Poi, in estate, a squillare al telefono è stata la formazione della mia città".


Una nuova sfida quella con i rossoneri. Che sensazioni provi?

"E' innanzitutto una responsabilità doppia quella di giocare a Velletri perchè qui c'è gente che mi conosce di nome ma non mi ha mai visto giocare. Ci si aspetta tanto perchè si dice che ho fatto bene dovunque, e adesso questo per me sarà un banco di prova davanti ai concittadini. La partenza è stata ottimale perchè domenica ho fatto doppietta, spero di continuare così".


Come detto ti sei accasato, ma non ci pensi proprio a fermarti.

"Assolutamente. Nella mia carriera non ho mai saltato un allenamento. Vado alla stessa intensità dei ventenni e non torno a casa con il fiatone o ripensando al ragazzetto che mi ha fulminato in velocità. Ovviamente non ho lo stesso passo di una volta; è inevitabile. Però con l'esperienza e l'astuzia riesco a colmare. Il mio obiettivo è quello di giocare in queste categorie fino a 45 anni. Sono arrivato a 43, poi dopo quella soglia se davvero non ce la facessi più cercherei di guardare altrove". 


Non sembra essere nei tuoi progetti, ma hai mai pensato a cosa fare una volta appese le scarpe al chiodo?

"In tanti mi dicono che ho la stoffa per fare l'allenatore; ruolo che praticamente ricopro in campo. Ho avuto delle esperienze in passato, quando al Fiumicino il presidente Munaretto mi diede l'incarico di guidare l'Under 19 Elite e la prima squadra in Promozione, di cui ne ero anche capitano. Ed ho ottenuto ottimi risultati. Anche l'anno scorso con il Lanuvio Campoleone ho rilevato il gruppo che eravamo quasi ultimi e ci siamo salvati con 4 giornate d'anticipo. Potrei fare l'allenatore, ma non voglio. In tanti mi hanno suggerito di prendere un patentino, ma non ho mai fatto un corso perchè non penso minimamente a quel che sarà: io mi sento ancora un giocatore. Al massimo accetterei l'idea di essere un vice, però non adesso. Oltre al calcio ho un'altra grande passione. Ho un'azienda agricola qui a Velletri, e ho punti vendita a Roma. Produco olio, vino, aceto, uova e tutti i tipi di frutta e verdura; e magari un giorno potrei ripartire proprio da qui".

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