Cerca

l'intervista

Nicola Vilella "Questo tipo di calcio va cambiato. Servono altri modelli"

Il presidente della Romulea sta partecipando al corso ideato dalla FIGC per manager sportivi

06 Luglio 2021

Nicola Vilella

Nicola Vilella, presidente della Romulea (Foto ©GazReg)

Un corso fortemente voluto dal Presidente della FIGC Gabriele Gravina, il primo per i General Manager, sollecitato da Demetrio Albertini e in partnership con una delle Università più prestigiose d'Europa, la Bocconi di Milano. Il calcio italiano si prepara a voltare pagina, ad entrare nel futuro con la formazione di “alta qualità” dei nostri dirigenti, per superare la crisi dovuta alla pandemia e creare un nuovo modello sportivo sostenibile. Disponibilità di posti limitata, ma tra i 34 che hanno visto accettare la propria domanda c'è Nicola Vilella, giovane Presidente della Romulea, manager all'avanguardia che ha puntato sulla crescita della sua figura professionale per dar vita a un "grande e necessario cambiamento, insieme agli amici che ho nel mondo del calcio e ai Presidenti come me".

Una nuova esperienza nel tuo percorso di formazione: Management dello Sport organizzato dal settore tecnico della FIGC e dall’Università Bocconi. Come è andata questa prima fase? "Il corso si è rivelato di ottima qualità, perfettamente in linea con le aspettative di tutti gli iscritti, me compreso. nonostante fossero i primi giorni si è entrati subito nel vivo del corso con docenti importanti sia nel settore sport che in altri settori aziendali" 

Era un corso a numero chiuso, quanto è stato importante riuscire ad entrare? "Ho fatto la domanda e sono riuscito ad entrare, è un piacere far parte del primo corso della FIGC che ha l’obiettivo di proporsi come quello di livello più alto in ambito dirigenziale"



A grandi linee quali sono stati i contenuti del primo modulo del programma ‘Business del Calcio’? "Una lezione molto significativa è stata quella di Luigi De Siervo, Amministratore Delegato della Lega di Serie A, che ha spiegato come funziona il mondo della massima categoria italiana, gli obiettivi che la Lega si propone, le opportunità da cogliere nel futuro. Nelle altre lezioni si è parlato di marketing strategico, di analisi e raccolta dei dati, più in generale del business nel pianeta calcio"

Sai già cosa ti aspetta nei prossimi appuntamenti? "Conosco gli argomenti di massima, ma ogni lezione si presenta molto interessante, nei prossimi mesi avremo sessioni approfondite sulle risorse umane, sulla finanza e sulla sostenibilità, tema per altro molto attuale".

Questo primo modulo si è tenuto all’interno della sede della Bocconi, ateneo da sempre all’avanguardia. Quanto valore aggiunge a questo percorso? "La sede è nuovissima ed è un’università che esprime il massimo in termini di sostegno alla didattica che rende ancora più piacevoli ed interessanti le lezioni".

Il corso è stato organizzato per colmare un vuoto in termini di formazione dei dirigenti del calcio italiano. Quanto è importante questo processo di crescita del movimento? "Nell’ambiente se ne parlava da un po', era forse una carenza che le figure dirigenziali abilitate dal settore tecnico della FIGC si limitassero ai direttori sportivi. Se il settore tecnico ha organizzato questo corso evidentemente ha recepito i fabbisogni del sistema".

Si è parlato di “nuova concezione” importata da oltreoceano, il modello sportivo americano può essere davvero un punto di riferimento anche per il movimento italiano?  "Il modello è sicuramente all’avanguardia, in questi giorni abbiamo fatto una lunga digressione tra il sistema nordamericano ed il sistema europeo e le differenze sono nette. Sicuramente la differenza più grande consiste nella tutela delle società nei confronti della Lega, che valorizza tutto il movimento. Al centro del progetto c’è sempre la Lega non le società".

