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L'intervista

Corneto Tarquinia, Leggiero: "Il campionato ormai è falsato"

Il mai sponsor della compagine rossoblù dice la sua sul nuovo stop per l'emergenza sanitaria

26 Novembre 2020

Raffaele Leggiero

Raffaele Leggiero, main sponsor della Corneto Tarquinia

La stagione 2020-21 doveva rappresentare un bel trampolino di lancio per la Corneto Tarquinia, almeno sulla carta, con l'intento della società rossoblù di disputare un campionato di vertice e giocarsi le proprie chances in chiave promozione. Il club viterbese è stato infatti tra i più attivi sul mercato portando dentro veri e propri top player per la categoria, un allenatore reduce dalla vittoria della Coppa Italia regionale e un direttore sportivo che seppur giovanissimo ha già ottenuto risultati eccellenti nelle recenti stagioni. Ad oggi, però, cresce l'incertezza sul prosieguo di quella che doveva essere l'annata della svolta, il campionato è stato nuovamente sospeso e quando si ripartirà alcune certezze potrebbero venir meno. Ad analizzare il momento in casa rossoblù, è il main sponsor della società, Raffaele Leggiero, che soltanto qualche giorno fa aveva addirittura dichiarato di voler lasciare il proprio ruolo considerate tutte le difficoltà che a cui il club potrebbe andare incontro. Stop, protocolli e possibili soluzioni sono i temi principali dell'intervista. 

Siamo tornati in momento di estrema difficoltà. Come sta vivendo questo clima?
“Sinceramente in questo momento, come tanti, sto pensando alla mia attività che fortunatamente non ha subito grandi problemi con il Covid. Ci sono invece purtroppo tante altre attività che hanno pagato dazio. Visto che il calcio è fermo sto pensando al lavoro. Il calcio è passato in secondo piano, anche perché serve una veloce sterzata da parte del Comitato Regionale”.

A cosa si riferisce? 
“Non do a loro una colpa se la società di cui sono main sponsor ha deciso di investire tanto quest’anno per provare a fare qualcosa di importante nel campionato, ma penso sia necessario permetterci di fare una programmazione attenta, oculata, alle società. Questo campionato ormai è falsato, tanti valori purtroppo non usciranno fuori. Tutti gli investimenti che si erano programmati, e che potevano incidere in una stagione mettendo sul tavolo il meglio, adesso purtroppo non contano più. Entrano invece in gioco tanti altri fattori che non c’entrano nulla con lo sport. Un plauso va ai Comitati come la Toscana, la Lombardia e tanti altri, che hanno rimandato a gennaio, febbraio per riprendere le attività. Questo permette alle società di programmare e di non investire in allenamenti. Questo chiedo al nostro Comitato: una decisione rapida, che ci consenta di riprogrammare la stagione. Le società non possono far allenare i calciatori e pagarli in attesa di una possibile apertura paventata dal Governo e dopo un mese ritrovarsi invece al Dpcm successivo che ci sposta ulteriormente l’inizio dei campionati. Avremmo invece bisogno di poter programmare, magari dicendoci di ricominciare direttamente a febbraio così quindici giorni prima possiamo riprendere gli allenamenti”.

Con i rimborsi come vi state muovendo?
"Ormai è di uso comune parlare di rimborsi per il mese di novembre perché il Ministro per lo Sport ha aperto ai Dilettanti, ma di fatto stiamo dando nuovamente dei rimborsi a pioggia. Se è di 800 euro l'importo dei rimborsi, perché questi si danno a tutti ed anche a chi ad esempio prendeva 200 euro? A questo punto bisognerebbe invece chiedere a noi società tutti i rimborsi di agosto, settembre e ottobre, solo così si può pattuire una cifra congrua e un tetto massimo. Ora sono sicuro che scatterà la corsa a iscrivere come dirigenti le moglie dei calciatori, che fino ad ora hanno preso soldi non regolamentati. Proprio per questo credo che stiamo perdendo una grande occasione per regolamentare tutto".

