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La storia

College Life Italia, Devoto: "Ecco la mia esperienza"

Dopo aver ultimato gli studi a Miami, Flavio si è trasferito a Ginevra dove ha iniziato la sua carriera; vi raccontiamo la sua storia

15 Maggio 2018

Flavio Devoto, con la maglia del college

Flavio Devoto, con la maglia del college

Misurato, disciplinato, impegnatissimo, sicuro e consapevole di sé, votato al sacrificio personale pur di raggiungere un obiettivo più alto, forse lontano, ma desiderato ardentemente. Flavio Devoto non parla più del dovuto, Flavio Devoto risponde in modo conciso e preciso a ogni domanda, trasudando una professionalità e una positiva serietà che, ne siamo certi, mette anche nel suo lavoro di tutti i giorni, svolto con passione. Flavio Devoto sembra riflettere nel suo carattere quelle che sono le migliori caratteristiche del ruolo che ha ricoperto in campo per tutta la vita: quello, genericamente, del difensore.

Flavio Devoto, con la maglia del college


E' il secondo personaggio che andiamo a scoprire all'interno della nostra rassegna di vite, travolte e scombinate, in positivo, dalle esperienze all'estero. Nato il 7 gennaio del 1991, Flavio inizia a giocare a muovere i primi passi nel mondo del pallone nell'Axa Calcio. Poi gli Allievi Nazionali con la Sampdoria, la Serie D con l'Ostiamare e la Primavera con il Vicenza: insomma, fin da giovanissimo Flavio è sempre stato un talentuoso girovago. Dopo aver preso la laurea triennale in Economia a Roma, per lui si sono aperte le porte dell'America: nell'agosto del 2014 Flavio si trasferisce infatti a Miami, dove ha l'opportunità di frequentare il master in Marketing presso la Nova Southeastern University. E' tutto? No: nel 2015 inizia un tirocinio presso la Procter&Gamble in Svizzera, a Ginevra, per poi venire assunto nel 2016. Insomma: una biografia già niente male per un ragazzo di soli ventisette anni.


Cominciamo dall'inizio: come nasce per te l'opportunità di andare a studiare in America?

“La mia è una storia diversa rispetto a quella di molti altri ragazzi come me. Sono stato infatti fra i primi ad essere stati portati in America da College Life Italia: non ho fatto showcase, né provini. Semplicemente, tramite un contatto comune, ho avuto modo di conoscere i ragazzi di College Life: ci siamo piaciuti a vicenda e da lì è iniziata l'avventura. E' successo un po' all'improvviso, non ero a conoscenza da tanto tempo dell'esistenza di questa opportunità.”


Deve essere stata una botta di adrenalina non indifferente.

“Io ero felicissimo. Basta pensare che non ero mai stato in America in vita mia... avere la possibilità di andare a studiare a Miami e parallelamente continuare a giocare a calcio, che è la mia passione più grande, è stato qualcosa di incredibile. Quattro anni fa ancora non si parlava molto di questo genere di possibilità: sono felice che i ragazzi di oggi abbiano dei punti di riferimento, che College Life Italia sia riuscito a costruire un movimento di così grande portata.”


Ad anni di distanza come vedi oggi la scelta che hai fatto?

“Dico solo che se avessi un figlio insisterei fortemente per fargli fare la mia stessa esperienza. Andare lì ti apre letteralmente un mondo nuovo, ma non solo dal punto d vista della mentalità: io ora lavoro per un'azienda americana a Ginevra. Se sono qui, se ho avuto la possibilità di affacciarmi al mondo del lavoro americano, è solo grazie a quella scelta fatta.”

Devoto in una Miami notturna


Che tipo di persona è Flavio Devoto?

“Sono sempre stato un ragazzo determinato e disciplinato, che ha sempre saputo cosa voler fare con la sua vita. Ero timido una volta o, per usare il gergo calcistico, poco aggressivo. Ad un certo punto però le circostanze mi hanno portato a tirar fuori gli attributi. Andare all'estero, lontano da casa, sicuramente mi ha rafforzato e mi ha dato tantissima spinta dal punto di vista emotivo. In America mi sono reso conto di tutte le opportunità a disposizione e lì ho sfoderato una grinta che forse non sapevo nemmeno di avere. Sono riuscito a ottenere quello che volevo e ora sono felice.”


