Monterotondo, l'emozione di Valerio Virga: "Ho esaudito i miei sogni"
L'ex centrocampista della Roma promette: "Voglio contribuire a riportare il club ai livelli di qualche anno fa, finché non ci riusciremo resterò qui..."
17 Novembre 2014
Valerio Virga, centrocampista del Monterotondo
“Nella mia vita avevo due sogni: giocare nella Roma e nel
Monterotondo, li ho esauditi entrambi. Ti posso assicurare che per me hanno lo
stesso valore, non prendermi per pazzo: anzi, posso dire di essere tifoso più
del Monterotondo che della Roma. Questa è la mia città, non l’ho mai
abbandonata neanche quando ho giocato in giro per l’Italia e sono orgoglioso di
essere qui a dare il mio contributo”. Queste sono state le prime dichiarazioni
di Valerio Virga. L’ex centrocampista giallorosso classe 1986 mi ha colpito per
la grande disponibilità e l’amore che ha dimostrato per i colori eretini in
questa intervista. Dopo una settimana di allenamenti è stato subito gettato
nella mischia da mister Ippoliti, nonostante sabato sera avesse avuto 38.5 di
febbre. E’ sceso in campo, ha dato il suo contributo con un’ottima prestazione
e un assist per uno dei due gol di Matteo Federici che sono valsi il 2-2 finale
contro il Ladispoli capolista. E pazienza se la febbre si è ripresentata. Dalle
sue parole comprendi l’amore vero per la sua città e la gioia per un rientro in
campo in Eccellenza, dopo un anno e mezzo d’inattività, che non vede
assolutamente come un ridimensionamento. Una sorta di seconda rinascita
calcistica con la società che lo ha lanciato nel grande calcio. E' tornato con
un obiettivo, riportare Monterotondo nella dimensione che merita. La gente l’ha
capito ed ha invaso il “Cecconi” per accoglierlo al suo esordio.
Un ritorno alle
origini: che emozione è stata tornare a vestire la maglia della squadra della
tua città?
“Davvero bellissima, sono rimasto senza parole. Sono nato
qui e mi sento coccolato. Ho da sempre un grande legame con Monterotondo, anche
quando ho giocato in giro per l’Italia non ho mai voluto tradire le mie
origini. Questa è la mia città e per questo ho deciso di accettare l’offerta
del club: in questi giorni mi ha fatto molto piacere leggere gli attestati di
stima e anche lo striscione in tribuna mostrato ieri mi ha emozionato. Come ho
già detto, i colori gialloblu sono ancora più importanti per me di quelli giallorossi”.
Oltretutto hai fatto
subito la differenza, servendo un assist al bacio per uno dei due gol di
capitan Federici: che squadra hai trovato?
“Non scendevo in campo da tanto tempo, mi sono allenato una
sola settimana e non pensavo che avrei esordito subito, anche perché sabato
sera avevo 38.5 di febbre ed era un anno e mezzo che non giocavo novanta
minuti. Avevo, però, una voglia enorme e la sto scontando adesso con
l’influenza (ride, ndr). Ho ritrovato in rosa due grandi amici come Matteo
Federici e Carlo Alessandri con cui sono cresciuto: abbiamo la stessa età e
fatto tutto il settore giovanile qui. Matteo poi è andato al Lecce e ci siamo
affrontati da avversari nelle finali dei Giovanissimi Nazionali ai quarti.
Ritrovare lui e Carlo dopo vent’anni è stato pazzesco… Sono legato anche a Del
Prete, mentre non conoscevo il resto della rosa, però l’impressione generale è
stata positiva. Domenica contro il Fregene sarà un altro test importante e
speriamo di raccogliere un risultato ancora migliore”. Che impressione ti ha
dato il tecnico Marco Ippoliti?
“Mi è sembrata una persona preparata e che sa il fatto suo.
Ha accettato una bella sfida, non lo conoscevo ma le sensazioni anche in questo
caso sono positive. Lui sa che in passato tutti avevano paura del Monterotondo
e che dobbiamo tornare ad essere quella squadra. Spetta a noi tirarci fuori da
questa situazione”.
Da Monterotondo sei
approdato alla Roma, riuscendo con Luciano Spalletti ad esordire il 6 Dicembre
2006 in Champions League, nella partita vinta all’Olimpico contro il Valencia e
vestendo anche la maglia dell’Under 21.
“Il passato è passato, per ogni calciatore, è la domenica
che dobbiamo dimostrare chi siamo. E’ stato bello quello che ho fatto, spero di
tornare a grandi livelli, ma la mia realtà adesso si chiama Monterotondo”.
Il momento più duro della tua carriera?
“L’infortunio al tendine d’Achille quando ero in Primavera,
sono stato fermo per tantissimo tempo. Poi, però, sono arrivate le
soddisfazioni più grandi della mia vita da calciatore”.
Hai qualche rammarico?
“Assolutamente no, rifarei tutto. Non ho il minimo rimpianto
e penso di essermi sempre comportato da professionista”
Qual è il tecnico da cui hai imparato di più in carriera?
“Bruno Conti nel periodo che ha allenato la Roma, quando abbiamo
rischiato di retrocedere: mi ha fatto esordire in A ad Udine. Spalletti poi ha
saputo rilanciarmi dopo il grave infortunio che avevo avuto”.
I giocatori della Roma con cui sei rimasto legato?
“Daniele De Rossi, Gianluca Curci e Alberto Aquilani, con cui
ci sentiamo ancora abbastanza spesso”.
Pensando alla squadra giallorossa i primi nomi che
vengono in mente sono quelli di Totti e proprio De Rossi: che persone hai
conosciuto?
“Con Daniele sono cresciuto, Totti invece uno lo vede sempre
come un Dio anche nello spogliatoio. Sono molto simili, due grandi persone con
un carisma e uno spirito pazzesco. La Roma la reggono loro”.
Che obiettivo ti sei posto in questa stagione?
“Sono fiducioso e ho tanta voglia, ma metto un punto
interrogativo e forse saprò rispondere a questa tua domanda solo tra qualche
tempo. Non conosco il campionato e devo vedere a cosa andrò incontro. Non siamo
una squadra scarsa come dicono tanti, mi ha dato un po’ fastidio quello che ho
sentito in giro e domenica abbiamo dimostrato di poter dire la nostra. Vorrei
far tornare il Monterotondo importante, ai livelli di qualche anno fa. Se lo
merita e finché non sarà dove merita resterò qui…”.
Un consiglio che ti senti di dare ai ragazzi che sognano
di approdare tra i professionisti?
“Di
dare sempre il massimo in campo: in queste categorie la regola degli under
offre una grande occasione per far capire che sono pronti per palcoscenici più
alti. Nel calcio serve la testa, l’atteggiamento giusto e tanto impegno. Non
bisogna farsi influenzare, però, dalla televisione”.
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