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L'intervista

Daniele Maggi ci racconta l'iniziativa #adottaunristorante

L'imprenditore romano si è reso protagonisa di una campagna social per sostenere la sua categoria, colpita dalle restrizioni

03 Novembre 2020

Daniele Maggi ci racconta l'iniziativa #adottaunristorante

Daniele Maggi

Roma, Cagliari, Bologna, Firenze, Varese, Milano, Torino, Napoli. Sono solo alcune delle città nelle quali i ristoratori sono scesi in piazza. Una protesta innescata dal DPCM, che ha imposto la chiusura alle 18 di bar e ristoranti, andando così ad infliggere un nuovo durissimo colpo ad un settore che, a fatica, stava provando a rialzarsi dopo il lockdown di marzo. Non è quindi bastato adeguare le strutture, a costo di ingenti spese e grandi sacrifici, per rispettare i protocolli imposti e per tornare a svolgere il proprio lavoro. La ristorazione paga ancora una volta dazio al cospetto di un’emergenza che sembra lontana dall’essere finita. In questo clima di grande incertezza e difficoltà è stato proprio un ristoratore capitolino a lanciare l’iniziativa #adottaunristorante. Un’idea che vuole essere una esortazione per la cittadinanza a rimanere vicina a tutte le attività di quartiere che, ogni giorno, forniscono un servizio, ma diventano anche un luogo di incontro per le persone. L’iniziativa è stata lanciata da Daniele Maggi e da Giorgio Maccaroni, titolari di un locale nel cuore di Roma.


Daniele come nasce questa tua iniziativa e quale obiettivo si pone? "Circa una settimana fa, assieme al mio socio Giorgio, ci siamo seduti attorno ad un tavolo per ideare un messaggio. Premetto che sia io che lui siamo molto poco social, però viviamo in un periodo nel quale le battaglie si fanno a colpi di hashtag e per questo abbiamo deciso di ideare il nostro #adottaunristorante. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare la gente, non solo verso i ristoranti, ma anche verso tutte le attività di quartiere che rappresentano un punto di incontro, una luce nel buio di questa situazione che stiamo vivendo. Le chiusure e le restrizioni che stiamo subendo ci mettono in grande difficoltà e per questo vogliamo spingere i cittadini a non dimenticarsi di tutti noi. Quindi se hanno bisogno di qualcosa a domicilio, li invitiamo ad ordinarla in una delle attività del quartiere in cui vivono"


Andare avanti in queste condizioni diventa davvero complesso "Rimanere aperti oggi significa rimetterci molto, ma noi lo facciamo per continuare a dare un servizio. Durante il lockdown sono venuti a mancare i rapporti sociali e noi ci proponiamo come luogo di incontro. Allo stesso tempo voglio muovere anche una critica. Le restrizioni ci hanno costretto a mandare a casa dei ragazzi, che hanno perso il lavoro, e noi, che siamo un’attività nuova, probabilmente non avremo neanche i sostegni necessari. Ci siamo adeguati ed abbiamo lanciato il servizio di delivery con i ragazzi che lavorano da noi sin dall’inizio, per dare loro la possibilità di guadagnare qualcosa. Quindi anche per questo è importante che il quartiere non si dimentichi delle sue attività".

I precedenti protocolli vi hanno imposto spese per adeguare i vostri locali, ora però arriva una nuova chiusura "La nostra categoria è stata la prima a non badare a spese per tornare al lavoro. Abbiamo comprato i separatori, effettuato sanificazioni continue, igienizzazioni e tanto altro. Il tutto per garantire il livello richiesto di igiene che è altissimo. Lo Sato, evidentemente, non ha fiducia in noi e decide di chiuderci in anticipo. Nessuno di noi nega l’esistenza del virus, però la sera basta andare ad una fermata della metro per vedere migliaia di persone ammassate. Non capiamo perché, avendo lo spazio e le strutture adeguate, non ci venga data la possibilità di svolgere il nostro lavoro”.

Che impatto ha avuto il lockdown sulla tua attività? "Il primo lockdown ci ha preso tutti alla sprovvista. Ci siamo spaventati perchè stavamo vivendo una realtà senza precedenti. Abbiamo fatto un passo indietro e accettato tutte le decisioni prese dalle istituzioni perché la salute è importante. A distanza di otto mesi, però, non è stato fatto nulla per migliorare la situazione ed ora siamo consapevoli che in Italia, oggi, non si muore di solo Covid. Non riceviamo sostegni e le proposte avanzate sono risibili. Oggi non sappiamo come garantire il sostentamento alle nostre famiglie".

Qual è il timore adesso? "E’ brutto dirlo, ma chiudere oggi sarebbe meno pesante rispetto al rimanere aperti così. Da un punto di vista imprenditoriale, però, dobbiamo guardare al futuro e rimarremo aperti, finchè sarà possibile, per le persone del nostro quartiere. Alle 18, poi, assistiamo ad uno spettacolo desolante. Vogliamo proporci come una luce in questo buio terribile e per questo abbiamo attivato il servizio di delivery gratuito per cercare di dare lavoro anche a più persone possibile. E’ brutto dire ad un ragazzo di 20-25 anni che non ha più un’occupazione ed abbiamo ricevuto anche proposte da padri di famiglia, disposti a girare in motorino per guadagnare anche pochi euro”.

Cosa pensa delle proteste dei risotratori in tutta Italia? "Sono convinto che ci sia bisogno di uno scossone. Chi gestisce il paese deve capire che in questo momento il rischio di tensioni sociali è reale e non solo un titolo da sparare sui giornali. Ben vengano le manifestazioni pacifiche, ma lo stato deve capire che la situazione sta arrivando al limite e che così si rischia realmente di creare una spaccatura molto profonda nel paese".


Che riscontro hai avuto dopo aver lanciato la tua iniziativa? “Pochi giorni fa un’azienda ha deciso di adottare un ristorante vicino la loro sede e noi ne siamo contenti. La nostra iniziativa non nasce con l’intento di far adottare il nostro locale, ma è rivolta a tutta la categoria e deve essere aperta ad ogni tipo di attività. Ho anche ricevuto alcune telefonate da locali nel centro di Roma. Se da noi la situazione è difficile, li è ancora peggio perché le strade sono realmente deserte. Insomma l’augurio è che questa iniziativa porti risultati positivi e che ricordi alla gente di dare una mano alle attività di quartiere".


Quale messaggio ti senti di lanciare alla gente ed ai tuoi colleghi in questo momento particolare? "Spero che il paese torni ad essere unito, anche se in questo momento è difficile, e che si ritorni al più presto ad una normalità. Se la situazione, invece, dovesse peggiorare, spero che chi ci governa prenda in considerazione tutti gli aspetti e non solo decisioni per ottenere consenso. Sappiamo che non è una situazione facile, ma in Italia l’iniziativa privata ha sempre fatto grandi cose e se viene a mancare questa il paese non può restare in piedi".

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