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L'intervista

Fabrizio Amato: le parole su Zarelli, Lardone, Testa e l'assemblea elettiva

Il presidente della Pibe De Oro ha tenuto a sottolineare alcuni fatti che non gli sono piaciuti

11 Gennaio 2021

Patron Amato

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L’assemblea di sabato mattina ha ufficializzato Melchiorre Zarelli come presidente del Comitato Regionale Lazio per quello che è il suo quarto mandato. Il presidente della Pibe De Oro, Fabrizio Amato, ha tenuto a sottolineare il suo pensiero riguardo alcuni fatti che si sono venuti a creare durante l’assemblea elettiva, nelle ore successive e, soprattutto, nelle giornate precedenti, in particolare quelle che hanno visto Luigi Lardone non riuscire ad arrivare al fatidico numero di 120 firme per la candidatura. “L’assemblea si è svolta con il solito andazzo di tutte le altre, le società presenti in proprio ed altre in delega che hanno permesso di raggiungere, di poco, il quorum necessario – esordisce Fabrizio Amato - Mancava però tutta la parte avversaria e questo a me è dispiaciuto. Lo dirò anche a Lardone, se si ritiene di aver subìto un torto bisogna difendersi in ogni sede ed in ogni modo, anche se non si arriverà comunque a nulla. Avrei preferito un dibattito piuttosto che il solito one man show. Se sei candidato e rappresenti altre persone devi metterci la faccia per il rispetto di te stesso e di chi ti ha sostenuto. Aggiungo anche, e questo è diretto al presidente del Tor Di Quinto Massimo Testa, che io non ho parlato in rappresentanza di qualcuno; il pensiero che ho espresso è frutto di un ragionamento elaborato nell’ultimo periodo ma che riguarda solo ed esclusivamente me. Sabato si è persa una grande occasione, avremmo potuto porre in essere un atto democratico ed invece non è stato così. Non è stata un’assemblea, ma un monologo unidirezionale. Ho avuto la sensazione che non si volesse dare spazio alle domande, che si volesse chiudere rapidamente la faccenda”. Fabrizio Amato prosegue commentando il mancato raggiungimento delle 120 deleghe del candidato Lardone: “Il patron dell’Ostiamare non ha raggiunto il numero di firme sufficienti per appena tre unità, quelle che gli avrebbero permesso di andare allo scontro finale. Quello che contesto è che non è stato spiegato il motivo per il quale quelle deleghe non siano state ritenute valide, questa è stata una grave mancanza da parte degli addetti ai lavori. Personalmente mi sono astenuto dalla votazione per restare coerente con le mie idee e con le parole pronunciate durante l’assemblea. Mentre parlavo, sottolineando un certo dissenso da parte miei nei confronti di Zarelli, nessuno mi guardava in faccia. Alla fine del mio intervento è calato il gelo in aula, nessun applauso e nessun fischio. Poi, a riflettori spenti, una decina di presidenti si sono venuti a complimentare, sinceramente mi ha fatto più male che bene, mi sono sentito preso in giro. Un uomo libero lo dev’essere sempre e sempre deve dimostrarsi tale. Ho riscontrato, dunque, una sorta di codardia in alcune figure che forse hanno paura di ripercussioni, come se il comitato potesse farti perdere un campionato o chissà cosa. Io non ho paura di ritorsioni semplicemente perché so che non ci saranno, ho già espresso il mio dissenso nei confronti di Zarelli qualche anno fa; fortunatamente siamo in democrazia e si può avere anche un pensiero contrario rispetto a quello di un’altra persona”. Il presidente della Pibe De Oro ha poi approfondito un altro fatto: “Con il mio intervento ho sottoposto all’attenzione del comitato alcuni quesiti ai quali non ho avuto risposta. Ad un certo punto sembrava che venisse data la parola all’Avvocato Pascucci ed invece poi non ha contestato. Mi hanno riportato, quindi non posso dirlo con certezza, che a Pascucci sia stato suggerito di non rispondere”. Amato, infine, conclude: “Mi viene in mente un accaduto di qualche anno fa. La Pibe De Oro si trovò a disputare una sfida contro l’Affile; noi eravamo già retrocessi e loro erano in lotta per la salvezza. Sbagliarono due cambi inserendo un numero più basso, rispetto a quello stabilito, di calciatori fuori quota. Andai in tutti i gradi della giustizia, perdendo sempre. Il motivo della mia sconfitta è stato motivato con il fatto che l’errore fosse avvenuto solamente per pochi secondi. Come se nella vita di tutti i giorni commettessimo un reato ma che se consumato per un breve lasso di tempo perdesse di gravità. E mi viene in mente anche il caso di una squadra, ripescata per due anni consecutivi, cosa che non sarebbe possibile. L’anno successivo, magicamente, nei regolamenti comparvero i criteri di ripescaggio. Tutto questo per dire che mi infastidiscono le regole interpretate. Le norme, in quanto tali, sono oggettive e non lasciano spazio ad ulteriori questioni”.

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