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Zarelli - Lardone: primo confronto

La scorsa settimana sia il Presidente uscente che il suo sfidante sono intervenuti sulle nostre colonne: non un faccia a faccia vero e proprio, ma le schermaglie, neanche troppo velate, sono iniziate. E se l’attuale numero uno del movimento regionale sottolinea la necessità di un Consiglio esperto per uscire dall’emergenza Covid, il massimo dirigente dell’Ostiamare critica la passività di questi mesi

14 Dicembre 2020

Luigi Lardone e Melchiorre Zarelli

Da sinistra: Luigi Lardone e Melchiorre Zarelli

Non sono ancora bordate, ma avvisaglie senza dubbio. Il palcoscenico Gazzetta Regionale, i due contendenti Melchiorre Zarelli, attuale numero uno del Comitato Regionale del Lazio, e Luigi Lardone, patron dell’Ostiamare e nuovo candidato alla presidenza della poltrona più importante del movimento. Un confronto a distanza, con il primo ospite delle nostre colonne lunedì e lo sfidante 72 ore dopo. La presentazione dei punti cardine del proprio programma in primo piano, ma anche qualche stoccata recapitata all’avversario, neanche troppo velata: la corsa è appena iniziata e se è vero che siamo all’antipasto - le candidature attualmente sono ancora informali, in attesa dell’emissione della modulistica ufficiale dalla FIGC - allora prepariamoci a vivere un mese di passione, dove in gioco c’è il futuro del nostro calcio.

Part time 

Il primo affondo è proprio dell’attuale presidente, che durante la sua intervista ha tenuto a precisare come il Comitato Regionale non sia un’azienda ordinaria, ma con una sua complessità. Durante le prime uscite il suo sfidante aveva parlato di una gestione anche a distanza, telematica, degli uffici di via Tiburtina. Una versione "smart" che, però, non trova assolutamente d’accordo Zarelli: "E' impossibile dedicarsi al CR Lazio e allo stesso tempo affrontare altre circostanze lavorative – ha dichiarato senza mezzi termini – Questo è un ruolo che richiede, come giusto che sia, sacrificio e impegno, il massimo possibile. Chi vuole prendere il mio posto ne deve essere consapevole, non si guida un organo del genere in part-time, soprattutto in questo periodo".

Melchiorre Zarelli

Un avvertimento, se così possiamo definirlo, che Lardone ha immediatamente rispedito al mittente: "In questi anni di calcio ho migliorato l’organizzazione della mia Ostiamare - ha replicato orgoglioso - un lavoro che ho sviluppato anche nelle mie aziende, che posso seguire da lontano: è proprio per questo che posso concentrarmi ventiquattro ore su ventiquattro su questa nuova avventura".

Analogie

Non è sfuggito agli occhi dei più attenti come esistano somiglianze, se così possiamo definirle, tra i due programmi. Soprattutto nel rapporto con le istituzioni governative. La possibilità per i club di accedere ai fondi nazionali ed europei grazie alla compartecipazione del CR Lazio come intercettatore e suggeritore di eventuali possibilità viene affrontato da entrambi i candidati. Non un caso politico unico, in molte elezioni anche extra sportive spesso le due parti si trovano con punti più o meno convergenti su esigenze che possiamo quasi definire ovvie. Come in questo caso la necessità di ricorrere ad ogni canale per le associazioni e le società sportive dilettantistiche nel reperimento di fondi. Poi se da una parte viene chiamato sportello e dall’altra commissione, comprenderete da soli che stiamo ragionando su lievi sfumature. Quello su cui si discute è l’eventuale paternità della proposta con entrambe le parti che, naturalmente, la rivendicano come propria. Così come, anche in questo caso con formule diverse, tutti e due gli schieramenti hanno parlato apertamente di una nuova visibilità per i campionati regionali, aprendo le porte agli anticipi in streaming, anche di calcio a 5, dei big match delle principale categorie. Lardone ne ha parlato per primo in questa tornata, ma Zarelli spiega si tratti addirittura di un "suo vecchio pallino messo da parte per altre esigenze negli anni passati". Siamo al gioco delle parti.

