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l'intervista

Cafiero De Raho: "Le mafie puntano i club minori"

Il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo dopo la cerimonia del premio Borsellino: "Le istituzioni sportive? Non sono per niente soddisfatto, non c'è nessun controllo"

21 Ottobre 2019

Cafiero De Raho: "Le mafie puntano i club minori"

Quarantotto ore prima sono passate quasi inascoltate, sommerse dal clamore mediatico che altre dichiarazioni – su tutte quella sui rapporti privilegiati tra calciatori del Napoli e camorristi – avevano inevitabilmente creato.Image title Alle nostre orecchie sono invece suonate come un campanello d’allarme assordante, disorientante. Quelle parole “Le mafie sono entrate nel calcio, cercano di acquisire società minori” pronunciate dal Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, in occasione dell’incontro con i tecnici di taekwondo a Formia, hanno immediatamente rapito la nostra attenzione. Non solo il bagarinaggio negli stadi più importanti d’Italia quindi, non solo infiltrazioni nel mondo ultras dei club professionistici, non solo i tentativi di entrare illecitamente nel giro d’affari di club che fatturano centinaia di milioni di euro. Alla mafie, cosche calabresi e siciliane su tutte, non basta più. Vogliono impadronirsi del calcio minore, quello che vi raccontiamo ogni giorno. Quello lontano dai riflettori e dai campioni inarrivabili, che si basa sulla passione, sul volontariato, sull’aggregazione di una piccola comunità pronta a sacrificare la domenica mattina per gridare a squarciagola i nomi dei beniamini dei campi di provincia e periferia. Vogliono impadronirsi del movimento più radicato e ramificato nel tessuto sociale, politico ed economico del nostro Paese, capace di raggiungere ogni città, ogni comune, paese e frazione.


Così a margine del premio Borsellino abbiamo voluto comprendere meglio: perché il calcio delle categorie dilettantistiche è così appetito dalla criminalità organizzata? Cosa può convincere Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta a investire in in un club di Eccellenza, Promozione o addirittura di Prima Categoria? Bastano pochi istanti di intervista con Cafiero De Raho, per comprendere rapidamente come un club dilettantistico, caduto nelle mani sbagliate, possa tramutarsi in un vero e proprio strumento di controllo di una determinata zona:Image title “In primo luogo le categorie minori sono quelle maggiormente immerse nel territorio – esordisce il Procuratore – Attraverso i club le mafie riescono a rappresentarsi come soggetti credibili e affidabili, soprattutto nel caso in cui la squadra raggiunga le vette della classifica. Questo vertice sportivo è in qualche modo rappresentato come la forza dell’organizzazione che ha preso il controllo della squadra”. Questo, però, è solamente il primissimo passo, perché l’obiettivo non è solo il consenso popolare: “Una squadra di calcio permette di raggiungere facilmente le personalità politiche e i soggetti economici presenti su quel determinato territorio, diventa trampolino di lancio verso la società. Le mafie vogliono controllare le associazioni perché cercano consenso, desiderano aggregare i soggetti forti al loro potere per poterli utilizzare. In questo modo possono arricchirsi ulteriormente e continuare ad esercitare senza problemi le loro attività criminose”. Per rendersi conto di come le mafie riescano concretamente ad incrementare i propri proventi ai danni di imprenditori o attività commerciali operanti sullo stesso territoro del club, basta leggere la relazione della Direzione Nazionale Antimafia del 2017 e il passaggio relativo al «pizzo nascosto». Il giochino è semplice: l’organizzazione chiede il pizzo all’imprenditore, che non fa altro che elargire una generosa «sponsorizzazione» in favore della società. E questo è solamente uno dei tanti stratagemmi.


Un quadro che lascia totalmente sgomenti e che rischia di danneggiare irrimediabilmente un sistema che non sembra avere gli anticorpi necessari per sopravvivere a queste situazioni. E neanche per prevenirle. Perché a parere di Cafiero De Raho le istituzioni sportive preposte non sono in grado di contrastare queste infiltrazioni e il suo monito tuona gravoso: “Non sono per niente soddisfatto di come operano le istituzioni sportive, semplicemente perché non c’è alcun controllo sulle società calcistiche minori. Non c’è controllo sui bilanci, non c’è controllo sulle persone, non c’è trasparenza e non esiste alcun registro”. Mancanze che rappresentano una voragine nella quale le mafie possono proliferare comodamente: “Senza questi strumenti manca totalmente quello che occorre per restituire un minimo di serenità a questo sport – conclude Cafiero De Raho – Uno sport che dovrebbe essere un gioco di formazione, educazione e crescita culturale per i nostri ragazzi”. 


Il calcio minore, il mondo dei sogni di ogni bambino, il più potente dispositivo di aggregazione al mondo, uno dei nemici più temibili delle mafie, è stato preso di mira dalle mafie stesse. Tutti noi abbiamo il dovere di difenderlo.

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