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L’INTERVISTA

A tu per tu con Gianluca Toscano: "Sogno i 400 gol"

Lunga intervista all’attaccante più prolifico della nostra regione in circolazione: sta a quota 364 in carriera ma non ha nessuna intenzione di fermarsi qui

08 Settembre 2021

Gianluca Toscano in azione (Ph. Torrisi)

Gianluca Toscano in azione (Ph. Torrisi)

Ha girato diverse squadre e nella sua lunga militanza nel Lazio avrebbe potuto, da giovane, ambire al professionismo stabile essendo un centravanti di grande spessore: Gianluca Toscano ha però preferito segnare grappoli di reti in Eccellenza dove attualmente milita con l’Ottavia ed ha iniziato la stagione 2021/2022 con una doppietta delle sue che ha permesso alla formazione di Porcelli di sconfiggere 5-1 il Grifone Monteverde in Coppa Italia d’Eccellenza.

Buongiorno bomber, hai iniziato la tua stagione 2021/2022 come al solito, segnando: con queste due reti siglate in Coppa a quanto sei arrivato in totale? Quante stagioni hai disputato fin qui dall’inizio della tua carriera? Come ti senti?

"Si ho iniziato bene come di solito faccio nelle ultime annate. Sono partito con questi due gol e sono contento per la vittoria e per il passaggio in Coppa. È la 19ª stagione che faccio tra ‘i grandi’ tra Serie C, Serie D ed Eccellenza. Non avendo mai avuto infortuni gravi mi sento molto bene, fisicamente ancora mi sento molto forte e motivato per proseguire la carriera. Un altro paio di anni li vorrei fare".

A 37 anni sono diversi gli attaccanti ancora in attività nel nostro calcio regionale: quali sono secondo te le differenze tra vecchia e nuova generazione? Cosa ti senti di consigliare ai più giovani con la tua esperienza?

"La nuova generazione pensa un po' più a divertirsi, stare con gli amici, stare con le ragazzette, ecco perché adesso il calcio è un po' sceso di livello. Sicuramente le qualità sono diminuite, magari alcuni settori giovanili lavorano in maniera differente rispetto a prima. Mi sento di dire ai giovani di crederci fino in fondo, ma che per crederci fino in fondo devi fare molti sacrifici nella vita. Se fai sacrifici allora arrivi a livelli alti, se pensi di non farli sicuramente non è facile arrivarci".

Quali sono gli obiettivi personali e di squadra che avete quest’anno con l’Ottavia?

"Abbiamo allestito un’ottima squadra ad Ottavia. Cercheremo di essere una mina vagante nel girone dando fastidio il più possibile, vedremo partita dopo partita quello che si potrà fare. È un ambiente sereno e tranquillo, un ambiente di amici in cui ci troviamo bene quindi sicuramente la prima regola è il divertimento".

Negli ultimi due anni il mondo ha vissuto l’incubo della pandemia: sei d’accordo con la ripresa effettiva di tutte le attività? Concordi con il Green Pass? Sei vaccinato e hai qualcosa da dire su questo tema a tutto il movimento calcistico?

"Gli ultimi due anni sono stati molto sofferti, poi per chi vive di calcio come noi e come tante altre persone non è stato facile stare lontano dai campi di gioco. Sono per la ripartenza, io sono vaccinato con entrambe le dosi. Concordo sicuramente con la vaccinazione perché è un modo per riprendere la vita, anche se molti vaccinati possono riprendere il Covid comunque i sintomi sono più lievi. Non avendo il vaccino c'è il pericolo di mettere a rischio la propria vita e quella di chi si ha intorno".

Hai mai pensato al tuo 'secondo tempo' dopo il calciatore: credi di voler restare in questo mondo da allenatore o direttore o farai altro?

"Spero di rimanere nel mondo del calcio perché è la mia passione fin da bambino da quando avevo cinque anni. Spero di rimanerci anche se non è facile perché in questi ultimi tempi vedo molto che si va avanti con amicizie, sponsor e via dicendo piuttosto che con le competenze, la professionalità e la conoscenza di questo sport. Non è una cosa facile ma quello che vorrei e rimanere nel mondo del calcio e fare il direttore sportivo".

In passato hai giocato anche in C con le maglie di Sora, Latina e Lanciano per poi specializzarti in bomber d’Eccellenza: quale è stata l’annata e la società che ricordi con maggior piacere e quali sono, se potessi scegliere, i tre calciatori che più ti hanno impressionato negli ultimi 20 anni di calcio laziale? Quale è il tecnico che ti ha insegnato di più sotto il profilo calcistico e sotto il punto di vista umano?

"In passato ho girato tanto l'Italia perché ho avuto svariate opportunità per poter entrare nel calcio che conta e non sono stato bravo io a sfruttare alcune di queste. Ho fatto la Primavera del Milan, la Primavera della Ternana, ho avuto un po' di sfortuna e commesso anche io alcuni errori. La lontananza da casa la soffrivo molto e non riuscivo a rendere per quello che potevo dare. Nell'anno al Lanciano ho avuto l'opportunità in C1, potevo fare un’annata fatta bene ma ho avuto l'unico infortunio nella mia carriera, una frattura al quinto metatarso che mi ha lasciato fuori per tanto tanto tempo. Da lì sono passato in serie D, ho fatto qualche anno lì e poi sono andato in Eccellenza dove sono rimasto dedicandomi anche un po' più al lavoro, allo stare a casa. Il mio habitat è diventato stare a Roma o nelle vicinanze e fare l'Eccellenza. Sicuramente di errori ne ho fatti ma non rimpiango niente, alla fine un lavoro ce l'ho, ho una famiglia stabile con una figlia e una moglie stupende quindi sono contento così. Gli ultimi vent'anni del calcio laziale non li ho visti tutti, mi hanno parlato anche di tanti altri giocatori che io non ho visto. Sicuramente nel mondo dell'Eccellenza e Promozione ce ne sono stati tanti forti. Tra quelli con cui ho giocato io e che potevano fare altri palcoscenici sicuramente Maurizio Alfonsi ma non ne voglio scordare altri, ho giocato con Mariano Fioravanti, lo stesso Gianluca Polverino era un grande attaccante a Fidene. Ne ho visti tanti e svariati, il toro Di Lillo, Antonini, Emanuele Mancini e sicuramente ne dimentico qualcuno. Per quanto riguarda il tecnico non ne ha uno in particolare, diciamo che tra quelli con cui mi sono trovato sicuramente meglio ci sono Solimina e il mister Di Franco. Lui l'ho avuto per diverse stagioni, è stato lui che mi ha convinto a fare una carriera nei dilettanti. Di mister ne ho avuti svariati bravi, a Pisa ho avuto Ventura, ho avuto Baresi al Milan. Quindi di tecnici bravi ne ho avuti tanti e un po' tutti mi hanno insegnato qualcosa”.

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