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l'intervista
04 Dicembre 2014
Michele Gallaccio
I calciatori, quelli che vediamo in tv, sembrano quasi inarrivabili. Fino
a pochi anni fa, senza i social network, i professionisti del calcio erano lontanissimi
dai tifosi, che per scambiare qualche parola o farsi fare un autografo dai
propri beniamini raggiungevano aeroporti, stazioni, centri sportivi, hotel.
Michele Gallaccio è uno che il professionismo l’ha conosciuto, perché è
cresciuto nella Lazio, perché ha vestito la maglia dei “Blues”. Eppure da
domenica lo vedremo indossare la casacca rossoblu.
Michele, la tua carriera la
conosciamo tutti. Hai calcato campi importanti e oggi sei tornato in
Eccellenza. Perché l'Eccellenza e perché il CreCas Città di Palombara?
L'Eccellenza perché mi sono
riavvicinato a casa, ho una bambina di tre mesi e mezzo e la lontananza dopo un
po' si fa sentire. Il CreCas perché il patron Fabrizio Valentini è una persona
per bene e poi c'è Simone Calabresi, che è un mio grandissimo amico e quindi un
garanzia: per questo ho scelto il CreCas.
Ripercorrendo indietro la tua
carriera, non si può non ricordare il Chelsea. Da appassionata di calcio nonché
tifosa interista, non potrei non essere un'estimatrice di José Mourinho, che tu
hai avuto modo di conoscere. Raccontaci qualcosa di lui.
L'esperienza al Chelsea è stata
una grande esperienza di vita e di calcio. Penso che Mourinho sia il numero
uno, perché, come dico sempre, un allenatore che è riuscito a far giocare Eto'o
terzino (all'Inter) non ha rivali, non credo che altri ci sarebbero riusciti.
In quanto a motivazione, è sicuramente il numero uno.
Hai iniziato con la Lazio
prima del Chelsea, quindi in giovane età hai potuto conoscere due realtà
professionistiche diverse, quella della Serie A italiana e quella della Premier
League inglese. Quali sono le differenze a livello di calcio giocato e di tifo?
Le differenze sono molte, a
partire dalle strutture, che in Italia sono a dir poco precarie. In Inghilterra
funziona tutto: i giovani fin da subito, dall'età di 14/15 anni, sono già sotto
contratto ed è normale che poi gli italiani scappano all'estero, perché in
Italia non sono tutelati. Ma ci sono molti altri motivi per cui siamo indietro
rispetto agli inglesi. Per il ritmo di gioco, loro stanno sicuramente avanti.
Per quanto riguarda la tifoseria, quella del Chelsea era un po' addormentata,
non molto calda, però molto civile: ho visto derby come Chelsea – Arsenal dove
le tifoserie uscivano dallo stadio insieme e convivevano senza problemi. Vivono
il calcio come uno sport, proprio come dovrebbe essere.
E ora, quali puoi considerare
le tue squadre del cuore?
Sono tifoso laziale da sempre e
poi il Chelsea è un bellissimo ricordo, per cui lo porto sempre nel cuore.
Da appena due giorni è
iniziata questa nuova avventura alla corte di Manrico Berti. Hai seguito fino
ad oggi il campionato del CreCas?
Seguo sempre il CreCas, come ho
detto sono legato da un'amicizia con Calabresi e anche nella passata stagione
ho assistito alla finale di Coppa Italia. So che quest'anno la squadra era
partita molto bene, poi nelle ultime partite ha un po' stentato. L'altro ieri è
stato il mio primo allenamento e ho trovato un bel gruppo, persone motivate, e
penso che questa sia la cosa che serve, perché senza motivazione non si va da
nessuna parte. Io sono fiducioso e penso che il lavoro sia l'unica cosa che
paga.
Domenica ci sarà una partita
importante contro il Grifone Monteverde in cui si dovrà dare un segnale
positivo dopo i passi falsi delle ultime giornate e soprattutto dopo le
sconfitte contro Montefiascone e Montecelio. Qual è l'apporto che puoi dare a
questa squadra?
Non si tratta dell'apporto di un
singolo giocatore, penso che le motivazioni facciano tanto e che ogni partita
debba essere affrontata come fosse una finale da qui fino alla fine del
campionato. Poi è normale che se si fanno punti arriva anche l'entusiasmo, che
ti permette di lavorare bene in settimana e di affrontare meglio ogni partita.
Ad oggi possiamo dire che sei
uno dei più importanti colpi di mercato dell'Eccellenza Laziale. Sicuramente a
Palombara non hanno conosciuto tanti campioni, così come ti considera questa
gente, che si è dimostrata entusiasta fin da subito del tuo arrivo. Che cosa ti
senti di dire ai tuoi nuovi tifosi?
Dopo lo scorso anno in cui sono
stato capocannoniere in Serie D con 28 gol, penso che nessuno si aspettava
questa scelta, forse nemmeno io. È stata una scelta combattuta, però penso che
Fabrizio Valentini, così come tutta la società, sia una persona ambiziosa,
perciò ecco il motivo per il quale sono qui. Ai tifosi posso dire di seguirci e
sostenerci e spero di poter regalare tante soddisfazioni anche a loro.
Michele, nonostante sia nel dilettantismo da molti
anni, è un professionista: si sente da come parla, con la tranquillità,
l’umiltà e la serietà che contraddistingue i veri campioni, che non lo sono
solo dentro al campo, ma nella vita. Parlare con personalità come la sua fa
sentire meno distanti da quel paese dei balocchi che tutti guardiamo attraverso
uno schermo, ma che pochi possono dire di toccare con mano, di sentire vicino. E
fa venire la voglia di tornare a seguire la squadra del proprio paese: se un
giorno dovesse accusare il peso della riverenza, e siamo sicuri che non sarà
così, a Palombara potranno dire di aver visto giocare Michele Gallaccio.
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