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L'intervista

Monnanni "Serve un patto di responsabilità per il calcio laziale"

Il numero 1 dell'Asilo Savoia e del Montespaccato espone la sua opinione in merito alle ormai prossime elezioni del CR Lazio

21 Dicembre 2020

Massimiliano Monnanni

Massimiliano Monnanni, presidente del Montespaccato (Foto ©Conti)

Il suo apporto nel movimento sportivo dilettantistico del Lazio e non solo, in questi anni, è stato straordinariamente significativo, unico nel suo genere, senza precedenti. Un apporto contraddistinto dal sostegno ai giovani e alle famiglie che affrontano quotidianamente disagi socio-economici, il tutto in nome della legalità, affinché grazie allo sport si possa ambire ad un futuro migliore. Massimiliano Monnanni, Presidente dell’ASP Asilo Savoia, non avrà alcun peso elettorale diretto, nel senso che non sarà chiamato ad esprimere preferenze sulla futura presidenza del Comitato Regionale del Lazio dopo la promozione in Serie D del Montespaccato Savoia, eppure sono in tanti a vederlo come un riferimento e a chiedersi quale sia il suo pensiero su quello che sarà il nuovo corso del calcio della nostra regione: "In effetti in questi giorni sono stato invitato da più parti ad esprimere un orientamento se non a scendere direttamente “in campo” nell’attuale contesa che per la prima volta dopo molti anni vede contrapposti due candidati alla guida del movimento calcistico della nostra regione. Alcuni hanno sollevato il rischio dell’anno zero, altri hanno invece sottolineato l’importanza di cambiare tutto e subito all’insegna del "se non ora, quando?". In considerazione del ruolo che rivesto e dei doveri che esso comporta, essendo animato dal rispetto per le complessità di un settore nel quale ho iniziato ad interagire solo da poco tempo senza voler assumere mai atteggiamenti di sufficienza, ma anzi con l’attitudine ad ascoltare e mettere a frutto ogni insegnamento o esperienza possibile, ho appunto ascoltato, letto e analizzato, anche con confronti diretti con i protagonisti, il dibattito innescatosi all’insegna di una sorta di

Il cambiamento, come purtroppo rischia spesso di accadere, non deve ridursi a uno slogan salvifico da agitare demagogicamente per liberare poltrone

"liberazione" al grido di "cambiamento, cambiamento". Grida in realtà, ascoltate e ripetute anche in un recente passato in tutt’altro contesto che quello sportivo, ma con risultati esattamente opposti agli intenti inizialmente dichiarati dagli stessi artefici di tale movimento di "liberazione". Fatta la premessa il Presidente dell’Asilo Savoia espone la sua opinione: "Ebbene, a questo punto ritengo doveroso dire la mia. Il cambiamento, come purtroppo rischia spesso di accadere, non deve ridursi a uno slogan salvifico da agitare demagogicamente per liberare poltrone sulle quali mettersi seduti e non è neppure un fatto di per sé automaticamente positivo – precisa Monnanni – Basterebbe pensare in tal senso ai rivolgimenti succedutesi dal ’92 ad oggi nel nostro Paese, che hanno a suo tempo condotto e indotto a cambiamenti, all’epoca invocati a furor di popolo sulle ali dell’emotività, ed ora, a mente fredda e meditato paragone, molto spesso criticati se non addirittura ripudiati". Dubbi che il creatore del programma Talento & Tenacia commenta così: "Il cambiamento per essere davvero produttivo di effetti benefici per la collettività, in questo caso la nostra comunità sportiva, e non per i pochi interessati, deve essere necessariamente governato, ossia accompagnato da contenuti solidi, attuabili e misurabili nel tempo e da un gruppo dirigente adeguato e unito, scevro da interessi particolari, seppur legittimi; valutare frettolosamente il cambiamento quale unica leva su cui fare affidamento per migliorare il proprio stato di cose, senza riflettere sul contesto, le condizioni e i presupposti necessari perché un cambiamento produca effettivamente degli effetti positivi e duraturi per l’intera comunità sportiva equivale infatti quasi a trasformarsi improvvisamente da Presidenti o dirigenti in un qualsiasi tifoso della domenica, sminuendo quindi, se non addirittura annullando, le nostre personali e collettive responsabilità di rappresentanti di società e territori a quelle di un semplice spettatore di una partita giocata da altri". Un punto sul quale Massimiliano Monnanni insiste: "Lo sottolineo con forza, perché le tifoserie e i cori da stadio, che spero di rivedere presto negli unici luoghi ad essi deputati, ossia i tantissimi campi di calcio della nostra regione, allorquando i campionati potranno finalmente tornare ad accogliere il pubblico, appartengono all’agito e non all’agire, a maggior ragione in una fase che merita ed esige, pena il tracollo del dilettantismo, ben altri comportamenti e responsabilità individuali e collettive". Il consiglio quindi a tutti coloro che saranno chiamati a decidere sul futuro del Comitato Regionale del Lazio: "Ai presidenti vorrei quindi esprimere la mia personale convinzione, ovvero che, al di là delle schermaglie tipiche di una fase pre-assembleare, non ho finora visto grandi e incolmabili differenze nei due programmi, che definirei piuttosto embrionali o sovente limitati a titoli, da parte dei due candidati alla presidenza, ma piuttosto e soprattutto inviti ad “aderire” o comunque a non “sabotare”, rivolti alle rispettive “tifoserie”. Pur essendo volutamente al di fuori della competizione, sono invece sinceramente interessato a concorrere, insieme a persone ragionevoli e non animate da protagonismi o ansie di carriera, a creare le condizioni perché si arrivi ad una unione di intenti che, partendo dalle scarne proposte, in molti casi coincidenti, delle due fazioni, sia in grado di evitare la disgregazione delle forze del nostro movimento regionale in un momento di stremo e grandi difficoltà nel quale, pena la sparizione di oltre il 30-40% del tessuto associazionistico, non possiamo permetterci di litigare o dividerci su cariche o incarichi, ma dobbiamo fare affidamento su tutte le energie disponibili, unendo esperienza e conoscenza della macchina a freschezza e dinamismo imprenditoriale, all’insegna di onestà intellettuale e attitudine alla collaborazione". Un’unità alla quale faceva appello nella scorsa edizione il giovane

