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L'INTERVISTA

Fabio Conti: "Ai vertici serve gente che conosca lo sport"

Dt delle Nazionali femminili di pallanuoto, fondatore del Centro Italia Nuoto, presidente dell’associazione Gestiamo ed argento Olimpico a Rio 2016 alla guida del Setterosa: “Dopo un summit con Malagò e Spadafora ho avuto una conferma: siamo sottovalutati”

26 Novembre 2020

Fabio Conti ©Federnuoto

Fabio Conti alla guida del Setterosa ©Federnuoto

Fabio Conti è una di quelle persone che ha reso grande la pallanuoto in Italia. Senza starci a girare troppo intorno. Un Oro europeo e un argento Olimpico non si indossano per caso. Da sempre abituato a vincere, ora vuole continuare a farlo, anche se con la giacca e la camicia. Dopo aver lasciato la guida del Setterosa (2010-2019), Conti è diventato direttore tecnico delle Nazionali femminili, ma non solo: oltre ad essere socio fondatore del Centro Italia Nuoto, con le tre sedi ad Avezzano, Celano e Rieti, è presidente di “Gestiamo”, associazione che rappresenta un gruppo di imprenditori impegnata da anni nella gestione degli impianti acquatici. Lucidità, consapevolezza e voglia di non far cadere nel vortice un movimento che per il nostro paese è stato ed è tuttora motivo d’orgoglio.

Fabio Conti ©Federnuoto

Impianti chiusi. Anche le piscine sono sotto la lente d’ingrandimento. Come stai vivendo questa situazione delicata?

“Partiamo dalle cose positive: dal punto di vista professionistico viviamo in una bolla, in quanto la Federazione presso i propri centri riconosciuti (Ostia, Pietralata, Verona, Trieste i più importanti, ndr) sta permettendo agli atleti di continuare ad allenarsi. Con un gran dispendio di mezzi riusciamo quindi a mantenere alto il livello. Poi ovviamente c’è la vita di tutti i giorni, quella dei dilettanti e di chi segue normali corsi in piscina in cui si fa attività di base come al Centro Italia Nuoto. Noi come Gestiamo abbiamo sotto il nostro controllo circa 500 impianti. Molti si erano già autofinanziati dopo la prima riapertura e accedendo a dei fondi per la ripartenza: adesso con la seconda ondata si crea un grande problema”.

Ora più che mai, acquisisce ancor più importanza  il confronto con le Istituzioni.
“Qualche giorno fa ho avuto l’occasione di partecipare ad una video conferenza con il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, il vice presidente del Parlamento Europeo Massimo Castaldo e con il numero uno del CONI Giovanni Malagò: abbiamo presentato loro le problematiche degli impianti Acqua, come li chiamiamo noi. Le piscine hanno spese mensili per la materia prima tra cui riscaldamento piscine, ambiente e non solo. Un impianto deve affrontare in media spese di 40.000 euro al mese tra forniture, materiali e pulizie. È più un’impresa che un centro sportivo. Un errore confonderci con le palestre: le nostre gestioni sono più complicate e dispendiose”.

Possiamo parlare di sottovalutazione da parte dei vertici politici riguardo l’universo sport e soprattutto per quel che concerne il vostro movimento?
“Sì, ma anche di confusione. Ok le indennità per i collaboratori sportivi, ma le strutture stanno accusando il colpo e sono ancora chiuse. Nelle altre nazioni – e posso assicurarvi che ne ho visitate tante – a differenze di come funziona in Italia, lo sport viene praticato direttamente nelle scuole. Esci dall’aula, ti metti il costume e puoi tuffarti in vasca. In Spagna le piscine sono governative, cioè all’interno ci lavorano dipendenti statali e comunali. Nel nostro paese le hanno in gestione le società sportive, acquisite attraverso gare d’appalto. Il Covid ha accelerato un problema, portandoci di fronte ad una repentina svolta negativa. Stiamo cercando di far sedere intorno al tavolo un’elite di persone competenti per far comprendere che il gestore non può avere tutto sulle sue spalle: l’ente, che è il proprietario dell’immobile, fino ad ora si era accontentato solo della ristrutturazione presa in carica dal gestore stesso. Ora però sono sorti altri problemi e vanno affrontati. Il ministro Spadafora ci ha comunicato che attraverso Sport e Salute è stata tesa una mano in maniera importante. Il problema è che è stato un discorso affrontato superficialmente: ci sono troppe persone in politica che non conoscono lo sport nei suoi minimi dettagli. Quelli che alla fine fanno la differenza”.



