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TENNIS

Berrettini: "Il mio sogno? Battere Nadal al Foro Italico"

Il tennista romano classe '96 - fresco vincitore dell'ATP 250 di Budapest - si racconta alle colonne di Gazzetta Regionale

29 Aprile 2019

Matteo dopo la vittoria in Ungheria (foto Instagram)

Matteo dopo la vittoria in Ungheria (foto Instagram)

Matteo dopo la vittoria in Ungheria (foto Instagram)Nella settimana della strepitosa vittoria di Fognini all'ATP di Montecarlo, c'è chi al fianco di Fabio, in quel torneo, ci ha giocato un doppio. Matteo Berrettini, classe '96, è il terzo tennista italiano proprio alle spalle del fresco vincitore del Masters 1000 e di Marco Cecchinato. Il talento romano è cresciuto con Vincenzo Santopadre – il suo coach, coadiuvato da Umberto Rianna – al Circolo Canottieri Aniene, per poi spostarsi alla Rome Tennis Academy fondata dallo stesso Santopadre e da Stefano Cobolli. Ultima, ma non ultima, la grande vittoria in finale nel torneo di Budapest che lo ha fatto balzare alla posizione numero 37 del ranking. Quello conquistato in Ungherio è il suo secondo titolo ATP.


Matteo, da dove nasce la passione per il tennis? E perché non il calcio? 

“Siamo una famiglia di tennisti. I miei genitori e i miei nonni hanno tutti impugnato la racchetta. Sono cresciuto all'interno di un circolo tennistico. C'era anche un campo da calcetto, ma il tennis è stata la scelta più ovvia. Un po' perché me la cavavo meglio, un po' perché ho un problema alla schiena che mi porto dietro sin da piccolo ed i contrasti avrebbero aggravato la situazione”.

Sei giovanissimo nonostante il tuo curriculum sembri quello di un veterano. Come si gestisce un campione della tua età?

“Sicuramente con l'aiuto del mio mental coach Stefano Massari. Quando abbiamo iniziato il nostro percorso avevo 17 anni e non mi sarei mai aspettato di arrivare così velocemente a questo livello. Ho sempre pensato più a divertirmi che al resto. Quando arrivi a queste altitudini, cerchi sempre di migliorarti e non riesci più a goderti quanto di buono stai facendo. Ci sono momenti in cui è giusto prendersi i meritati complimenti”.

Hai un fratello tennista, anche lui giovanissimo. Classe '98, nella Top 500 del ranking. Che rapporto hai con Jacopo?

“Il nostro è un legame molto stretto e non c'è alcuna rivalità. Se ci dovesse essere qualcuno prima di me, spererei che fosse Jacopo. Non ci vediamo spesso, ma cerchiamo di sentirci come possiamo. Non è banale per due fratelli arrivare a questi livelli”.

Siamo a poche settimane dagli Internazionali d'Italia. Cosa ti aspetti dal torneo della tua città?

“Il Foro Italico è e sarà sempre un torneo speciale. Anche da un punto di vista emotivo per me che sono romano. L'ho sempre vissuto come un sogno, anche quando venivo a seguirlo da appassionato. L'anno scorso ho vinto la prima partita all'interno di un Pietrangeli strapieno, poi sono uscito sul Centrale, di sera, contro Zverev. Fu un'esperienza fantastica. Spero in un sorteggio favorevole. I primi turni sono quelli fondamentali”.

Sei tifoso della Fiorentina. Da dove nasce questo tipo di attaccamento?

“Mio nonno era di Firenze e portava spesso mio padre e suo fratello allo stadio per seguire la Fiorentina. Tra l'altro quando ho iniziato a seguirla, la Viola era in C2. Ricordo che con mio padre cercavamo i Fiorentina Club dove vederla perché sulle emittenti più famose neanche la passavano. E' una passione che mi sono portato dietro per molto tempo, poi con gli impegni tennistici è un po' scemata. Però, soprattutto in occasione dei big match, è sempre un piacere seguire la partita con i miei amici”.

Il mondo dello sport è pieno di rituali scaramantici. Tu ne hai qualcuno?

“Il mio allenatore, Vincenzo Santopadre, dice che la scaramanzia non esiste (ride, ndr). Ci sono alcune cose, però, che faccio sistematicamente nello stesso ordine. Preparare le racchette, la maglietta, i polsini. In campo bevo sempre prima la bottiglietta dell'integratore e poi quella dell'acqua. E poi, una cosa comune a tutti i tennisti: le righe del campo non si calpestano mai!”.

Matteo di scena a Budapest (foto Ray Giubilo)

Nel tennis c'è l'occhio di falco. Pensi che possa essere adottato anche nel calcio?