In che tipo di calcio ti sei imbattuto in America?

“Devo dire di aver trovato un calcio più fisico che tattico. Sono rimasto impressionato dalla tipologia di allenamenti e dalla quantità di palestra che le squadre americane aggiungono al lavoro di campo: dopo una normale seduta, per esempio, si è soliti aggregare un'ora di palestra integrata, non ci ero abituato. Mi sono divertito, perché il livello era abbastanza elevato. Certo, non siamo all'altezza del calcio italiano, ma il movimento sta crescendo sempre di più.”


E in Svizzera? Stai continuando a giocare?

“Sì, abbiamo una squadra dell'azienda e facciamo un campionato che sia chiama Corporate League, dove militano le rappresentative di tutte le aziende di Ginevra. Sono contento, perché grazie a questa competizione posso continuare a giocare a calcio.”


Come procede la tua vita lì?

“Sto facendo un'esperienza molto bella e positiva, mi sta facendo crescere molto. Lavoro per un'azienda americana importante che si occupa di beni di consumo, la più grande al mondo in questo senso. Sono ormai due anni che ricopro il ruolo di brand manager. E' un mestiere bello ma difficile, che richiede molto sacrificio e dedizione. Tuttavia tendo a tornare spesso in Italia. Di inverno meno, ma nel periodo estivo di più: sono solo due ore di volo alla fine.”

Un professionale Devoto, a Ginevra


Tu credi di essere più un italiano che vive all'estero per avere dei vantaggi, o ti senti proprio un cittadino del mondo?

“E' sicuramente una bella domanda. Io mi sento super italiano e me ne vanto sempre. Penso che abbiamo una splendida cultura, come quella culinaria, e che in generale conosciamo bene le cose belle della vita. Ma mi rendo conto di quanto l'estero offra opportunità lavorative ancora ben distanti da quelle presenti in Italia. Quindi io mi sento un italiano che sta sfruttando il suo potenziale all'estero, fondamentalmente. Ora come ora dico che non tornerei ma solo perché per adesso non vedo prospettive per me, per il mio lavoro specifico. Torno comunque sempre volentieri a casa: per me è importante mantenere le radici.”


Hai parlato di cultura culinaria. Ci sarà pure qualcosa di gustoso per un italiano anche in America e in Svizzera...

“Sì, qualche chicca che noi non abbiamo c'è. In Svizzera ad esempio hanno il cheese fondue, che in pratica consiste in una pentola all'interno della quale sciolgono formaggio e vino. Mangiarlo inzuppandoci il pane è tipico svizzero e devo ammettere di esserne ghiotto. In America penso invece di aver mangiato un'incredibile quantità di pancakes: un classico da quelle parti.”


I pancakes? Ma non sono insipidi?

“Eh, ma se ci aggiungi la chicca italiana... la nutella... da sciapi diventano pazzeschi.”


Cosa ha rappresentato College Life Italia per te?

“Non posso avere altro da dire se non parole positive. Mi hanno aiutato moltissimo, senza di loro non sarei riuscito a fare quell'esperienza in America. Li ringrazierò sempre e sono contento di averli conosciuti: delle persone fantastiche.”


Cosa diresti a dei ragazzi come te che magari sono incuriositi da questo tipo di esperienze, ma frenati dal timore?

“Non posso far altro che dirgli di andare, di non aver paura, di provarci. Non solo perché è un'esperienza che ti ripaga di tutto, non solo per le porte che ti può aprire, ma anche per come ti spalanca gli occhi.”


Come vedi il tuo futuro?

“Penso di rimanere ancora all'estero, in quest'azienda, spero di riuscire a crescere qui. Poi si vedrà.”


Flavio Devoto, ventisette anni.

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