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La preoccupazione di Sibilia: servono sostegni dal Governo

Riproponiamo integralmente l'intervista pubblicata sull'edizione di lunedì al presidente della Lega Nazionale Dilettanti

03 Novembre 2020

La preoccupazione di Sibilia: servono sostegni dal Governo

È preoccupato Cosimo Sibilia. Preoccupato per il futuro dei club e della LND, ma anche molto amareggiato. La prima sensazione è dovuta naturalmente alle conseguenze economiche che potrebbero travolgere l’intero movimento dopo questo secondo stop. La seconda è scaturita alla poca considerazione che, a suo parere e non solo, viene riservata alle discipline dilettantistiche nel momento delle decisioni. Il numero uno della Lega Nazionale Dilettanti, e non è la prima volta che lo ribadisce, chiede a gran voce che lo sportvenga considerato attività essenziale, sottolineandone l’importanza sociale e benefica, oltre a come la socialità regolamentata dai protocolli governativi per la ripresa delle attività sia ben più sicura di quella senza alcuna norma dei parchi pubblici, pronti ad essere presi d’assalto dai più giovani - i piccoli della scuola calcio hanno già fatto capolino nei principali spazi verdi romani - in caso di chiusura totale dei centri sportivi, ad oggi disponibili esclusivamente per gli allenamenti individuali, Serie D e Under 19 Nazionali a parte.
Cosimo Sibilia, presidente LND
E dove non fosse possibile garantire la prosecuzione dell’attività sportiva, il presidente pretende maggiore concretezza delle istituzioni politiche sui “ristori” troppo spesso annunciati, ma in evidente ritardo rispetto alle rassicurazioni comunicate negli scorsi mesi. Il calcio dilettantistico è in sofferenza e tante realtà rischiano di sparire definitivamente dopo questa seconda mazzata. Così come tante famiglie che vivono di sportsono esposte ad una crisi troppo pesante da sostenere a lungo termine. Perché troppo spesso quando pensiamo al movimento dilettantistico, ci focalizziamo esclusivamente su competizioni e ragazzi, dimenticandoci come anche questo è un settore economico e lavorativo di grande rilevanza nazionale e non un semplice “hobby”.  Un allarme che speriamo non resti ulteriormente inascoltato, perché le forze che la LND poteva mettere sul tavolo sono già state predisposte e adesso servono quegli aiuti promessi e ancora non concretizzati. Lo sport sta soffrendo, il calcio dilettantistico è sull’orlo del baratro e il grido di allarme lanciato dal Presidente non può venire ignorato. Non questa volta, perché in ballo c’è il futuro di migliaia di società e di milioni di sportivi.

Presidente, un altro stop: quanto fa male dal punto di vista sociale e umano e quali potrebbero essere le conseguenze economiche? "Fa malissimo, considerando tutti gli sforzi compiuti per far ripartire le attività. E stavolta le conseguenze rischiano di essere disastrose, a meno che non arrivino degli aiuti economici importanti da parte del Governo. Il calcio dilettantistico non è un hobby, ma un elemento fondamentale di socialità nel nostro Paese, oltre che un movimento in grado di generare importanti economie locali"

Durante il lockdown sono state tantissime le rassicurazioni politiche su eventuali fondi a favore del movimento dilettantistico: ad oggi, concretamente, quali sono stati gli aiuti su cui hanno potuto contare i club, a parte quelli stanziati autonomamente dalla LND? "Anche negli ultimi giorni abbiamo ascoltato annunci sull’arrivo di risorse economiche in favore dello sport di base: mi auguro sia la volta buona, perché il tempo stringe. Di concreto ad oggi ci sono gli oltre 5 milioni di euro messi a disposizione delle società dalla LND, con fondi recuperati tra FIGC e CONI. Queste somme sono state utilizzate sotto forma di contributo alle iscrizioni, per fare in modo che i club ne ottenessero un risparmio. Poi si devono aggiungere i 3 milioni di euro destinati ai premi per la valorizzazione dei giovani che da questa stagione passano da 3 a 8 società beneficiarie per i campionati di Eccellenza e Promozione di ogni singola regione. Senza dimenticare la polizza assicurativa per la tutela legale penale da Covid-19, messa a disposizione dalla LND a titolo gratuito per società e tesserati”.
Giovani giocano in un parco della Capitale

Da sempre le istituzioni politiche richiamano il valore sociale e salutistico dello sport, ma in questi ultimi mesi non le sembra che questo settore non abbia goduto della giusta considerazione? "L’ho detto chiaramente commentando gli ultimi due decreti: al di là delle ricadute in termini economici, credo sia sbagliato annoverare lo sport tra le attività non essenziali. Senza contare che stiamo assistendo al paradosso per cui i giovani hanno la possibilità di aggregarsi senza alcun controllo, ma non possono allenarsi o disputare incontri rispettando il rigido protocollo anti-contagio che era stato imposto alle scuole calcio e alle società dilettantistiche"


Si parla di un possibile allineamento del protocollo della Serie D a quello dei professionisti, con un sostegno economico della Lega Nazionale Dilettanti per l'effettuazione dei tamponi. Conferma questa notizia? "Premesso che anche il protocollo dei professionisti ha dimostrato di non essere compleamente efficace nel contenimento dei contagi, immaginare qualcosa di simile in Serie D significherebbe avere a disposizione ingenti risorse per fare in modo che i club possano sostenere un impegno tanto gravoso. In tempi non sospetti ho richiamato l’attenzione di tutti sulla necessità di modificare il raggio d’azione della Legge Melandri: con i fondi dei diritti tv si potrebbero sbloccare le somme necessarie per realizzare tutta una serie di interventi straordinari, incluso il sostegno alle attivià di screening sanitario, anche nel nostro campionato nazionale".


Spesso qualcuno si dimentica di quante famiglie riescano a mantenersi grazie allo sport e non parliamo degli atleti, ma dei tanti lavoratori che ogni giorno permettono a milioni di persone di praticare attività sportiva. Nell’universo LND, comprese le strutture periferiche regionali e provinciali, quante sono le persone che rischiano di perdere il lavoro? "La LND è un’azienda che conta oltre 350 dipendenti e 2000 collaboratori, dislocati su tutto il territorio nazionale. Al momento, con il blocco delle attività almeno sino al 24 novembre, siamo stati costretti a fare nuovamente richiesta per la cassa integrazione e a chiudere diverse delle nostre sedi, a cominciare dalle delegazioni provinciali e distrettuali"

Secondo le sue sensazioni c’è la possibilità che, dopo il 24 novembre, almeno nelle regioni meno a rischio le competizioni federali possano ripartire? "Se ripartiremo lo diranno le curve dei contagi e i provvedimenti assunti dalle autorità governative e sanitarie”.

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