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Signia, Alfredo Capaldo "Necessario l'aiuto della Federazione"

Il presidente lepino ha fiducia nella ripresa del suo progetto, ma servono notizie chiare ed un aiuto per le spese, eventuali, utili al rispetto dei protocolli

09 Marzo 2021

Alfredo Capaldo

Alfredo Capaldo, presidente del Signia

L'obiettivo del Signia era quello di riportare calcio ed entusiasmo in paese che aveva vissuto non molti anni fa grandi risultati, con la cittadina lepina che fronteggiò i grandi nomi del calcio laziale. Poi, come purtroppo spesso avviene, le difficoltà hanno ridimensionato la realtà calcistica del luogo fino a quando il presidente Alfredo Capaldo non ha ripreso le redini della società, donandogli un nome in linea con la tradizione e rilanciandone la volontà. Come tante società di piccoli paesi, anche il Signia è essenzialmente un punto di ritrovo per giovani e meno giovani e la sua attività all'interno del circondario si è sviluppata principalmente sui più giovani, giocatori in prospettiva di quella prima squadra che ad oggi, ma in realtà da due stagioni, non può esprimersi in tutto il suo potenziale. Un rallentamento che sul progetto calcistico dei biancocelesti può pesare, ma dal quale il presidente sente il dovere di svincolarsi per continuare a rilanciare il calcio a Segni.

Dentro al tunnel A preoccupare principalmente il massimo dirigente segnino è in particolare l'assenza di linee guida sicure da poter seguire "C'è poca chiarezza - commenta Capaldo - e c'è un continuo rimbalzo di responsabilità. Alla luce poi del nuovo DPCM sappiamo che non c'è nulla di nuovo (e quindi nemmeno di buono, ndr) sotto il sole, ciò significa che dovremo continuare come stiamo facendo adesso, ossia con gli allenamenti individuali e rispettando il distanziamento, nonostante il club abbia comunque speso dei soldi per l'iscrizione e per tutti gli adeguamenti vari che abbiamo dovuto rispettare a causa della pandemia. Io non vorrei che alla fine di tutto questo ci sia solamente la volontà di recuperare altre somme. Quello che ci aspettiamo quindi è avere notizie chiare su cosa dovremo fare. In questa situazione per una formazione di Seconda Categoria è molto più complicato tenere insieme il gruppo, perché ogni allenamento in questo contesto è (anzi era) finalizzato alla partita e alla disputa del campionato. Adesso non lo è più. Per le fasce d'età più basse è invece in un certo senso più semplice gestire questa situazione, perché comunque i ragazzi vengono al campo per non stare in casa o rimanere per strada, scena quest'ultima che ho potuto vedere con i miei occhi. Sicuramente dentro il nostro centro sono più al sicuro. Mantenere invece un livello di aggregazione per la prima squadra è complicato".

I rischi dello stop Una lontananza così prolungata dai campi di calcio della domenica potrebbe anche pregiudicare in toto la resistenza dell'idea e dei progetti di un club, che all'interno di un paese di poche anime come quello di Segni vede l'appuntamento settimanale con la prima squadra come un grande momento di socialità "Noi con la nostra prima squadra abbiamo sempre deciso di puntare sui frutti del nostro vivaio, da lanciare poi in campionato, e questa confusione sicuramente non ci aiuta. I giovani che vengono qui rischiano di stancarsi perché non hanno nessuno sbocco in termini calcistici. E' per questo che serve che si trovi una soluzione anche per realtà come la nostra. Pensiamo ad esempio a tutti quei ragazzi in età da Under 19, che ormai hanno perso due anni. Loro sarebbero stati tra quelli che avremmo coinvolto nel progetto della prima squadra, adesso ci ritroveremo con ragazzi che di fatto non hanno mai giocato nemmeno con l'Under 17. Penso che con l'aiuto della Federazione si possa procedere con dei tamponi che ci permettano di fare calcio in maggiore sicurezza. Ovviamente è una spesa che noi società non possiamo mantenere, perché i costi sarebbero troppo elevati, ma credo che in tutte le società del Lazio si possa sperare in un aiuto di questo tipo, altrimenti la ripartenza sarà sempre con il freno a mano tirato e potrebbe coinvolgere soltanto poche realtà". 

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