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L'INTERVISTA

Fabrizio Terenzi: "C'è molta confusione e grande incoerenza"

Il presidente dell'Atletico Monteporzio ha commentato il momento complicato che sta vivendo il nostro paese

11 Novembre 2020

Fabrizio Terenzi: "C'è molta confusione e grande incoerenza"

Fabrizio Terenzi

Calcio, ristorazione e assicurazioni: Fabrizio Terenzi è un imprenditore a 360 gradi, attivo su più fronti. Il patron del club biancorosso, infatti, detiene un noto ristorante situato sulla Via Tuscolana e lavora come agente per un’importante agenzia nel mondo delle polizze. Lui, come tanti altri, è stato profondamente colpito dal Covid, sul piano economico ovviamente, ma anche su quello emotivo, in particolar modo per quanto riguarda la società dilettantistica, considerando che ne ha rilevato le quote cinque anni fa. Molti i progetti che pian piano si stanno sgretolando sotto i colpi del virus e sotto quelli assestati dai decreti. Il numero 1 dell’Atletico Monteporzio ha quindi raccontato il periodo tutt’altro che semplice che stanno vivendo le sue attività. 


Molti ristoranti hanno avviato l’ormai celebre food delivery al fine di mantenere alta la fidelizzazione con la propria clientela e, soprattutto, per cercare di limitare i danni a livello economico. Per quanto riguarda nello specifico la sua attività, avete proposto iniziative di questo genere? 

“Abbiamo tentato a marzo, quindi nel corso del primo lockdown, con la consegna del cibo a domicilio, ma ci siamo resi conto che non fa per noi. Il nostro non è un locale dove la gente viene a prendere il pesce per mangiarlo a casa oppure che ci chiama per far sì che noi glielo portiamo; non vorrei sembrare presuntuoso, ma proponiamo una ristorazione d’un certo livello, per cui si è deciso di lavorare, per quel che si può, solamente nei nostri spazi. Fortunatamente, oltre alla sala ristorante, abbiamo anche delle camere dove le persone possono passare la notte o il weekend, per cui proseguiamo solamente con loro, oltre a fornire il classico servizio a pranzo. Probabilmente vado in controtendenza, ma credo sia meglio restare a casa per un mesetto in modo da tornare poi a lavorare a pieno regime, rimanere aperti a queste condizioni non ha alcun senso. Dopo i mesi da incubo successivi a marzo, a settembre sembrava che le cose andassero meglio, poi la nuova ondata ci ha letteralmente tagliato le gambe”. 


I precedenti protocolli vi hanno imposto spese ingenti per adeguare i locali, adesso però è arrivata un’ulteriore chiusura che di fatto ha completamente vanificato i vostri sforzi, cosa ne pensa? 

“Il primo protocollo ci ha messo davanti a notevoli cifre economiche sborsate per poter proseguire nel pieno rispetto delle norme. Abbiamo apportato cambiamenti strutturali ed una serie di modifiche che ci permettessero di stare in piena regola, ma evidentemente non è bastato, anche se, come detto, credo che in un ristorante il rischio di contagio sia veramente vicino allo zero. Ogni settimana si cambia decreto, forse nemmeno chi sta prendendo decisioni sa cosa fare nello specifico. C’è grande confusione e soprattutto moltissima incoerenza. Un ristorante è un luogo ben più tranquillo rispetto a bus e metropolitane. Il cliente arriva con la mascherina, si accomoda al tavolo, mangia e va via indossando sempre l’apposito dispositivo. I nostri camerieri ed in generale il personale mantengono la mascherina durante l’intero periodo del servizio, non capisco in questo modo quali possano essere i rischi. Non è un caso se l’ondata dei contagi ha avuto una nuova impennata con la riapertura delle scuole, si poteva tranquillamente proporre la didattica a distanza per i più grandi, con le elementari che proseguivano le lezioni in presenza. Ahinoi sono state prese altre decisioni, ma adesso tutti ne paghiamo le conseguenze”.


Tra le varie attività per le quali è impegnato, c’è anche quella di presidente dell’Atletico Monteporzio, cosa ne pensa del nuovo stop al calcio dilettantistico? 

“In questo momento qualunque imprenditore si trova in grandi difficoltà, a maggior ragione per chi è attivo sul fronte calcistico dove c’è bisogno di programmazione ed organizzazione. Sono due ani che proviamo a vincere il titolo per andare in Promozione, abbiamo allestito una squadra importante, prendendo giocatori di livello per la categoria, per cui si sono fatti sacrifici importanti, ma purtroppo però pare sia stato tutto vanificato. Per il momento abbiamo deciso di proseguire l’attività solo con i più piccoli, in modo da non lasciarli a casa. La prima squadra si è invece fermata, vogliamo evitare qualsiasi tipo di problema. Fortunatamente non abbiamo mai registrato casi di positività nei nostri tesserati, siamo stati sempre precisi e puntigliosi nel rispettare tutte le direttive fornite dagli organi competenti. Ciò significa che i protocolli stabiliti funzionavano, evidentemente non è bastato per salvare il nostro calcio che vedo andare sempre di più verso la deriva. Servono aiuti immediati, le attività sono in difficoltà e sappiamo bene che sono proprio le stesse attività che come sponsor aiutano i club di calcio. Si tratta di un circolo vizioso che però così ha preso una piega abbastanza preoccupante, bisogna fare qualcosa”.


Se dovesse fare un bilancio generale tra tutte le sue attività, com’è stato il periodo da marzo ad oggi? 

“Nell’assicurativo piuttosto che andare in negativo sono in positivo e di questo ne vado orgoglioso; significa che nonostante tutto si è lavorato in un certo modo. Lo smart working ci ha permesso di continuare a lavorare per la nostra clientela. Per quanto riguarda invece la ristorazione sono stati mesi disastrosi, abbiamo perso tantissimi soldi e ci vorrà del tempo prima che il nostro bilancio torni verde. Ma non possiamo far altro, ci troviamo in un periodo storico a dir poco complicato, dobbiamo resistere e lottare con tutte le nostre forze”.


In tutta Italia ci sono state delle veementi proteste, spesso sfociate in vere e proprie guerriglie urbane, qual è il suo pensiero a proposito? 

“Premetto che non ho partecipato fisicamente a nessuna delle manifestazioni organizzate nelle ultime settimane, ho sostenuto i miei colleghi sui social, in maniera del tutto moderata. Devo dire però che mi sono trovato veramente a disagio quando ho assistito a quelle terribili scene, a dir poco vergognose. Capisco il momento, sono pienamente a favore delle contestazioni in piazza ma sempre nel massimo rispetto del prossimo e della nostra società. Fare violenza sulla polizia, distruggere negozi e auto non fa certamente parte dei miei ideali. Il problema è che la gente è disperata e spesso la disperazione porta alla follia, alla poca lucidità. Dobbiamo stringere i denti, cercando di superare al più presto questo periodaccio, anche perché così non possiamo sicuramente andare avanti, così non si può vivere”. 

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