Valutare frettolosamente il cambiamento quale unica leva per migliorare le cose, senza riflettere sul contesto equivale infatti quasi a trasformarsi improvvisamente da dirigenti in un qualsiasi tifoso della domenica annullando, le nostre personali e collettive responsabilità

presidente della Romulea Nicola Vilella: "In questo senso mi ritrovo totalmente nell’intervento appassionato e, questo sì, pieno di contenuti e proposte operative fatto sul vostro periodico dal presidente della Romulea Vilella. Innanzitutto perché invece di avanzare l’ennesima candidatura è stato finora l’unico ad analizzare con lucidità la complessità della situazione e promuovere una piattaforma ispirata ad esigenze reali e con soluzioni non demagogiche o miracolistiche. Secondariamente, ma non meno importante, in quanto ha proposto un metodo che è l’essenza stessa del nostro mondo: fare squadra anziché essere solisti o presentarsi financo come "uomini della provvidenza". Credo che il patto di responsabilità lanciato da Vilella sia la condizione necessaria per far nascere rapidamente un percorso virtuoso e di incontro fra le diverse generazioni del calcio laziale che di qui all’assemblea elettiva del 9 gennaio conduca appunto a "governare il cambiamento", attraverso un percorso condiviso che, auspicabilmente, avvicini i contendenti ed individui un gruppo dirigente unitario in grado di traghettare il nostro movimento verso il futuro, ingaggiando le giuste battaglie presso le sedi istituzionali e politiche per tutelarne le caratteristiche essenziali ed irrinunciabili messe a rischio da una riforma che potrebbe essere esiziale per il dilettantismo". Il tutto senza subordinare le esigenze concrete del calcio dilettantistico laziale alle dinamiche di tipo nazionale legate alle future candidature alla guida della LND e della FIGC sulle quali ognuno di noi può avere - ed è giusto sia così - un proprio personale e legittimo orientamento che non necessariamente deve essere replicato come “carta carbone” sulle scelte locali. E a tal proposito la via da percorrere sembra chiara a Monnanni: "Per fare questo non occorre "nuovismo" senz’anima, né tantomeno promesse mirabolanti, ma tanto lavoro concreto da uomini di sport e che dello sport non fanno una vetrina ma una ragione di vita". "Se così non sarà - aggiunge Monnanni chiamando tutti all’assunzione di una responsabilità collettiva - perderemo tutti una grande occasione per condurre il calcio dilettantistico laziale al di fuori di questa crisi e rinnovarlo tutti insieme mettendo in campo le migliori energie senza pregiudizi di sorta". Per il Presidente di Asilo Savoia infatti se non si troverà una ricomposizione unitaria tra le parti non ci saranno vincitori di sorta: "Perderà anche chi - chiunque sia tra i contendenti il vincitore formale della conta dei voti - all’indomani di una vittoria ottenuta di stretta misura e a prezzo di lacerazioni e accuse reciproche, scoprirà di essere presidente di un movimento frantumato e diviso in fazioni l’una contro l’altra armata, debole preda di ulteriori conflitti e divisioni, il cui conto finale graverà su tutte le società sportive e sulla coscienza di tutti noi"

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