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l'editoriale

Il 2021 restituisca scuola e sport, o le scene del Pincio non saranno isolate

31 Dicembre 2020

Il 2021 restituisca scuola e sport, o le scene del Pincio non saranno isolate

Non bisogna incorrere nel gioco perverso del puntare il dito, indicando se questa o quella generazione siano l'una migliore dell'altra, con valori etici e sociali più o meno vuoti. Ne abbiamo viste e raccontate in ogni forma nel corso dei decenni con l'unica differenza che col trascorrere del tempo ogni comportamento ha goduto, nel bene o nel male, di una cassa di risonanza sempre più ampia. Prima dell'avvento dei social network e degli smartphone pronti a catturare qualsiasi evento, atteggiamenti detestabili o da considerare deviati erano solamente nascosti. E non basta l'esercizio della condanna o della punizione, che spesso si tramuta in gogna, per placare gli animi e ricondurre ad una coesistenza più vicina al socialmente tollerabile. Serve comprensione, non quella che regala una pacca su una spalla o una carezza sulla testa per far scivolare via l'episodio affiancandola ad una richiesta più o meno velata di redenzione, ma quella comprensione di un mondo che, per quanto costantemente sotto la luce di riflettori più o meno accesi autonomamente, viene quasi costantemente abbandonato a se stesso. Un adolescente in questo periodo storico ha, rispetto a chi l'ha preceduto, una vasta gamma di possibilità, dalla scuola allo sport, dagli eventi culturali a quelli di puro intrattenimento, ma se non viene indirizzato e seguito troverà sempre il modo di saltare il fosso ed unirsi al branco, perché è più semplice farsi accettare per quello che magari non si è ma ti permette di sentirti parte di qualcosa. E l'idea che radunarsi in un punto qualsiasi della città per dar vita ad una rissa, che le immagini descrivono in tutta la sua grottesca e deprecabile esistenza, sembra una trovata geniale per ovviare a tempi duri, ma che andrebbero gestiti in tutt'altra maniera. I 100 o 200 ragazzi che hanno dato vita alle scene del Pincio sono fondamentalmente dei ragazzi soli, che ad evento compiuto si beano e si bullano del risultato ottenuto. Sempre dietro uno schermo, sempre incuranti di quanto la scelleratezza di un simile comportamento possa portare a conseguenze gravi e significative per il resto dei loro giorni. Sono soli, ma la sensazione è quella di non essere di fronte ad un isolamento volontario, fatta eccezione per chi sceglie che lo sfoggio della violenza sia un valore. Serve un impegno reale, dare nuove forme di aggregazione stimolanti, che indichino, soprattutto a chi ha meno possibilità, una strada da seguire per non restare rinchiusi in all'interno di un recinto. Determinante è la funzione dello sport (sull'inclusività dell'istruzione e del permettere tramite la cultura un corretto indirizzo della società nemmeno ci soffermiamo, data l'ovvietà) perché racchiude in sé spirito di squadra, sacrificio verso un obiettivo, dedizione nel miglioramento. Ai ragazzi del 2020 questa possibilità è stata negata, o quantomeno complicata, lasciando che i più fragili ed esposti verso ciò che è tutto fuorché accettabile non trovassero una scappatoia alla noia e al grigio che l'epidemia sta dettando. C'è la necessità di far tornare i ragazzi ad una vita attiva, che non sia scandita dalla chiamata della DAD e dalle notifiche sullo smartphone, e per fare questo non c'è nulla di meglio dell'attività sportiva. E questo è un concetto nato intorno al 60 dc.

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