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l'intervista

La ripartenza della Toscana: a tu per tu con Paolo Mangini

Il presidente del Comitato Regionale espone la sua posizione per quanto riguarda lo sport dilettantistico e la ripresa dei campinati

19 Novembre 2020

La ripartenza della Toscana: a tu per tu con Paolo Mangini

Mangini, presidente del CR Toscana ©LND Toscana

Il Comitato Regionale Toscana a marzo è stato il primo in Italia a decretare la sospensione dei propri campionati dilettantistici, giovanili e non. Fu un segnale forte, al quale poi seguì il fermo totale da parte del Governo. Oggi, a distanza di pochi mesi, ci troviamo nella stessa situazione, con l’unica differenza della liceità degli allenamenti purché in forma individuale. Il presidente del Comitato toscano Paolo Mangini fotografa l’attuale panorama del suo movimento, ripercorrendo le scelte prese e ragionando in prospettiva in vista della seconda parte dell’annata sportiva ma anche, soprattutto, in riferimento a ciò che lo sport sta subendo.


Status quo “La Regione ha fatto una scelta autonoma e siamo stati contattati perché la curva dei contagi stava salendo vertiginosamente. Noi, purtroppo, abbiamo condiviso tale decisione e poi quattro ore dopo è uscito il Dpcm che ha imposto il blocco a tutti i campionati dilettantistici, anche perché solo nell’ultima domenica abbiamo avuto ben 88 rinvii - esordisce il massimo dirigente - Quando ancora non c’era il decreto del 3 novembre, invece, noi avevamo avanzato una proposta tramite un comunicato stampa ed una lettera alla Lega, nella quale spiegavamo come, nel caso ci fosse stata la possibilità di ripartire il 25 novembre, il CR Toscana avrebbe lasciato un cosiddetto ‘periodo di salvaguardia’ al fine di riprendere l’attività in sicurezza - prosegue - Il che voleva dire che dopo un mese senza allenamenti, essendo inverno e non reputando giusto far ricominciare i club senza una nuova adeguata preparazione, non avrei potuto riprendere l’attività prima della Feste di Natale. Dopo quest’ultime saremmo partiti con le gare di recupero. È chiaro che a questo punto il suddetto periodo di salvaguardia non partirebbe più da fine novembre ma, ad oggi, dal 3 dicembre. Se poi ad inizio dicembre sarà possibile riprendere l’attività, per me è chiaro che non si potrà ricominciare subito a pieno ritmo, sarebbe un controsenso e quindi bisogno concedere un periodo di salvaguardia ai club, che però allo stato attuale si allunga rispetto a ciò che avevi proposto un paio di settimane fa”.


Verso il 2021 Qualche giorno fa il CR Veneto ha annunciato la ripresa dei campionati dal 7 febbraio con formula di sole gare d’andata più playoff: “Prima di tutto, dico un’ovvietà, occorre vedere quando si parte. Ma noi in Toscana già da giugno avevamo deciso di organizzare più gironi del normale e composti da un numero più basso di squadra, proprio perché pensavamo che forse ci sarebbe potuto essere questo periodo - commenta il presidente - In Eccellenza abbiamo 3 gironi da 12 anziché due da 18, dichiarati da subito, a giugno-luglio. In Promozione e Prima Categoria i raggruppamenti sono da 13-14 compagini, non solo: nel regolamento che abbiamo emanato al momento della pubblicazione dei gironi, ci sono tre ipotesi. Quella A che contemplava il normale svolgimento delle competizioni, la B se ci fosse stato un periodo breve di interruzione e la C in caso di lungo stop: quindi se si dovesse ripartire in tempi normali, noi potremmo arrivare a disputare tutte le gare sia di andata che di ritorno secondo l’ipotesi C, che però non prevede playoff e playout intesi come partite. In caso si ragionerebbe sui posizionamenti in classifica. Se invece non si potrà ripartire neanche a febbraio, allora faremo altre valutazioni, nel caso contrario invece non avremmo difficoltà a far svolgere tutti gli incontri: i club lo sanno dall’inizio della stagione, quindi siamo pronti”.


A difesa dello sport La recente ricerca portata avanti dalla nostra Redazione ha evidenziato come, su un campione di 100 club, appena lo 0,5% dei tesserati è stato contagiato. Una testimonianza tangibile della sicurezza dell’attività nei centri sportivi: “Posso dire con certezza che le società toscane si sono date molto da fare per mettere in atto tutte le direttive contenute nel protocollo, tra santificazioni e lavori vari. So che ci sono stati ovviamente dei contagi in qualche club, è inevitabile, ma il problema maggiore era dovuto al fatto della quarantena del gruppo o della positività di un familiare di un giocatore che poi si riversava sull’intera squadra. Era diventato un circolo vizioso - conclude il numero 1 del CR Toscana - Abbiamo avuto dei casi in cui dei giocatori avevano timore ad andare a giocare perché pensavano che nella squadra avversaria c’era chi poteva aver avuto anche un minimo contatto indiretto con un positivo: si sono innescate, in questa prima parte di stagione, delle paure non suffragate da fatti reali”. La conseguenza sono provvedimenti duri contro lo sport: “Viviamo una situazione molto difficile, ma io penso ce lo sport, anche solo come momento di allenamento che riempie la vita di un ragazzo, forse doveva essere salvaguardato maggiormente. Penso che adesso molte società hanno dovuto sospendere l’attività, il che vuol dire togliere a molti ragazzi un momento non solo di formazione e socializzazione, perché lo sport è questo, ma anche uno di svago e sfogo. Lo sport è essenziale, è una delle dimensioni della nostra vita fondamentali per la crescita e non a caso di dice che lo sport è un dritto di cittadinanza”.

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