Tornando al blocco del campionato, che tempi prevede per la ripresa?
"A questo punto vorrei che il campionato riprendesse a febbraio e cambiando il regolamento che si era posto all'inizio, cambiando alcuni punti e facendo magari un girone di sola andata. Una soluzione potrebbe essere i play off per le prime sei o quattro squadre e i play out per le ultime sei, ad esempio".

Qualche giorno fa ha dichiarato di voler lasciare il ruolo da main sponsor della Corneto Tarquinia. Da cosa deriva questa ipotesi?
"Questo pensiero è reale. Ha senso buttare soldi in un sistema mal organizzato e mal gestito? Per me questo è un calcio che non vale niente se è strutturato così".

Quali potrebbero essere delle soluzioni?
"Presto usciremo formalmente con una proposta alla Lega. Metteremo sul mercato tamponi rapidi da 15 minuti, registrati al Ministero della salute con tanto di certificato. Stiamo proponendo alla Lega l'acquisto di tamponi rapidi per tutte le società ad un prezzo bassissimo. Invece di darci i premi trasferta, la Lega ci desse la possibilità di fare tamponi ogni settimana, ogni venerdì magari prima della partita successiva. Questo significherebbe anche non falsare più le gare, perché finora c'è stata gente che se n'è sicuramente approfittata".

Alla Corneto come vi siete mossi riguardo il prosieguo delle attività?
"Abbiamo fermato sin da subito tutti i ragazzi di scuola calcio e settore giovanile, ridando indietro i soldi dei tesseramenti subendo in alcuni casi anche lo stress a livello mediatico dei genitori. Per un periodo abbiamo portato avanti solo la prima squadra ma dopo un pò abbiamo fermato anch'essa".

Quali sono invece i rischi economici per un club come il vostro che ha investito quest'anno molto?

"Io ho la consapevolezza di aver buttato dei soldi. Il danno economico è che vogliono far continuare questa farsa pensando che la gente continui ad investire come all'inizio. Il nostro investimento era legato alle mie capacità, anche di gestione. Poi per carità, queste possono anche non essere all'altezza e non era detto che ci saremmo riusciti ma volevamo andare avanti con le nostre forze e la nostra capacità intellettiva. Ma qui sta succedendo tutto il contrario, sono gli altri che decidono al nostro posto".

C'è a questo punto il rischio che un progetto ambizioso come il vostro possa spegnersi sul nascere?
"Quest'anno abbiamo rivoluzionato la squadra con soli tre-quattro giocatori della passata stagione. Abbiamo creduto in un allenatore e nel suo staff accontentandolo praticamente su tutto, lavorando a stretto contatto con il direttore sportivo Daniel D'Aponte. Avevamo fatto un passo importante per cercare di fare qualcosa di importante. Poi nel calcio non c'è matematica, ma quantomeno abbiamo cercato di programmare. Adesso ha senso continuare un campionato del genere? Potrebbe aver senso in Lega Pro, in Serie D dove interviene la Lega o il Governo nel caso in cui non si possa andare avanti di fronte ad una situazione come questa". 

Cambierebbe i protocolli?
"Certamente. Bisogna contrattualizzare i calciatori e mettere in condizione le società di farlo. In un contesto come questo si sarebbe dato alla società una grossa mano perché i calciatori potevano andare in cassa integrazione sportiva, e non si creavano confusione e litigi tra calciatori e società perché chiaramente entrambe le parti cercano di fare i propri interessi. Ma purtroppo facciamo parte di un sistema che fa fatica a cambiare".

Sei d'accordo con il piano del Comitato in chiave ripartenza?
"Non sono d'accordo. Come ci arriviamo a finire un campionato da dicembre a giugno giocando anche di mercoledì? C'è il rischio di ritrovarci senza calciatori, perché molti di loro hanno un lavoro e non possono chiedere dei giorni per giocare durante la settimana. Per questo dico che è tutto falsato". 

Adesso come procedete?
"Ci siamo prefissati di attendere. Allenarci sul campo individualmente ha senso come allenarsi a casa, è impensabile inoltre far venire i ragazzi, farli allenare e mandarli a casa senza fare la doccia. Stiamo aspettando che il Comitato programmi concretamente il nostro futuro".

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