Gravina ha dichiarato che la formazione di alta qualità dei dirigenti è un’esigenza necessaria per il futuro del nostro sport, probabilmente ancor di più oggi mentre si fanno ancora i conti delle perdite dovute alla pandemia. "Durante la pandemia il calcio italiano ha accumulato miliardi di debiti, e le scelte delle società negli scorsi mesi hanno fatto sì che il debito crescesse anziché limitare collettivamente le spese. Probabilmente la partita più importante sarà quella di uscire dalla crisi e cogliere le opportunità che la tecnologia fornirà nei prossimi mesi".

Sarà un percorso lungo per lo sport italiano, al momento abbiamo ancora tanti dirigenti che si prestano nelle vesti di volontari. Quando potremmo arrivare a una svolta del nostro sistema? "Nel 2024 entrerà in vigore la nuova legge sullo sport, che prevede tra gli altri, il riconoscimento del lavoratore sportivo. Sarà interessante capire come nei prossimi mesi le istituzioni preposte recepiranno ed emenderanno la legge per permettere le coperture dei costi di tipo contributivo e previdenzialistico, che il lavoratore sportivo avrà diritto ad avere. Diritto che ora non ha..."

Il mondo dello sport, specialmente quello del calcio, si evolve continuamente. È ragionevole credere che il manager sportivo diventi una figura professionale al pari di medici, avvocati, giornalisti… Ci sarà la necessità di formazione e aggiornamenti continui? "Mi auguro di si, perché la sola “industria” del calcio italiano vale circa 4 miliardi di euro l’anno, se sommiamo a questo anche il business di tutti gli altri sport, si evidenzia che il nostro settore vale quanto un’altra grande industria del nostro paese, che può e deve godere di figure manageriali formate e pronte"

Vivi il mondo dello sport da tantissimi anni pur essendo ancora molto giovane. Quanto e come è cambiato il calcio? "Fortunatamente vivo un calcio a misura d’uomo dove prevalgono ancora i valori originali dello sport, anche se non nascondo che negli ultimi anni si sta andando incontro ad una precoce ed eccessiva accelerazione, che proietta lo sport di base fuori dai solidi binari dei migliori valori sportivi, creando deleterie aspettative"

L’ultima soddisfazione di un cammino formativo iniziato da alcuni anni e che ti ha già visto essere il primo direttore dei dilettanti a entrare nel Consiglio Direttivo dell’Adise (Associazione Nazionale Direttori Sportivi). "È stato un momento di orgoglio per me essere accostato ai “big” del calcio italiano, conoscerli e confrontarmi con loro in ogni occasione possibile è ancora più gratificante. Sono passati 4 anni ed ho avuto modo di mettermi a disposizione dell’Adise, facendo esperienze straordinarie, anche grazie al legame che si è creato con tutti i consiglieri, con il Presidente Giuseppe Marotta ed il Vice Presidente Claudio Molinari che non dimenticano mai di coinvolgermi quando possibile".

Come queste conoscenze hanno cambiato il mondo della Romulea, la società di cui sei Presidente? "Sicuramente mi hanno aiutato a capire meglio l’ambiente in cui vivo e del quale ho una responsabilità diretta. Essere in contatto con le figure apicali del calcio ti fa rendere conto immediatamente della dimensione delle cose che insieme ai miei collaboratori portiamo avanti: a volte ci prendiamo troppo sul serio e perdiamo di vista il vero obiettivo della nostra attività, ovvero crescere dei ragazzi ed accompagnarli insieme alle famiglie alla maturazione"

Che obiettivi ti prefiggi dopo questo percorso? "Non ne ho di particolari, cercherò di sfruttare al meglio le opportunità di crescita che ne deriveranno, in termini di concetti da acquisire e da mettere a disposizione a mia volta al mondo che mi circonda. Mi farebbe piacere nel futuro far parte di un grande e necessario cambiamento insieme agli amici che ho nel mondo del calcio e ai presidenti come me".

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Gazzetta Regionale

Caratteri rimanenti: 400

EDICOLA DIGITALE