“Domanda difficile. Nel tennis siamo noi a chiamare l'intervento della tecnologia. Credo che una cosa del genere possa esser riproposta nel calcio, con un tot di chiamate per tempo e per squadra. Tanto, parliamoci chiaro, tecnologia o no, le polemiche ci saranno sempre”.

Hai un idolo calcistico?

“Cristiano Ronaldo. Quando ero piccolo lo seguivo con più coinvolgimento. Ora, paradossalmente, un po' meno. Il mio idolo sportivo è però LeBron James. In CR7 rivedo la stessa cura dei particolari e quella voglia di continuare ad essere competitivo”.

Il tuo idolo tennistico?

“Sicuramente Roger Federer. Sono cresciuto con le sue vittorie quindi era anche piuttosto semplice tifarlo. Quando sono entrato nel Tour mi sono accorto di quanto fossero grandi anche altri giocatori che magari hanno vinto meno. Apprezzo tantissimo anche Rafa Nadal. Credo che di testa e capacità di adattamento sia il migliore di sempre”.

Sei soltanto il 25° italiano che riesce a classificarsi almeno una volta nella Top 50 del ranking dal 1973 ad oggi...

“Il tennis è uno sport infernale. Se vai a vedere l'albo d'oro degli ultimi cinquanta Slam troverai: Federer, Nadal e Djokovic. Quindi c'è stata sicuramente meno possibilità per gli altri tennisti. E' come se i Mondiali, gli Europei o la Champions League venissero vinti sempre dalla stessa compagine per 20 anni di fila. Una motivazione? Secondo me la cultura italiana sportiva è poco adatta al tennis. Siamo poco abituati alla sconfitta. Per dirti, l'anno scorso ho svolto un'ottima annata però ho vinto solo due tornei...”.

Quale potrebbe essere una soluzione?

“Bisognerebbe investire di più sul proprio gioco. Già dagli Juniores si pensa soltanto al risultato e ad ottenere quella vittoria in più che a lungo termine serve a poco. Ti porto l'esempio di Zeman. Da suo giocatore sicuramente impari moltissimo. Magari perdi qualche partita di troppo, incassi gol a raffica, ma una volta finita la stagione saprai sicuramente come si gioca a calcio”.

Passiamo a parlare di Fabio Fognini. Fresco vincitore dell'ATP di Montecarlo. E' veramente così come lo si vede in tv?

E' un talento incredibile. La vittoria al Master di Montecarlo è il giusto riscatto dopo un periodo poco positivo. Ha compiuto un'impresa stupefacente. Ci ho giocato un doppio insieme, abbiamo vinto un torneo. Dal primo all'ultimo punto mi sono goduto quell'esperienza. E' un bene che nel tennis non ci siano soltanto 'macchine', ma anche persone che esternino il proprio lato umano, diciamo così.

Prima parlavamo di ricambio generazionale. E' la stessa situazione che è mancata alla Nazionale di calcio?

“Penso non ci siano più quella fame e quella voglia di ribalta di una volta. I giovani d'oggi sono troppo viziati. Si pensa all'aspetto economico di un contratto piuttosto che alla passione da mettere quando si indossa la propria maglia. Nel 2006 non giocavamo chissà quale calcio, però ci mettevamo il cuore, e si vedeva”.

Matteo all'opera a Montecarlo (foto Ray Giubilo)

Nei mesi scorsi, su queste colonne, si è parlato molto di 'spacciatori di sogni'. Esiste la figura del procuratore sportivo nel tennis?

“Assolutamente sì, quando diventi professionista è indispensabile. Diventa una sorta di manager organizzativo: una figura che ti aiuta in qualsiasi momento a 360°. Se l'età del ragazzo è al di sotto dei diciott'anni, invece, serve il consenso di entrambi i genitori, altrimenti è illegale prendere in procura un giovane”.

Devi dirmi due nomi: un tennista e un calciatore italiano che diventeranno famosi da qui a 10 anni?

“Mi parlano molto bene di questo ragazzo alto-atesino Yannick Sinner, classe 2001 e già 300° del ranking. Non lo conosco personalmente ma dicono che abbia già l'attitudine del professionista. Nel calcio ti faccio i nomi di Federico Chiesa, non perché sono della Fiorentina (ride, ndr), ma perché si vede che ha la stoffa del grande giocatore, e di Moise Kean della Juventus”.

Chiudiamo con un sogno nel cassetto: il titolo che vorresti vincere e l'avversario che vorresti battere?

“Ti direi a Wimbledon contro Roger Federer, ma forse mi resta poco tempo (ride, ndr). Quindi ti dico a Roma, nella cornice del Foro Italico, contro Rafa Nadal: il re della terra rossa”.

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