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L'evento

Concerto "La gioia degli uomini" al Palladium con i ragazzi del Benin

L'esibizione musicale, nata dal Progetto Orfeo con la collaborazione tra l'Ambasciata del paese africano e il Saint Louis College, è il risultato dell'incontro tra culture diverse

28 Febbraio 2019

Concerto, la gioia degli uomini Foto ©GazReg

Concerto, la gioia degli uomini Foto ©GazReg

La scorsa mattina è andato in scena al Teatro Palladium il concerto di dialogo interculturale dal titolo “La gioia degli uomini – Que ma joie demeure” proposto da musicisti italiani e beninesi. Questo è il frutto del Progetto Orfeo voluto dall’Ambasciatrice del Benin in Italia, Evelyne Togbe-Olory, con l’intenzione di permettere ad alcuni ragazzi beninesi di studiare nel nostro paese nel corso di tre moduli formativi dedicati al teatro, la musica e la danza. Al termine dei quali è stato organizzato uno spettacolo. L’esibizione è stata dedicata ad alcuni gruppi di studenti di scuole medie, che si sono dimostrati davvero entusiasti e sono stati coinvolti dalla musica stessa. Il concerto, inoltre, è stato riproposto nella serata del 27 febbraio a livello istituzionale ed è nato dalla collaborazione della stessa Ambasciata con la Fondazione Roma Tre e il Saint Louis College of Music, in cui i ragazzi beninesi hanno avuto modo di approfondire le proprie conoscenze a livello musicale. Durante queste ore di musica, che sono servite quasi come una prova generale, cinque orchestre si sono cimentate con una serie di sonorità diverse: dalle percussioni e i ritmi afro, passando dalla musica leggera, al rap, al blues e al jazz fino alle preghiere e alla poesia.

Concerto, la gioia degli uomini Foto ©GazReg


Nell’ordine sono saliti sul palco: Soul Train Orchestra (diretta da Michele Papadia), Benin & Flow Chords (diretto da Margherita Flore), Afrocubana (diretta da Giovanni Imparato con Stefano Vestrini), Silver Line (diretta da Dario Giacovelli con Pietro Venza e Frank Cara) e De-C: Pher Ensemble (diretto da Charles Burchell). Sono tutti raggruppamenti composti da ragazzi italiani e beninesi che hanno proposto una serie di brani musicali dal più famoso “Italiano” di Toto Cutugno fino alle preghiere africane rivolte alle forze della natura, appartenenti proprio alla cultura del Benin. In un periodo in cui alla ribalta emerge la paura del diverso, in concomitanza con la situazione riguardante i flussi migratori, questa iniziativa ha cercato di promuovere un modo per andare oltre il razzismo e favorire l’integrazione e la conoscenza. Tale evento ha mostrato come due differenti approcci alla musica si siano integrati tra loro unendo il rigore e la serietà da un lato e l’energia e l’allegria dall’altro. Una maniera originale per andare oltre le differenze tra popoli e favorire forme d’incontro e di condivisione, che servono per mettere in discussione proprio la paura del diverso e i relativi pregiudizi. Il concerto in sé ne è proprio un esempio a tutti gli effetti. Perché da quello che si è percepito durante le esibizioni e tramite le testimonianze dei ragazzi sia gli studenti italiani che quelli del Benin hanno conosciuto e si sono confrontati con un’altra cultura; dimostrando la possibilità di un’apertura verso l’altro per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze. E per i beninesi, tra i quali qualcuno ha definito questa speciale esperienza come un gran privilegio, c’è stata la possibilità di poter imparare anche la lingua italiana. La commistione di due culture unite dalla passione per la musica, dunque, è da considerare una buona risposta contro il razzismo.

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