Due arresti e quattordici feriti nello scontro tra abitanti e Polizia, a Casale di San Nicola
La situazione è precipitata dopo la decisione di trasferire un gruppo di migranti nella ex scuola Socrate; ora la situazione è sotto controllo ma la Questura prosegue accertamenti sul posto.
17 Luglio 2015
Violente imprecazioni e lancio di bottiglie all’indirizzo del
pullman carico di immigrati diretto Casale di San Nicola: questo il clima che
si sta vivendo nella località a nord di Roma dove la protesta popolare contro
il fenomeno migranti ha raggiunto l’esasperazione totale.
Il fatto. Tutto è iniziato all’improvviso, violento ed
incontrollabile, in seguito alla decisione di ospitare un gruppo di profughi all’interno
della ex scuola Socrate: di fronte ad una eventualità del genere, i residenti
del popoloso quartiere hanno perso le staffe rispondendo drasticamente, attraverso
la creazione di un blocco stradale e producendosi in presidi ed atti di
dimostrazione. Lo stesso prefetto Gabrielli, dichiarando che in breve tempo
sarebbe stato rimosso il tutto, ha ribadito che non si sarebbero fatti passi
indietro. E così è stato: la Polizia si
è mossa tempestivamente, rimuovendo il blocco e ricevendo come risposta l’esplosione
di un’esasperazione inaudita. Residenti e supporter di CasaPound sono arrivati
così allo scontro fisico contro le Forze dell’Ordine, che hanno sedato gli
animi a suon di manganelli. Al termine di una sassaiola in cui la gente si è
abbandonata al lancio di ombrelloni e sedie e sono stati bruciati diversi cassonetti,
sono risultati circa quattordici i feriti che si sono contati tra le file della
Polizia, oltre che quindici identificazioni tra i cittadini, una denuncia e due
arresti. A quanto si apprende dalla Questura, accertamenti direttamente in loco
stanno proseguendo anche in queste ore.
I precedenti. Non è l’unico evento ad essere accaduto nella
Capitale, nell’ambito dell’emergenza migranti: tutti ricordano le proteste dei
cittadini di Tor Sapienza che portarono, a cavallo tra il novembre 2014 ed il
marzo 2015 ad accendere i riflettori su un’altra zona di Roma letteralmente
abbandonata a sé stessa e stipata di profughi che non di rado avevano già dato
saggio di episodi di criminalità più o meno gravi. In più, risale poco più a un
giorno fa la protesta nel quartiere di Quinto di Treviso dopo la decisione da
parte della prefettura di trasferire un centinaio di immigrati in appartamenti
sfitti: una decisione che anche in tale situazione ha fatto inferocire un
gruppo di cittadini che sono entrati in un alloggio per i richiedenti asilo dal
quale hanno asportato televisori e mobili, successivamente bruciati. Dunque un’atmosfera
irrespirabile, tale per cui era nell’aria che potesse accadere qualcosa di
molto simile altrove. Ed alla fine è successo, proprio nella Capitale, proprio
in quella Roma tanto toccata dal fenomeno migranti e che sempre più spesso sta
dando segnali inequivocabili di insofferenza di fronte a tale e tanto disagio
generale.
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