Cerca

l'intervista

A tu per tu con Gianni Cadoni: le risposte della Sardegna

L'intervista integrale del presidente del Comitato Regionale riguardo la situazione del suo movimento: "Se la riforma di Spadafora non viene bloccata sarà un disastro"
 

15 Dicembre 2020

CR Sardegna Cadoni

CR Sardegna, il presidente Gianni Cadoni (Foto ©LndSardegna)

Fiero della reazione del suo movimento e determinato a trovare la migliore soluzione possibile per i suoi club. Gianni Cadoni, presidente del Comitato Regionale Sardegna, traccia un bilancio sulla prima parte del 2020/21 sportivo.

L’avvio “Il nostro movimento era ripartito con tantissimo entusiasmo, convinto e determinato a tornare in campo a pieno ritmo. Siamo partiti il 27 settembre con i campionati di Eccellenza, Promozione e Prima Categoria, il 4 ottobre con la Seconda: eravamo arrivati alla 7ª giornata per il massimo campionato regionale, grazie a due turni infrasettimanali, mentre in quello cadetto e di prima si erano svolti 5 turni - esordisce il massimo dirigente - Il movimento, nel suo complesso, era felice di ricominciare a giocare; poi purtroppo ci siamo dovuti fermare e adesso nuovamente siamo in attesa di poter riprendere l’attività sportiva in serenità”. Positiva la questione rinvii: “Abbiamo rinviato 91 gare totali fra tutte le categorie. Può sembrare un numero rilevante, ma in realtà non lo è se considerato sotto il corretto punto di vista: più di una sessantina di essi, infatti, sono stati decretati a scopo precauzionale, ossia per la presenza di qualche ragazzo con lieve febbre o raffreddore in un determinato club, e conseguentemente per non correre il rischio che, in caso si trattasse di Coronavirus, il contagio si potesse propagare fra gli atleti. La nostra linea è stata accettare qualunque richiesta di rinvio qualora ci fosse il minimo timore, questo è stato il percorso, condiviso con le società sportive, che abbiamo voluto intraprendere nella prima parte di stagione”.

Gli attori principali Da parte dei club c’è stata la massima applicazione: “I dirigenti delle società sono stati bravissimi nel rispettare tutti i protocolli, puntuali e precisi con i propri tesserati riguardo a tutte le accortezze da prendere, ossia mascherine, santificazioni, uso congruo degli spogliatoi, per garantire la sicurezza di tutti. La Sardegna è stata un’oasi felice: grazie a due ordinanze della Regione siamo riusciti sempre a far entrare una certa percentuale di pubblico negli impianti ed anche in questo caso i club sono stati encomiabili per come hanno gestito questa situazione durante le partite. Sono molto soddisfatto delle risposte del movimento calcistico regionale sardo: adesso non dobbiamo far altro a sperare che questa pandemia possa sfumare per farci riprendere a far rimbalzare il pallone”. Anche perché adesso, dopo tanti sacrifici, le società hanno un desiderio solo: “C’è molto dispiacere, lo si percepisce. Ricevo tanti messaggi e chiamate quotidiani da dirigenti i quali mi chiedono aggiornamenti e che mi testimoniano la voglia, la determinazione ed il piacere di tornare a giocare. Chiaramente non dipende da noi, ma dalle Autorità governative che prendono decisioni in merito - prosegue il numero 1 del calcio sardo - Va detto che il calcio o in generale lo sport dilettantistico non ha determinato tanti contagi e va considerato il peso di questo enorme settore: siamo un esercito importante, che muove tantissima gente. Il Governo ha deciso di fermare le attività, noi ovviamente non possiamo andare avanti da soli contando i contagi e stiamo facendo la nostra parte. Bisogna prestare la massima attenzione, anche adesso che la situazione sta leggermente migliorando: credo che si stia iniziando a vedere la luce in fondo al tunnel, non è una speranza ma è concretezza visti gli ultimi aggiornamenti. Dobbiamo ancora soffrire, lo sapevamo dall’inizio, ma occorre ancora combattere”.

Croce e delizia Un tasto dolente è la riforma voluta dal Ministro Spadafora: “Non so e non capisco come sia stato possibile pensare qualcosa del genere. Mi riferisco chiaramente ai punti riguardanti l’abolizione del vincolo sportivo e soprattutto al discorso dell’iscrizione in gestione separata INPS dei collaboratori sportivi: spero che tutte queste modifiche all’ordinamento vengano bloccate, benché siano state già discusse e stiano seguendo un iter di successo - continua Cadoni - Sarebbe veramente un disastro completo e su questo versante le società confidano che si possa fermare quest’operazione: ma già ho ricevuto più pareri in merito da parte di vari presidenti, preoccupanti che la conseguenza di tale riforma possa essere la chiusura da parte loro dell’attività. Non voglio esagerare, ma mi chiedo se al Ministero siano davvero a conoscenza della natura del calcio dilettantistico”. Tornando a parlare di calcio giocato, invece, c’è ottimismo riguardo la seconda parte di stagione: “La nostra idea è stata quella di ultimare i campionati nel modo più tradizionale possibile, quindi con gare di andata e ritorno. Potremmo essere ancora in tempo per riuscirci, qualora dovessimo ripartire il 31 gennaio con le gare, avevo precedentemente già pensato a questa soluzione. Il tutto chiedendo uno sforzo alle società perché servirebbero 5-6 turni infrasettimanali ad orari diversi da quelli tradizionali: le società sono con me, la mia fortuna è che il movimento sardo è unito. Dipende da noi e c’è disponibilità, anche se accontentare tutti è difficile: spero che si possa fare e lo ritengo possibile, dovremo confrontarci in Lega”.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Gazzetta Regionale

Caratteri rimanenti: 400

EDICOLA DIGITALE