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L'Intervista

Antonio Dario: "Il futsal riparta da giovani e formazione"

Intervista esclusiva al candidato alla presidenza della Divisione Calcio a 5

26 Agosto 2020

Antonio Dario: "Il futsal riparta da giovani e formazione"

Antonio Dario

Il futsal italiano sta vivendo il suo momento più buio a livello istituzionale. Le dimissioni del presidente Montemurro ed il commissariamento della Divisione, poi revocato, hanno creato un clima di incertezza. Una situazione che rischia di diventare ancora più pericolosa, considerando il periodo storico in cui ci troviamo. Molte squadre hanno chiuso i battenti a causa della crisi e l'assenza di una guida sicura rischia di amplificare i danni che, inevitabilmente, il Covid lascerà nel mondo dello sport. Necessario, quindi, riuscire ad indire le elezioni per dare un nuovo presidente alla Divisione, una persona che possa provare a mettere ordine nel caos e rilanciare un movimento che, numeri alla mano, è in grande crescita. Antonio Dario, reduce da oltre un decennio a piazzale Flaminio, ha quindi avanzato la sua candidatura in vista delle elezioni, che ancora non hanno una data certa, ed in attesa di capire chi altro seguirà la sua strada.


Antonio Dario è un avvocato veneto, con un passato da giocatore, allenatore e dirigente, prima di iniziare la sua carriera nel nazionale e nella divisione. Cosa le hanno lasciato queste esperienze?

“Le componenti umane di una disciplina sportiva sono rappresentate dai giocatori, gli allenatori, gli arbitri e naturalmente i dirigenti. Il mio percorso trasversale dai campionati regionali alle competizioni Uefa, mi ha regalato rapporti umani e professionali fantastici con giocatori, allenatori, arbitri, dirigenti e presidenti. E questo è il patrimonio che conservo gelosamente, che mi ha permesso di crescere come persona e come dirigente e a cui faccio riferimento in ogni situazione. Ho conosciuto e frequentato i migliori giocatori degli ultimi quindici anni; ascolto e interagisco con molti allenatori, ho lavorato, discusso e mi sono confrontato con i più appassionati presidenti dell’ultimo decennio italiano, da quando sono in Uefa frequento la classe arbitrale di tutta Europa e gli alti dirigenti sportivi del massimo organismo europeo. Secondo la mia visione le relazioni umane sono alla base del successo di ogni struttura dirigenziale che è chiamata, per l’appunto, a prendere decisioni dopo una attenta riflessione e un'opera di sintesi rispetto alle differenti valutazioni provenienti dalle diverse componenti”.


Il futsal italiano sta vivendo il suo momento più buio. Come ripartire?

“Dalla base, in tutti sensi. Intesa come attività di base, quella gestita dal settore giovanile scolastico, dalla base intesa come i Comitati regionali dove si forma il serbatoio per l’attività nazionale, dalla base intesa come le fondamenta di ogni società rappresentate dai tecnici e dai dirigenti preparati e formati”.


E' reduce da 3 mandati da consigliere, ed anche vicepresidente. Cosa ha imparato in questo decennio?

“Che a sorreggere il nostro sport è la passione dei presidenti delle società e che non bisogna tradirla con false o illusorie promesse, ma alimentarla e stimolarla con le idee e il lavoro. Solo il tempo potrà dire se le idee erano più o meno buone, ma il lavoro e l’impegno verranno apprezzati a prescindere”.


Quali sono i punti cardine del suo programma?

“Lo sviluppo della disciplina lì dove si è fermato o rallentato e cioè nei comitati regionali e nella attività giovanile, con un diverso approccio agli organi dirigenti territoriali. Una forte attenzione al percorso formativo di tecnici e dirigenti e un investimento mirato e qualitativo sull’immagine percepita e sulla visibilità del futsal”.


Al di là delle difficoltà istituzionali, il Futsal vivrà le difficoltà post Covid. A quali iniziative state pensando per dare sostegno ai club?

“Da un lato a creare uno sportello dedicato alla consulenza di natura amministrativa e fiscale per le società attese le difficoltà tipiche del sistema legislativo italiano che mettono in crisi il comune cittadino e dirigente, allorquando ad un testo di legge per quanto propositivo si succedono i regolamenti attuativi di difficile interpretazione e applicazione, se non con una consulenza specifica di esperti della materia. Da un altro lato attraverso una rete di convenzioni con strutture mediche specializzate, per affrontare l’emergenza sanitaria che impone protocolli impegnativi per le società sia sotto il profilo economico che organizzativo. Infine, cercando di promuovere la bella immagine e la diffusione mediatica della disciplina, per aumentarne l’interesse del pubblico (al palazzetto e in tv) e di conseguenza delle aziende a promuovere il proprio marchio, associando la propria immagine ad un prodotto di successo e qualità come il futsal può e sa essere”.


