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Cerveteri, l'analisi di Bruschi tra realtà e l'idea AICS

Il presidente tirrenico descrive la situazione vista dalla sua società e come potrebbe evolvere nei prossimi mesi

11 Marzo 2021

Stefano Bruschi

Stefano Bruschi, presidente del Cerveteri

Negli ultimi tempi, tutti i riflettori sono stati per l'Eccellenza. Come l'hanno presa le miriadi di realtà, dalla Promozione alla Terza Categoria, che ora si ritrovano a navigare a vista nel tentativo di rimanere a galla in questa sorta di limbo calcistico? Stefano Bruschi, presidente del Cerveteri, ci dice la sua raccontandoci difficoltà e dubbi per il futuro assieme però ad alcune scelte fatte per l'immediato presente, come quella dell'iscrizione al campionato AICS.

Come vanno le cose? La risposta arriva secca: "A parte il Città di Cerveteri, tutte le altre realtà dilettantistiche della zona sono ferme. Noi facciamo eccezione perché abbiamo proseguito con l'attività individuale, inventandoci poi tornei di calcio-tennis o simili per far divertire un po' i ragazzi. Certo, non è la stessa cosa e non è un caso che dai 30 che eravamo ora siamo sì e no in 15 ad allenarci. E' dura, la società risente del momento e ad esempio le mie giovanili sono completamente ferme, con i ragazzi che sono consapevoli che per loro la stagione è finita e se ne riparlerà ad ottobre, a meno di particolari colpi di scena". Al di fuori dell'Eccellenza di ripartire non si è mai parlato: "Se per l'Eccellenza si è parlato di ripartenza agganciandola alla rilevanza nazionale come unica possibilità, inutile dire che per i campionati inferiori non ci sono chances. Il problema però è che questo non lo dice nessuno, a febbraio c'è una news della FIGC che dice che i campionati non sono sospesi e ancora sento parlare di rate che vanno saldate entra il 10 marzo. E' un po' come se noi fossimo su un altro pianeta. Questo silenzio non è giusto anche perché diventa difficile fare qualsiasi tipo di programmazione anche per la prossima stagione"

Ripartenza, come e quando "Secondo me non bisogna essere dei sognatori, ma essere concreti e reali. Secondo me ci vorrebbe il coraggio di dichiarare che questa stagione è chiusa. Avendo tanto tempo a disposizione, ci sarebbe così l'occasione per stilare protocolli e norme severe per ripartire, magari anche a luglio, però bisogna iniziare da qualche parte. L'ultimo protocollo avuto è quello sugli allenamenti individuali da lì in poi c'è stato il buio. Mia moglie che è un'insegnante ha appena fatto il vaccino e mi auguro che ad un certo punto arrivi anche a tutte quelle persone che fanno parte del mondo dello sport e che probabilmente dovranno aspettare l'ultimo step. Se a luglio finisce il piano di vaccinazione ad agosto magari si può cominciare ad organizzare la ripartenza, anche solo con la preparazione atletica. Queste ovviamente sono mie teorie e ipotesi, che aspettano poi conferme o smentite da parte di chi di dovere".

Campionato AICS, sì o no? Il Cerveteri, così come tante altre realtà, stanno però giocando grazie alla possibilità fornita dall'iscrizione ai tornei AICS. Questi campionati sono sicuri? Domanda lecita dato lo stop ai campionati federali e a cui Bruschi risponde così: "Prima di iniziare abbiamo verificato che ci fossero tutte le autorizzazioni e misure di sicurezza necessarie. Abbiamo alle spalle già diverse esperienze con enti diversi dalla federazione. La mia società ad esempio è affiliata a 3 enti diversi, all'ASPI, all'AICS e all'ACLI con le giovanili, oltre ovviamente alla FIGC per la Terza Categoria. Questo è un modo di ragionare proprio delle polisportive, è nella normalità, ovviamente il tutto nel massimo rispetto dei protocolli. Sono dell'idea che se si vuole trovare una via per svolgere attività la si trova". Ma quindi, questa potrebbe essere una soluzione applicabile anche su larga scala? Bruschi scuote la testa: "Qui c'è una responsabilità ben precisa del singolo. La discriminante dei numeri è importante perché un conto sono 10 squadre e un altro sono 150 o 200. Non credo che questa possa esser vista come la nuova frontiera. C'è un taglio chiaramente amatoriale che se da un lato è interpretato e compreso bene da chi magari fa spesso sociale o comunque da tutte quelle realtà più piccole, dall'altro non si sposa bene con l'immagine che magari hanno i club più blasonati. Una volta che ripartiranno i campionati FIGC tutti torneranno lì". 

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