Fondi però ne sono stati erogati per supportare le strutture. Sei soddisfatto dell’operazione?
“No e vi spiego perché, andando con ordine. Il piano ristori è stato suddiviso in due filoni: uno a carico del Dipartimento Sport (definito Ristoro Affitti e utenze) e l’altro dall’Ufficio delle Entrate. Il problema del primo è che dal fondo sono state escluse le strutture pubbliche: in Italia sono il 90%...”

E per quel che riguarda il Dipartimento Sport?
“È stato deciso di erogare un ristoro per ogni impianto in base al fatturato annuale (aprile 2019 – aprile 2020, ndr), donando a ogni struttura il 25% dello stesso. Faccio un esempio prendendo in esame il Centro Italia Nuoto: in media affronto una media di 40.000 euro di spese mensili, con un entrata che si aggira sui 55 mila: di questi ultimi, solo circa 5000 sono rappresentati da entrate commerciali, cioè vendita di costumi, occhialini e sponsorizzazione, quindi una minima parte del ricavo. Il problema? Quella percentuale in ingresso va calcolata solo sulle entrate commerciali di ogni impianto e non sul totale. Questo è stato l’errore più grande”.

Decisioni nate da una sottovalutazione o anche da altro?
“Beh, c’è stata anche un po’ d’ignoranza, poca conoscenza del settore. Dovete sapere che nelle piscine già prima della pandemia si usavano lampade ultraviolette, copriscarpe e gel igienizzanti. A marzo mi sono preso sulle spalle questa situazione per andare avanti. Come spiegavo prima, abbiamo organizzato pochi giorni fa il “Summit dell’Acqua” con i maggiori vertici sportivi italiani. Dopo questo confronto, è emerso un punto di vista diverso e deludente nei confronti della classe politica: il Ministro Vincenzo Spadafora opera in buona fede, ma ha bisogno al suo fianco di qualcuno che lo consigli. Nel nostro paese quando si ha la fortuna di avere persone che letteralmente «fanno impresa», non si ha la capacità di mettersi nei loro panni. Se invii ristori di 800 euro a società, vuol dire che non conosci l’importanza dello sport. Ad Avezzano abbiamo fatto un intervento di 700 mila euro, paghiamo 3000 di affitto: fate voi i conti”.

Cosa pensi delle indennità per i collaboratori sportivi?
“Si sono venute a creare situazioni grottesche: chi aveva un contratto si è ritrovato in cassa integrazione, il ragazzino invece che fa il bagnino in estate per arrotondare, grazie a questa entrata ha guadagnato di più di quanto faceva prima. Ho avuto la sensazione che il Ministro non avesse un registro dettagliato e un’idea chiara di chi e come lavorava all’interno dello sport dovendo così attuare una sorta di 6 politico per tutti...”

Con questo stop rischiamo di perdere generazioni di nuotatori e pallanuotisti?
“Sì, anche perché nel nostro mondo i presidenti che infilano la mano nel portafoglio stanno diminuendo. Il trend degli ultimi anni è sceso, c’è stata una grossa frenata nel mondo sportivo dilettantistico. Ho sentito di diversi allenatori di pallanuoto e di ragazzi che giocano in Serie A che stanno cercando un altro lavoro. Quindi anche a caduta rischiamo di perdere appeal nei confronti dei più piccoli. Abbiamo bisogno di far ripartire questo tipo di emozioni: i nostri campioni devono prendersi braccio sotto braccio per far rialzare la testa a questo movimento”.

Cosa chiedete al Governo?
“Di ascoltare le persone che mandano avanti gli impianti e chi da anni vive 24 ore su 24 in questo mondo. In Italia chi ti fa fare sport sono ormai esclusivamente presidenti e gestori di impianti. Andiamo a ridare vita ai campi di periferia, ridiamo lustro alle tante cattedrali nel deserto presenti sul nostro territorio: per ora solo i privati ci hanno pensato. Vi ricordo che contiamo 150.000 agonisti, ma soprattutto 4 milioni di praticanti in tutta Italia, tra questi ci sono anche ragazzi con disabilità. A proposito, vorrei parlarvi di un progetto a riguardo...”

Prego.
“Stiamo dotando il policlinico Gemelli di una piscina nell’ambito del progetto Pool For Children. Potete immaginare quanto per persone diversamente abili può pesare fermarsi. Questo la dice lunga sulla mentalità della gente che è dentro allo sport”.

Chiudiamo con un sorriso, gli stessi che facevate fare a noi tifosi tu e il tuo Setterosa. Levaci una curiosità: è più bello un argento alle Olimpiadi o un oro agli Europei?
“Domandona (sorride, ndr). Ti dico che quei Cinque Cerchi per chi fa sport sono il massimo: quindi il secondo posto a Rio nel 2016 rappresenta il ricordo più bello. La vittoria ad Eindhoven nel 2012 è invece quella a cui sono più legato, anche perché ero diventato papà da appena 10 giorni”.

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