Istituzioni 

Se c’è una dote - che sia pregio o difetto è esercizio estremamente personale - che dobbiamo riconoscere all’attuale presidente è il rispetto delle istituzioni. In tutti questi anni Zarelli non ha mai alzato la voce, anche quando aveva ragione da vendere, nei confronti di chi ha gestito il calcio ai piani più alti. Proprio qui entra in gioco la soggettività dei presidenti: c’è chi in queste settimane più volte ha dichiarato di comprendere l’impossibilità del CR Lazio di poter compiere passi sostanziali verso il futuro, apprezzando la scelta di allinearsi al tentativo di salvaguardare l’unità del movimento dilettantistico nella sua interezza nazionale, chi invece non vede tutto questo come un atteggiamento opportuno, ma come un segnale di immobilismo, come Lardone appunto. Questa è forse la differenza più sostanziale che ha caratterizzato le due interviste della scorsa settimana. Perché quando Zarelli ha sottolineato come "Governo, FIGC e LND abbiano potere anche sugli sviluppi della stagione dei Comitati", Lardone ha replicato che "E' vero che esiste il DPCM, ma nulla toglieva al presidente di adottare misure espansive, permettendo ai club di risparmiare in maniera sostanziosa". Lo stesso vale anche per il SGS, dove in questo caso la separazione delle due finali più importanti, quella di Giovanissimi e Allievi, era già stata prevista in via Tiburtina per la scorsa stagione, come testimoniano i comunicati ufficiali. Lardone ha confermato questa novità nel suo programma, prevedendo Luigi Lardoneanche l’inserimento di un elemento nel suo possibile consiglio direttivo proveniente proprio dal vasto mondo delle giovanili. Un settore, ricordiamo, dove tra gli aventi diritto al voto non ci sono comunque i club di puro settore (senza né prima squadra, né Under 19), ma non per questo meno importante dal punto di vista del gradimento generale, soprattutto una volta ottenuto il mandato. 

Continuità o ribaltone 

Il campo nel quale i due avversari si sono però stuzzicati senza allusioni alcune, è quello della strada da percorrere per uscire da questa crisi sanitaria senza precedenti, tramutatasi presto in buco economico. Zarelli non ha dubbi: "Sono convinto che il momento sia davvero difficile. Già di per sé il Comitato è un’attività complessa da gestire, figuriamoci oggi. Mai come adesso serva unità di intenti e ritengo che il sottoscritto, insieme a questo Consiglio Direttivo, rappresentino la scelta giusta per riuscire a superare una situazione a tratti drammatica" ha dichiarato prima di riservare una stoccata al rivale: "Se ti metti alla guida di una macchina senza sapere come funziona, il rischio di andare a sbattere è alto. Bisogna conoscerne pregi e difetti. Non è una partita a due, in ballo non c’è il nostro destino, ma quello dell’intero movimento". Naturalmente Lardone non si è tirato indietro, replicando per le rime: "Ho notato un’incredibile mancanza di dialogo tra i club, che sono i principali azionisti dell’istituzione, e l’attuale governance - ha rimarcato - Il mio comitato avrà come stella polare le esigenze delle società, che sicuramente conosco in prima persona".

Osservati e osservatori 

Il grosso dei giochi dovrebbe essere fatto, ad ogni modo tutti i dubbi saranno dissipati dopo l’assemblea elettiva, che ufficiosamente dovrebbe essere indetta per l’8 Gennaio. Fino a quel giorno i due candidati avranno addosso gli occhi di tutto il movimento, così come quelli di Gabriele Gravina e Cosimo Sibilia, che continuano a monitorare con attenzione la situazione del nostro comitato regionale. Visto anche il caso scoppiato in Lombardia, con le dimissioni nella notte tra mercoledì e giovedì della maggioranza del Consiglio, il peso specifico della nostra regione - che vanta ben sei delegati assembleari - potrebbe diventare ancora più significativo nella corsa alla poltrona FIGC. Perché se da una parte Zarelli - a meno di clamorosi ripensamenti - sembra orientato ad appoggiare la candidatura di Sibilia alla Federcalcio, dall’altra non è mistero che Lardone - al di là di quale sarà l’indicazione ai delegati al momento opportuno - sia un estimatore di Gravina. 

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