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SIS Roma, Giustolisi "Abbandono? E' già in corso"

Il presidente della realtà capitolina denuncia le grandi perdite sia sul lato economico che sportivo

10 Novembre 2020

SIS Roma, Giustolisi "Abbandono? E' già in corso"

La SIS festeggia la Coppa Italia

La SIS Roma è una imporante realtà della pallanuoto femminile Ialiana. Una squadra in Serie A, reduce dalla vittoria

della Coppa Italia e dal ko nella finale scudetto, oltre ad avere sette giocatrici nella nazionale, ma anche un settore

giovanile di primissimo livello. Una realà che tra nuoto, pallanuoto e sincronizzato può conare circa 500 atleti a gonisti. Il presidente Flavio Giustolisi, oltre a guidare il club giallorosso, gestisce anche 5 piscine, quattro nel Lazio ed una nel Veneto, e per questo sta subendo in prima persona la chiusura imposa dal DPCM. "Stiamo vivendo una situazione drammatica - spiega - ma non ci arrendiamo per rispetto dei nostri tesserati". Poi Giustolisi vuole fare una imporante precisazione: "Ovunque si paragonano piscine e palestre, ma non è così. Tenere aperta una piscina, per l’attivià dei soli agonisti, vuol dire avere in ogni caso un monte spese di circa 15-20 mila euro mensili tra

luce, gas, riscaldamento a mantenimento dell’impianto. Cosa che non avviene per una palestra. Le piscine sono un mondo a parte, sono strutture a tecnologia complessa ed hanno costi molto alti. Noi stiamo andando avanti, ma non so per quanto ce la faremo". Gli aiuti divenano quindi fondamenali: "Lo Sato ha erogato contributi per i collaboratori sportivi, atto giustissimo, ma alle socieà arrivano pochissimi soldi. Noi abbiamo un fatturato di circa 5 milioni di euro, lo stato ci aiuta con un contributo di 2 mila. Faccio un esempio. Abbiamo cercato di convogliare tutta la nostra attivià in tre strutture. Abbiamo speso già 9000 euro nella prima settimana. La FIN ha fatto molto per noi, con contributi ed aiuti per iscrizioni e tesseramenti. Il settore agonistico in una realtà come la nostra rappresenta solo la minima parte. Per tenere apera una struttura di 2-3000 metri quadri servono soldi e aiuti concreti dallo Stato". Una situazione

nella quale versano tutte le realtà come la SIS: "Ho sentito tanti colleghi ed in molti non hanno neanche riaperto

le piscine. La seconda chiusura comporterà la morte di ante strutture. Abbiamo adeguato gli impianti di aerazione, ho

ordinato depuratori dell’aria che ora mi vengono consegnati e che non serviranno a nulla. Abbiamo speso 137 mila euro per adeguarci alle normative Covid, ora lo Stato richiude nuovamente. Di fatto sono soldi butati perché quando si ripartirà  l’emergenza sarà superata". Il presidente Giustolisi ha poi una certezza: "Le realtà medio-piccole faranno fatica a rimanere a galla", quindi dà un suo suggerimento: "Quando il premier ha detto che le piscine e le palestre non erano a norma, abbiamo subito due controlli dei Nas che ci hanno fatto i complimenti. Il 97% dei controlli in Ialia ha dato esito positivo, quindi sarebbe sato il caso di fare una normativa più stringente e, una volta fatti dei controlli preventivi, permettere alle realrà in regola di andare avanti. Ho atleti della Nazionale che non giocano una partia da 8 mesi, nuoatori che non fanno una gara da 7. Persone abituate ad allenarsi due volte al giorno, sei giorni a settimana, praticamente fermi. Il rischio abbandono? Già lo stiamo vivendo. Abbiamo perso ragazzi che sono passati a sport come l’atletica. Stiamo buttando alle ortiche 2-3 anni di lavoro ed ora rischiamo di bucare compleamente una generazione di atleti, che grandi soddisfazioni hanno sempre regalato al paese durante le manifesazioni mondiali"

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