Cerca
l'intervista
17 Settembre 2014
Stefano Ferretti
Dopo l’ultima avventura al Grifone Monteverde
non si è più seduto su una panchina, non ha più respirato
l’aria dello spogliatoio e caricato i suoi ragazzi prima di un
match importante. É passato un anno dall’ultima
esperienza in panchina di Stefano Ferretti, ma il grande tecnico romano non ha
sprecato questa pausa dai campi. Si è infatti rimboccato le maniche e ha
terminato il suo percorso di “studi” ottenendo
il patentino di Prima Categoria. Un traguardo non da poco che rende ancor più qualificato
un tecnico di assoluto spessore, che è ora pronto per sedersi nuovamente su
una panchina e respirare l’aria del campo che, per uno come lui
che si nutre di calcio da sempre, manca da troppo tempo.
Dall’ultima
avventura al Grifone Monteverde sei senza squadra, quanto ti manca il campo?
“Tantissimo, ma immagino che questo sia
normale per una persona che ha sempre vissuto di calcio, prima come giocatore e
poi come allenatore. Non vedo l’ora di mettermi nuovamente in gioco”.
In estate sei stato vicino a qualche squadra?
“Si mi hanno cercato alcune società,
ma io ero molto impegnato a preparare la tesi per il patentino di Prima
Categoria e quindi non ho potuto chiudere nessun accordo".
Adesso questo patentino è finalmente arrivato, immagino sia una grande soddisfazione
per un tecnico raggiungere questo traguardo.
“Certo, è come
un percorso che si chiude. Dopo aver preso il patentino di Terza Categoria,
quello di Seconda, ho raggiunto questo traguardo che mi permetterà di
allenare in tutte le categorie e anche all’estero. Sono molto
soddisfatto perché tutti gli sforzi e i sacrifici che ho
fatto sono stati ricompensati”.
Ora che hai terminato questo percorso sei pronto per una
nuova avventura in panchina. C’è
una categoria in particolare da cui vorresti ripartire?
“Io non ne ho mai fatto un problema di
categoria. Ho sempre sposato la causa di una società che
avesse un progetto importante e delle basi solide. Poi è ovvio
che non sempre si riescono a raggiungere gli obiettivi prefissati, perché il
nostro calcio è in grande difficoltà e a volte quello che si reputava
possibile diventa improvvisamente non più raggiungibile”.
Parlando proprio di questo calcio in difficoltà. Che opinione hai al riguardo?
Pensi che ci possano essere delle soluzioni?
“Innanzitutto penso che le società troppo
spesso facciano il passo più lungo della gamba. Se non si hanno le
risorse per creare squadre importanti sarebbe meglio non farlo, perché è alquanto
inutile creare falsi illusioni, elargire i rimborsi per tre mesi e poi non farlo
più. Da questo punto di vista bisognerebbe intervenire ed
essere più selettivi, perché il calcio per me deve essere
selettivo. Secondo me le società di Eccellenza di Serie D dovrebbero
fornire delle fideiussioni bancarie, per garantire i pagamenti delle persone
che orbitano intorno alla prima squadra. In questo modo si avrebbe la certezza
che le società presenti nella categoria abbiano effettivamente i mezzi per
farla. Altrimenti ci sono i tornei ricreativi e tante altre attività che
si possono intraprendere, ma il calcio bisogna farlo con serietà”.
Altro punto nodale su cui molti addenti ai lavori si dividono
è quello degli
under. Cosa pensi al riguardo?
“Io non penso assolutamente che questa
regola aiuti i giovani. Il calcio, come ripeto, è selettivo.
Devono giocare i più bravi, quelli che si guadagnano il
posto sul campo e che hanno del talento. Questa regola fa solamente danni,
perché ci sono giovani che quando terminano il percorso come under
si trovano improvvisamente sbattuti fuori dal calcio. Non si può obbligare
le società a schierare dei giovani, anche perché se
c’è un ragazzo di 17 anni che ha talento gioca con o senza
questa regola. Piuttosto bisognerebbe aver il coraggio di investire sui settori
giovanili, utilizzare i soldi per creare delle strutture adeguate e premiare
quelle società che puntano sul vivaio”.
Ripercorrendo la tua carriera. Qual’è stata
l’esperienza più bella, quella che ricordi con maggior
piacere?
“Onestamente tutte le squadre che ho allenato mi hanno lasciato qualcosa, sia quando ho lottato per la salvezza che quando avevo obiettivi più ambiziosi da dover centrare. Ricordo con estremo piacere il biennio passato a Guidonia, sia il primo anno con la salvezza raggiunta che il campionato seguente con il secondo posto in classifica che ci ha portato ad un passo dall’allora Serie C. Anche l’anno trascorso a Lariano è stato molto positivo, perché abbiamo fatto un campionato importante; con una squadra molto giovane siamo riusciti a centrare il quarto posto in Eccellenza, alle spalle delle società più quotate del girone e che avevano investito molto più di noi”.
EDICOLA DIGITALE
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni