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l'intervista

La ripartenza della Lombardia: a tu per tu con Giuseppe Baretti

Il presidente del Comitato Regionale esprime le sue considerazioni in merito alla situazione del movimento lombardo ed alla possibilità di ripresa delle attività

19 Novembre 2020

La ripartenza della Lombardia: a tu per tu con Giuseppe Baretti

Baretti, presidente del CR Lombardia ©LND Lombardia

Nell’arco della famigerata seconda ondata del Coronavirus, il Comitato Regionale Lombardia è stato il primo a fermare le proprie competizioni. Una decisione sofferta ma necessaria come spiega il presidente Giuseppe Baretti, che si è sempre speso a difesa del movimento lombardo.


L’azione e i ragionamenti Tutto inizia… “con quella benedetta ordinanza regionale del 16 ottobre, siamo stati i primi ad esser colpiti dal provvedimento. Erano le 16:00 di un venerdì e ci hanno cominciato a chiamare le società che avevano saputo della sospensione - esordisce - Noi successivamente abbiamo pubblicato un comunicato, quindi siamo stati i primi a prendere una decisione perché volevamo che i club, memori di quanto successo in primavera quando le scelte sono state procrastinate per settimane, avessero stavolta subito chiarezza su quel che sarebbe stato il prossimo futuro. Anche perché la situazione si stava aggravando, quindi non potevamo tergiversare: è stato giusto nei confronti delle tante società, per dar loro modo di programmare ed organizzarsi economicamente ed aiutarle. Il tutto Covid permettendo ovviamente, ne seguiremo gli sviluppi, ma non ci potevamo permettere di lasciare incognite - spiega il massimo dirigente - C’è stato poi, dopo un paio di settimane, un confronto con l’assessorato allo sport della Regione anche con altre Federazioni, in cui abbiamo esposto il fatto che se tale riunione fosse avvenuta prima da parte nostra ci sarebbe stata la possibilità di spiegare la corretta terminologia sportiva da utilizzare nei provvedimenti, perché sono state prese decisioni senza avere rete conoscenza del settore. Ripeto, noi abbiamo agito per primi, forse sbagliando, ma ci siamo voluti prendere la responsabilità in autonomia".


Ritorno in campo Ma in che condizioni e con che tempistiche riprendere a giocare? “Serviranno almeno 15 giorni per far rimettere in moto le società con gli allenamenti, nel momento della ripartenza, non credo che si potrà ricominciare subito con le partite. Anche perché bisognerà programmare nel dettaglio il piano dei recuperi. Ne avevamo per esempio 140-150 solo nell’attività regionale: la domenica che abbiamo sospeso, su 450 partite regionali già ne erano saltate circa 100. Si potrebbe portare avanti la Coppa insieme appunto ai recuperi nei prossimi mesi, con la speranza di poter tirare fino a maggio-giugno”. Intanto, un data ufficiale già c’è, prosegue Baretti: “Ho letto sulle vostre colonne che il CR Lazio, come la Toscana, ha pronti i piani B e C per il termine della stagione: anche noi, ripartiremo il 7 febbraio. Vogliamo consultare le iscritte in merito alle possibili formule da adottare per portare a termine la stagione, magari con le sole gare di andata più dei play off da riformulare allargandone l’accesso per coinvolgere più società - rimarca il presidente - Ma già c’è qualche mormorio, perché ovviamente non si riesce mai ad accontentare tutti, anche perché in tal caso di nuovo non ci sarebbero retrocessioni quindi per la stagione successiva ci sarebbe ancora confusione nella composizione di gironi allargati. Senza contare che a gennaio potrebbe cominciare a nevicare, per cui tutti i discorsi che stiamo facendo sul piano recuperi potrebbero saltare. Vedo che anche il CR Veneto, nostro vicino, ha optato per una ripresa il 7 febbraio: è giusto, magari si traccia una linea comune”.


Attualità La nostra Redazione ha proposto tre speciali sull’impatto del Dpcm coinvolgendo un campione di 100 club: tasso contagi nei centri sportivi pari solo allo 0.5%; oltre 5 milioni spesi per adeguamenti anti-Covid con il 50% in media di introiti in meno; 15% di bambini che lascia la scuola calcio. Numeri significativi, che Baretti commenta in questi termini: “Personalmente, l’ho detto fin dall’inizio che non era lo sport a causare contagi. Nel nostro movimento infatti c’era grande sicurezza ed entusiasmo nelle prime due uscite stagionali, tra campionato e coppa. A quest’ultima, in particolare, si sono iscritte tantissime società: al di là delle 54 in Eccellenza e 96 in Promozione che sono obbligatorie, in Prima Categoria 176 su 200 ed in Seconda 280 su 390. E ci sono stati pochissimi rinvii nei primi due weekend di settembre su quasi 500 partite. Il tutto è peggiorato poi con l’apertura delle scuole e con l’inizio quindi delle giovanili. Arrivano chiamate ogni giorno e si va in difficoltà con i recuperi in accumulo. Quindi qui c’è qualcosa da rivedere sul protocollo, utilizzando magari di più i tamponi antigienici rapidi. Oltre alle scuole, un altro problema serio sono i trasporti pubblici - conclude il numero 1 del calcio lombardo - Per quanto riguarda i dati che avete raccolto nel Lazio su danni economici ed abbandono dei ragazzi, posso dire che io sono sempre dalla parte delle società, ho fatto per 30 il dirigente e so cosa significa gestire un club. Immagino la difficoltà nell’organizzazione dell’attività sportiva con tutte le incognite e le limitazioni, anche economicamente nel rapporto con le famiglie e già vedo che si sono organizzate con pagamenti dilazionati proprio per valutare lo sviluppo della pandemia. Così come anche il CR Lombardia ha concesso rateizzazioni nelle tasse di iscrizioni, più i soldi concessi dalla LND”.

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