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L'intervista

Arce, Pace: "Qui sto bene. La Lazio è il mio sogno"

Dalla Coppa Italia alzata contro la Roma all'esperienza in Eccellenza: il centrocampista cresciuto con Simone Inzaghi

15 Marzo 2020

Lorenzo Pace © Antonio Fraioli

Lorenzo Pace © Antonio Fraioli

Lorenzo Pace © Antonio FraioliNel calcio non serve certo avere un fisico statuario, perchè a fare la differenza sono la tecnica, la testa e il cuore. Tutto questo è Lorenzo Pace, centrocampista classe ’95 dell’Arce. Gli anni passati con l’aquila sul petto sono stati tanti e il mediano li ricorda col sorriso: “Sono laziale da sempre. Ho ex compagni che ancora vedo e sento come Lorenzo Silvagni del Cynthia e altri con cui convivevo”.  È con quei ragazzi di quella favolosa Lazio che il 1 maggio del 2015 vinse il derby di Coppa Italia contro la Roma: “È il ricordo più bello che ho. Giocare allo Stadio Olimpico è indescrivibile. All’andata perdemmo 1-0, poi al ritorno la ribaltammo”. In panchina c’era lui, Simone Inzaghi, un allenatore che l’ha visto crescere: “Ci ho fatto Allievi Regionali, Nazionali e Primavera. A volte gli mando le congratulazioni per questa Lazio. È un motivatore, ti carica, allena bene, mi ha insegnato ad avere personalità”. Un padre per tutti prima ancora che un mister: “Nel tunnel, prima di quel derby ero tesissimo. Arrivò Inzaghi e mi diede una “pizza” dietro al collo dicendomi – Pacetto, è solo una partita – “. Ma a Roma quella partita, che sia giocata dai giovani o dalla Prima Squadra, ha un sapore particolare. Ricordi di una coppa alzata al cielo davanti ai “cugini” e dei festeggiamenti con la Curva Nord smorzati però dai medici: “A un certo punto presero me e Murgia per farci il test anti doping”. La stagione seguente fu un colpo al cuore: “Credevo che la Lazio mi mandasse in prestito, ma non fu così. Quando te ne vai da una squadra simile non hai più le spalle coperte, devi ricominciare tutto”. 

Poi altre esperienze: quella al Trastevere (durante la quale lo contattò Thohir per inserirlo nella Nazionale indonesiana allenata da Delio Rossi) e l’arrivo di un biglietto aereo per l’Indonesia, stavolta non per tornare dai parenti, ma per vestire la maglia del Madura United: “Lì hanno regole dure per i giocatori. Volevano farmi diventare a tutti gli effetti indonesiano ma non accettano doppia nazionalità quindi dopo 6 mesi sono tornato in Italia”. Ora una nuova importante sfida all’Arce, per la quale indossa con orgoglio la maglia numero 8: “Sto benissimo qui, ho legato con tutti, soprattutto coi compagni con cui convivo. Il calcio è strano, non si sa mai cosa ti capiterà il prossimo anno, quindi staremo a vedere. Se mi piacerebbe tornare alla Lazio? Chi non lo sogna?”.

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