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La storia

Eravamo quattro amici al bar: Armeni e Porcelli si sfidano

Amici di lunghissima data, il presidente della Pro Calcio Tor Sapienza e il tecnico dell'Ottavia parlano della loro storia alla vigilia della prima partita da avversari

29 Settembre 2018

Da sinistra: Franci, Porcelli, Armeni e...

Da sinistra: Franci, Porcelli, Armeni e...

Da sinistra: Franci, Porcelli, Armeni e...

Li chiamavano il buono, il brutto e il cattivo, nessuno (tranne loro, ovviamente) sapeva chi fosse effettivamente chi, poi se n’è aggiunto un altro, il bello, e da 25 anni si ritrovano abitualmente sulle tribune e, soprattutto, sui campi del calcio dilettante laziale. Ed è così che da allora li chiamarono anche “i quattro amici al bar”.


Avversari però non lo sono mai stati. Pino Porcelli, allenatore dell’Ottavia, e Massimo Armeni, presidente della Pro Calcio Tor Sapienza, di partite ne hanno viste tante insieme, spesso accompagnati da Claudio Franci ed Ermanno Fasciani, domenica si sfideranno per la prima volta in assoluto. Chi dalla tribuna, chi in campo, guarderà negli occhi un amico rivale, per una volta, in una sfida insolita.


Per una volta, a parlare non sarà il tavolo dove Pino, Claudio e Massimo sono seduti in questo momento per festeggiare il compleanno di Pino Porcelli, ma il campo, eterno giudice sovrano:

«Venticinque anni e non c’eravamo mai incontrati da avversari, incredibile a dirsi per due come noi che facciamo calcio da una vita – dice Pino Porcelli, allenatore dell’Ottavia, mentre sorseggia un bel rosso – io sempre in Promozione o in Prima Categoria, tu spesso a fare l’Eccellenza, in Promozione solo con Claudio. Appena ci siamo conosciuti abbiamo fatto un’amichevole a Jenne, da dove è partita la tua avventura nel mondo del calcio, poi andammo a pranzo a Subiaco.  Questa abitudine di andare a cena dopo le partite l’abbiamo presa quando allenavo il Corchiano, spesso per consolare Massimo dopo le partite (ride ndr)».


«Io, Pino, Claudio ed Ermanno Fasciani, che gruppo che eravamo! – lo interrompe Massimo – capitava che facessimo anche le due o le tre di notte quando andavamo a cena, c’era chi aveva la moglie a casa che chiamava ed Ermanno diceva sempre “oh, ma se tu moglie rompe a sto punto facevi prima a rimanere a casa!

Ermanno a metà anni ’90 era il numero uno degli allenatori del calcio dilettante laziale, conosceva tutti i giocatori, gli allenatori, le storie… vinceva praticamente grazie solo alla sua conoscenza! Non abbiamo mai parlato di donne, politica o altro a cena, per noi quattro c’era solo il calcio».


Un calcio che non li ha mai visti sfidarsi, ma spesso sostenersi a vicenda: «Nel 2005 Massimo aveva il Mentana Jenne in Promozione. Le cose non andavano molto bene, la partenza era stata un po’ a rilento…».

«Me so’ trovato a prende la squadra a 3 punti dopo 10 partite, vedi npo’ te!» – ricorda alla sua maniera Claudio - «mi aveva chimato Ermanno dicendomi di andare a dare una mano a Massimo, che stava in difficoltà. Alla fine è andata bene dai…».


«Te lo ricordi Ciccio Esposito? – aggiunge Pino rivolgendosi a Claudio – ti ha salvato contro il Contigliano al play out, altrimenti andavate dritti in Prima Categoria te e Massimo. Fu suo il gol decisivo. Io ero lì in tribuna vicino a Massimo, era ancor più intrattabile quel giorno, a sostenervi. Massimo quando vede una partita non parla con nessuno, è un uomo solo, se lo saluti cinque minuti prima della fine dicendogli che vai via potrebbe non rivolgerti più la parola».

«Mi sembra che dopo siamo andati a cena, non ricordo neanche dove, sempre noi quattro, sempre insieme, quei quattro amici al bar… – ricorda ancora Massimo – è stata un’amicizia che è andata più a fondo del calcio e delle cene, e che purtroppo nel tempo si è persa».


A sinistra Pino Porcelli, a destra Massimo Armeni

«Colpa dell’orgoglio, maledetto orgoglio! Ci siamo divisi per orgoglio come i Pooh, per questo ci chiamavano così! E pure fra gente come noi, che hanno condiviso gioie e dolori che vanno oltre il calcio, può essere l’orgoglio a dividerci? Quando se n’è andato Mauro c’eravate tutti, e mi avete sostenuto nel metabolizzare la scomparsa di mio fratello…».

«Poteva essere l’occasione per riunirci tutti e quattro, ma ci è mancata l’intelligenza che ci ha sempre contraddistinto. Colpa dell’orgoglio e di qualche persona che si è immischiata fra noi, persone che con il calcio c’entrano poco e che avevano interessi strani, e che ci hanno diviso, ma è acqua passata ormai, noi tre siamo qui, anche se manca qualcuno» – continua Massimo.


«E pensare che neanche per i giocatori abbiamo litigato – continua il Presidente della Pro Calcio Tor Sapienza – una volta volevo prendere Pascucci, era Dicembre, mi serviva un attaccante. Lui giocava in Puglia, in Serie D, voleva tornare a casa, lo chiamo e mi accordo per vederci il giorno dopo sulla Cassia. La mattina successiva l’ho aspettato mezz’ora, non arrivava, al ché l’ho chiamato e lui mi rispose “Presidente scusami, ma io sto a Fregene, vado a giocà da Ermanno, non t’avevo avvisato?!».


«C’hai sempre visto lungo con i giocatori, anche se ti prendevamo in giro. Eri fissato con Mauro, dicevi che era fortissimo, il miglior difensore sulla piazza. Quando lo abbiamo visto alla prima di campionato che giocava con te, siamo rimasti sbalorditi io Claudio e Ermanno. Domenica te lo ritroverai contro...» - dice Pino parlando del capitano dell’Ottavia «i calciatori li hai sempre azzeccati, ne hai sbagliati pochissimi».


E fra un sorso di vino e le portate si arriva a fine serata, alle due di notte, sempre parlando di calcio, ma con poco interesse per la partita di domenica, quella che vedrà opposte la squadra di Pino Porcelli, l’Ottavia padrona di casa, e la Pro Calcio Tor Sapienza del Presidente Armeni.

In alto i calici, parte un coro unanime dai tre: «Vinca il migliore, chiunque sia!»

«Io però preferisco la X, così almeno non devo stare a sentì nessuno che si lamenta…» suggerisce, democristianamente, Claudio Franci.


«Avrai pure ragione Claudio, ma la vittoria che tanto vorrei fare è rivedere quel quarto che ci manca qui a tavola con noi. Eravamo quattro amici al bar, ci siamo divisi, ci siamo ritrovati ma siamo solo in tre. Prima di morire, giuro che torneremo noi quattro» - conclude Massimo, a notte inoltrata.

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