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l'intervista

La ripartenza del Friuli Venezia Giulia: a tu per tu con Ermes Canciani

Il presidente del Comitato Regionale fotografa la situazione del panorama friulano e commenta la riforma voluta dal Ministro Spadafora
 

07 Dicembre 2020

CR Friuli VG Canciani

CR Friuli Venezia Giulia, il presidente Ermes Canciani (Foto ©LndFriuliVG)

Dall’entusiasmo della ripresa alle nuove difficoltà da fronteggiare; dalla strenua difesa delle “sue” società, ai cinque decreti di riforma dell’ordinamento sportivo promossi dal Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. Ermes Canciani, presidente del Comitato Regionale Friuli Venezia Giulia, analizza a tutto tondo l’attuale panorama del calcio dilettantistico, non solo internamente alla sua Regione.

In campo Si comincia da quel poco di stagione che finora è stato possibile disputare: “Avevamo un po’ anticipato i tempi, perché noi ci troviamo in una regione dove le condizioni meteorologiche negli ultimi anni non sono state molto clementi - esordisce - Quindi analizzando quello che stava succedendo, avendo come lascito dalla prima ondata di virus pochissimi casi, abbiamo deciso di ripartire già dal 13 settembre, con due turni di Coppa di tutte le categorie ad eccezione della Terza, per poi dare inizio al campionato, che ha visto 6 turni di Eccellenza e 5 nelle altre competizioni. Poi il blocco ed a seguire il buio più assoluto. Per quanto riguarda il settore giovanile, invece, avevamo ipotizzato una partenza la settimana prima dello stop, ma in realtà non è andata così. La nostra struttura prevede un avvio in contemporanea per campionati regionali e provinciali, ma in prima battuta stando ai decreti questi ultimi non avrebbero potuto avere inizio mentre i primi sì: a mio modo di vedere questa era una divisione senza logica, quindi abbiamo sospeso la partenza di tutti i campionati. Di fatto con Terza Categoria e settore giovanile non siamo partiti - prosegue il massimo dirigente - Peccato perché ’è stato un entusiasmo folle in avvio di stagione. Tribune piene di gente che non vedeva partite da anni, gare di Eccellenza con diverse centinaia di tifosi, prima ovviamente delle varie limitazioni numeriche. La nostra Regione, da una di quelle più sicure è diventata poi una di quelle più chiuse, con il maggior numero di contagi: ci siamo trovati fra l’incudine e il martello”.

Sul territorio Una volta blocca le competizioni, non sono mancati buon senso e responsabilità, anzi: “Le nostre società si sono subito adeguate ai protocolli, mettendoli in atto in maniera perfetta. Da parte nostra, abbiamo allestito un piccolo comitato tecnico-scientifico, composto da un avvocato, dal direttore dei servizi di prevenzione dell’Università di Trieste e da un medico, i quali hanno adattato il protocollo nazionale alla nostra realtà - continua il numero uno del calcio friulano - Questo nuovo protocollo è stato poi validato dall’Assessorato alla sanità della nostra Regione e di fatto recepito e messo in pratica da tutti i club. Il nostro primo focolaio si è verificato a causa di un ragazzo rientrato dalle vacanze in Grecia, che si è allenato due sere per poi giocare la partita di Coppa prima di avere la febbre e far partire la catena. Ma in generale il nostro Comitato non ha avuto così tante gare rinviate: nell’ultimo turno di campionato sono state 11 su 84 in programma. Le società sono state davvero molto collaborative, senza che ci fosse mai un problema o una contestazione”. L’umore, ora, non è dei migliori. C’è voglia di normalità: “In tutta Italia ci sono società dilettantistiche che hanno investito molto e che adesso subiranno dei danni economici importanti, soprattutto perché si sono attrezzate in maniera scrupolosa, tra staff e macchinari vari, per far fronte all’emergenza. Altrettanto vero è il discorso che diverse famiglie magari non portano più i figli a giocare dopo aver pagato la prima parte della retta e così i club sono particolarmente colpiti ed esposti. Noi come CR Friuli Venezia Giulia abbiamo istituito un piccolo fondo che destina 1.500 euro a fondo perduto ad ogni società: non è tantissimo, ma è qualcosa. Il problema vero sarà andare a capire la tenuta generale di tutta questa situazione: al momento la stragrande maggioranza delle società ha continuato a fare attività organizzando gli allenamenti individuali, in modo tale da mantenere il rapporto con i tesserati ed i loro genitori. Per ora il nostro movimento non ha avuto gravi perdite, ma nessuno può sapere quello che succederà”.

Governo L’ultima battuta, senza mezzi termini, di Canciani riguarda la riforma dello sport di Spadafora: “Una sciagura. Si stanno tagliando le gambe ad un intero movimento. Abbiamo pubblicato in settimana, come Area Nord LND, un comunicato stampa molto forte contro i punti, in particolare due, della riforma. Non sta in cielo né in terra: si può ragionare e si può discutere su tutto, però bisogna farlo in maniera concertata. Non si può pensare che dall’alto un Ministero decida per conto di Federazioni o Leghe l’abolizione di uno strumento così importante come il vincolo: questo significa azzerare e distruggere le società dilettantistiche. Mi sembra che si stia andando nella direzione opposta rispetto a quella dove dovremo andare: il mondo dello sport vive soprattutto di volontariato e questi provvedimenti stanno letteralmente stancando queste migliaia di persone che prestano il loro lavoro, tempo e sacrificio in maniera gratuita. Prima di fare questa riforma era necessario un passaggio interpellando gli attori principali del movimento, calare dall’alto uno strumento così poco razionale ci ha massacrato. Non accetteremo questa cosa”.

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