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L'intervista

Tor di Quinto, Testa: "Il calcio è importante, la salute di più"

Il presidente rossoblù dice la sua sulla pandemia e sulla gestione del calcio dilettantistico

03 Dicembre 2020

Massimo Testa

Massimo Testa, presidente del Tor di Quinto

Ce lo aspettavamo battagliero, sul piede di guerra e invece Massimo Testa ci ha stupito ancora. Pacato, lucido, soddisfatto. Il presidente del Tor di Quinto ha esaminato l'attuale situazione che stiamo vivendo con grande lucidità. E' tornato il Massimo che conosciamo soltanto quando gli abbiamo chiesto come mai non preferisse rimanere in casa in sicurezza. Il numero 1 di via del Baiardo solo in quel caso ci ha interrotto subito: "Scibbé (le due B le sottolinea sempre), il Testa è sicuro, il Testa è casa mia".

Presidente, i contagi sono di nuovo in risalita e siamo arrivati all'ennesimo stop delle attività dilettantistiche. Se l'aspettava?

“Sì, anzi. Io chiudevo tutto dall'inizio. Penso che il Governo sia stato troppo tollerante con il calcio. Va bene la passione, ma la salute deve essere la priorità”.

In generale è contento di come la politica stia gestendo la pandemia?

“Direi proprio di sì. Mi aspettavo più disponibilità da certi elementi, ho visto poca unità. Questo è il momento di lottare tutti insieme per uscire da questo periodo terribile”. 

La sento meno combattivo del solito. Ci dobbiamo preoccupare?

(ride, ndr) “No, no, assolutamente. Quando c'è da fare i complimenti io li faccio. Stiamo attraversando una situazione incredibile, non è facile prendere decisioni. Le persone che ci guidano sono giovani mica maghi. Qualche errore ci sta”.

Ad esempio?

“In estate le discoteche hanno riaperto, tutti a fare l'aperitivo in centro. E' stata volontà del governo? Non credo. Secondo me ci sono state forti pressioni. Oggi però sono fiducioso. Mi fido di chi prende le decisioni e soprattutto della scienza: spero che arrivi quanto prima un vaccino che sistemi questa situazione. Posso fare dei complimenti?”. 

Certo.

“Devo dire la ministra Azzolina mi ha stupito sul lavoro che sta facendo per la scuola. Qualcuno gli rideva dietro ma si sbagliava. Avevo anche io delle riserve inizialmente ma devo dire che mi ha fatto ricredere. Sono stati fatti tanti sforzi e questo è apprezzabile”.

Sul fronte sportivo, invece, questo stop ha fatto storcere la bocca a molti dei tuoi colleghi.

“Per mia fortuna il calcio è soltanto una passione. Per molti invece no. Investono in questo sport, i soldi non si sa dove vanno, che giro fanno. Io non ho altri interessi”.

Va detto altresì che le società sono state chiamate a svariati investimenti e questo stop ha mandato molte spese in fuso. 

“Io quando si parla di dilettanti dico una cosa: nessuno ci mette una pistola alla testa per mettere in sicurezza la società. Personalmente nessuno mi ha obbligato, lo faccio solo per i ragazzi. Ho messo la scuola calcio gratuita fin dall'inizio, pensate un po'...”.

Quindi non avete avuto particolari perdite a livello di tesserati?

“No. Nessun problema, nessun disagio. Un paio di ragazzi non vengono più ma perchè sono andati alla Tor Tre Teste, per scelte personali. Anche qualche collaboratore è andato via. Pazienza, io non vendo il vino e tutti i nodi pian piano verranno al pettine. Sinceramente però non sono un tipo che soffre di nostalgia, non mi affeziono più”.

Dai, non è vero...

“Scherzi? Non ti far ingannare. Io sono come i gatti. Non mi frega niente e di nessuno”.

Però dei suoi ragazzi le interessa. C'è anche qualche dirigente che ha deciso di chiudere il centro sportivo piuttosto che far fare gli allenamenti individuali. Che ne pensa?

“Non mi sorprende. Tanti presidenti qui sono ex pizzicaroli, macellai, meccanici. Ma che ne sanno loro del calcio? Niente. Questo sport è bello anche semplicemente stando insieme, non serve la partita. Io oggi sono qui al campo, mentre parliamo i ragazzi si stanno allenando e mi sento bene.”.

Presidente, ma non si sentirebbe più al sicuro dentro casa piuttosto che al centro sportivo, a contatto con tante persone?

“E perchè? Noi rispettiamo tutti i controlli alla lettera e il Testa oggi è un impianto sicuro. Venire qui ogni giorno è la conferma della bontà del nostro lavoro”.

Come la sta vivendo questa pandemia a livello personale?

“Con apprensione. Ho paura per me, per la mia famiglia, per i ragazzi. Fosse stato per me avrei chiuso tutto anche a settembre. Il calcio è importante ma non è l'unica cosa che conta. Oggi ci sono altre priorità e la prima deve essere quella di superare la pandemia. Quest'anno non voglio sentire parlare di cenoni di capodanno o di festoni. Starò a casa con mia moglie e mio figlio, nulla di più”.

Chiudiamo con l'attualità. Luigi Lardone, presidente dell'Ostiamare, è sceso in campo per la presidenza del Comitato Regionale Lazio. Che ne pensa?

“Non sono d'accordo con le tempistiche sinceramente. Non si scende in campo dopo una sosta così lunga, piena di problemi. Non era il momento. Vediamo quello che succederà”.

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