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Tra le parole chiave da lei presentate ci sono trasparenza, formazione, passione... Ce le può spiegare?

“Per trasparenza uso la metafora del palazzo di vetro che consente a chi sta fuori di vedere chi agisce e opera all’interno che inevitabilmente sarà stimolato a comportarsi con spirito di servizio e senso di responsabilità. La formazione è alla base di ogni struttura organizzata, sia essa sociale, imprenditoriale, politica o sportiva. Il livello che ha raggiunto e raggiungerà il nostro sport richiede operatori, in tutti i settori, formati, preparati e mai sazi di crescere ed apprendere. La passione è il collante di ogni sport per giocatori, dirigenti, tecnici e presidenti soprattutto, perché annulla le delusioni, la fatica e i sacrifici, esalta i successi e fa esplodere le emozioni che sono la vera benzina della vita”.


Lei è un sostenitore del coinvolgimento delle società nel percorso decisionale. Come intende organizzare questo confronto?

“Attraverso lo strumento previsto dalle normative federali che sono le consulte di categoria. Rappresentanti di ciascun girone nominati, anche a cadenza annuale, che portano la voce delle società al consiglio direttivo, nel percorso di organizzazione dell’attività e delle scelte di strategie per la gestione ordinaria e per quella più a lungo termine”.


Come squadra di lavoro spingerete molto sullo sviluppo delle giovanili. Come intende rilanciare un progetto che in passato non ha dato i frutti sperati?

“Cambiando una logica che, oggi, si limita ad imporre un obbligo, in tema di attività giovanile, e una corrispettiva sanzione in caso di inadempimento, con un sistema premiante invece per chi dimostra di saper meglio sviluppare il settore giovanile. Canalizzando risorse (quelle provenienti dalla mutualità) e fondi (ad esempio quelli provenienti dalle ammende di quelle società che non adempiono) a progetti promossi e coordinati dalla Divisione e il Settore Giovanile Scolastico da attuare nel territorio”.


Anche il rapporto con le scuole ricoprirà un ruolo importante...

“La scuola, sia primaria che secondaria, è il vero terreno di semina. Nella prima attraverso un progetto con il quale affiancare gli insegnanti nelle ore di educazione motoria e trasmettere gli aspetti più semplici e ludici della disciplina; nella seconda valorizzando i tornei interscolastici di futsal creando poi un evento nazionale a cui riservare una adeguata visibilità e spazio mediatico”.


Il rilancio del futsal passerà anche dal rapporto tra la Divisione ed i Comitati Regionali, andando a creare un legame in passato poco sviluppato.

“Come è normale che sia i Comitati sono da sempre molto concentrati sul calcio, che rappresenta ancora la parte principale della loro attività, ma con il crescere del movimento di calcio a cinque, in alcune regioni più che in altre, e soprattutto con l’auspicabile aumento della attività giovanile di calcio a 5, è indispensabile che una azione coordinata dei due settori trovi unità d’intenti nell’interesse comune. La contemporanea offerta di calcio a 5 e calcio a 11, soprattutto a livello giovanile, può davvero essere l’arma vincente per arginare, se non invertire, la tendenza degli ultimi anni che vede il numero dei tesserati e delle società in diminuzione. Il responsabile del calcio a 5, troppo spesso in passato relegato ai margini nella compagine del comitato regionale, dovrà meritare tutta la considerazione che il peso dell’attività di calcio a 5 in regione andrà ad assumere. In questo passaggio il sostegno della Divisione sarà determinante attraverso una rispettosa e propositiva rete di relazioni interpersonali con i presidenti in primis e i consiglieri del governo sportivo regionale”.


Dario durante l'incontro con i club laziali

In conclusione quali sono gli obiettivi che vi proponete per il prossimo quadriennio?

“Senza dubbio quello di consolidare il movimento del calcio a 5 alla base, cioè in regione con un incremento dell’attività delle categorie inferiori ed appianare quelle differenze, ancora oggi marcate, fra alcune regioni ed altre; consolidare l’attività nazionale delle categorie più importanti, proponendo e portando le società ad un modello organizzativo più consono agli investimenti economici e professionale, attraverso un percorso graduale di formazione della classe dirigente e tecnica e una contemporanea rigorosa regolamentazione per l'accesso e il mantenimento delle categorie nazionali. Attuare un progetto di attività giovanile che abbia il suo incipit nelle scuole primarie e secondarie che sono il grande serbatoio dello sport italiano, per agevolare l’attività extrascolastica delle società. Perché avvicinare i giovani al futsal è il sistema migliore per affondare radici profonde e solide che siano in grado di sostenere rami sempre più alti ed ambiziosi. Per cominciare a cullare il sogno che il futsal possa essere per l’Europa quello che l’Nba è per gli USA”.

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